ATLANTE: ALTERNATIVE ROCK ED EMOZIONI DA “ASSAPORARE LENTAMENTE”

Abbiamo fatto una bellissima chiacchierata con Claudio, Andrea e Stefano, in arte Atlante, una giovane band Torinese che fa musica con l’obiettivo principale di crescere costantemente e divertirsi.

Ciao ragazzi, parlateci di voi: chi siete, cosa fate, cosa suonate…

Innanzi tutto grazie per l’intervista, è un piacere poter rispondere alle vostre domande!

Noi Atlante siamo un trio che viene da Torino composto da Claudio alla chitarra e voce, Andrea al basso e cori e Stefano alla batteria e cori. Alla domanda “cosa suonate?” è difficile rispondere: in generale puntiamo a riprodurre sonorità viscerali che possano dare sfogo a più emozioni possibili sul palco, in sala prove e in studio. Potremmo dire che suoniamo alternative rock se proprio deve essere messa un’etichetta, ma la nostra musica, sopratutto quella nuova ancora in gestazione, sta prendendo molti risvolti differenti. Quindi chissà… ora è rock, in futuro si vedrà! L’importante è continuare a sudare entro il primo brano della scaletta, se no non ci divertiamo. 

Nel 2016 siete usciti su Youtube con il vostro primo singolo DICIANNOVE, cosa c’era prima di questo?

Prima di Diciannove semplicemente non c’era niente: è nato tutto dalla voglia di Claudio di arrangiare con qualcuno una manciata di brani scritti in Inghilterra durante un’estate oltremare. Ci siamo incontrati in sala prove e abbiamo alzato il volume, inizialmente con strumenti non nostri ma prestati da fratelli e amici. Dopo qualche prova ci siamo detti “Bene, forse è ora di registrare un brano il più economicamente possibile, buttarlo su internet e vedere cosa succede”. Ed ecco Diciannove sul Tubo. 

Quali sono i vostri modelli musicali di riferimento? Cercate di riprodurre alcune loro caratteristiche nelle vostre produzioni o cercate di sviluppare un sound e un’identità totalmente originali?

Sicuramente i Biffy Clyro sono stata la ragione per cui sono nati gli Atlante e sono spesso d’ispirazione sia in fase compositiva che in fase di registrazione. Ci piace l’attitudine che hanno sul palco, la grinta, le idee ritmiche e melodiche. Poi in realtà abbiamo diversi riferimenti che vanno dagli Arcane Roots ai Verdena, passando attraverso i Nadàr Solo e Niccolò Fabi, principalmente per quanto riguarda i testi. Nel corso del tempo però mutano gusti e attitudini: tutt’ora stanno cambiando molti aspetti della nostra musica e non ci piace rimanere inchiodati ad un’ idea.
Spesso andiamo insieme ai concerti e questo è di grande aiuto per alimentare l’ispirazione e l’alchimia del gruppo. 

A gennaio è uscito il vostro ultimo album, Un’entropia di immagini e pensieri, raccontateci un po’ come è nato e come è stato registrarlo. 

L’intero album è nato principalmente in sala prove da idee portate da Claudio e sviluppate successivamente tutti insieme. In studio poi abbiamo dedicato del tempo per completare gli arrangiamenti con altri musicisti e rendere il sound del disco il più completo possibile.
Si tratta di un disco che si rispecchia molto nel titolo, essendo esso stesso nato da un puzzle di idee, melodie istintive e stimoli musicali molto eterogenei. 

I testi delle canzoni trattano di temi molto diversi, alcuni più intimi e personali, altri più eterei e metaforici. Non c’è stato nessun concept nella composizione dei brani, né un filo logico preciso: semplicemente ogni canzone prendeva una strada a sé stante in sala prove. Insomma, un’entropia in tutto e per tutto.

I locali di Torino e di varie parti dell’Italia ormai vi ospitano da un po’ di anni, qual è la cosa che vi emoziona di più quando suonate live? 

Quando suoniamo live per noi è bello sentirci un gruppo, guardarci bene negli occhi prima di iniziare e poi via, ci si rincontra a lavoro finito. E’ sempre magico il tempo passato sul palco, anche quando il live va male o quando non c’è proprio un palco. Troviamo che sia un reale confronto con sé stessi e con gli altri, che davanti ci siano dieci persone o cento. 

Nell’ultimo anno, suonando più frequentemente fuori casa, abbiamo avuto anche la possibilità di conoscere persone bellissime che credono nella musica e che ce la mettono tutta, pur non suonando direttamente. È una cosa che ci affascina e ci dà la voglia di continuare a macinare chilometri. È un ambiente vivo, pieno di contatti umani. Per poter portare a casa una bella emozione, suonare non è l’unica cosa che conta quando si viaggia, anche il contesto è molto importante.

Dove vi vedete a suonare un giorno? Qual è il vostro obiettivo in fatto di venues?

Veramente non sapremmo, vogliamo tutti puntare al percorso e non alla meta. Senza fraintendimenti: vorremmo crescere per portare la nostra musica a più orecchie possibili, ma non è l’obbiettivo principale di chi suona per il gusto di farlo. Ci poniamo frequentemente il compito di creare qualcosa che ci piaccia e per cui valga le pena spendere tutto il tempo e la fatica di cui ha bisogno un progetto musicale come il nostro. Andiamo avanti a piccoli passi, è così da tre anni e ci piace. Assaporiamo tutto molto lentamente

E per quanto riguarda la discografia? Avete già qualcosa in programma che potete anticiparci?

Dopo l’uscita dell’ultimo album abbiamo avuto un momento di stallo che a tratti ha gravato non poco sull’autostima di alcuni di noi. Crediamo fosse dovuto principalmente alla paura di ripetersi e di non riuscire a superarsi. Quello è il momento in cui staccare, viaggiare, leggere, scoprire, pensare e poi riprendere in mano gli strumenti. Ora c’è del materiale molto interessante su cui stiamo lavorando, siamo soddisfatti della strada che stanno prendendo i nuovi brani. Obbiettivo principale: crescere, sempre.

Atlante su Spotify

Atlante sui social: Facebook, Instagram

MALPELA: TRA IRONIA E FUMETTI

Abbiamo incontrato Gloria Mazzilli, in arte Malpela: una ragazza che canta, scrive ma non si definisce cantautrice. Ci ha parlato un po’ di lei; del suo progetto discografico Ernia al Disco al quale sta lavorando con Romina Dimo, Giulia Guareschi e Pietro Ubaldi e del progetto riguardante il merchandise sviluppato con Cristina Francesca.  

Ciao Gloria, parlaci un po’ di te

Mi chiamo Gloria Mazzilli e ho 24 anni. Vengo da Bareggio, un paesino in provincia di Milano immerso nel verde. Al momento sto frequentando un master in Editoria e produzione musicale a Milano.

Da quanto suoni? Perchè hai iniziato?

A 9 anni ho seguito per un anno un corso di chitarra ma mi sono stancata velocemente, così ho smesso. A 16 anni mia sorella mi ha regalato un ukulele e da lì ho ricominciato a suonare, facendomi tornare la voglia di riprendere in mano anche la chitarra. A 17 anni ho quindi ricominciato a strimpellare per conto mio senza seguire nessun corso, infatti non suono benissimo ma quello che mi basta per scrivere le canzoni.

Da dove nasce il nome d’arte Malpela?

Malpela deriva ovviamente dal Rosso Malpelo di Verga. Inizialmente nasce come uno scherzo: un’amica mi dice che su Instagram sarebbe carino se mi chiamassi Rossa Malpela, per via dei miei capelli rossi. Da qui la gente ha iniziato a chiamarmi in questo modo e siccome la cosa non mi dispiaceva ho deciso di farne il mio nome d’arte, anche perché è molto identificativo. Con Malpelo sento di avere in comune il fatto di essere venduti come cattivi, ma non esserlo veramente.

Puoi anticiparci qualcosa del nuovo album? 

Il nuovo album sarà un’ EP di 6 pezzi e si chiamerà Ernia al Disco per tre motivi:

Il primo è che ho effettivamente un’ernia al disco.

Il secondo è che questo problema fisico a mio parere potrebbe essere metaforicamente anche una patologia dell’ambiente musicale, un difetto che io personalmente ho riscontrato in questo ambito.

L’ultimo motivo è che Ernia al Disco è il titolo di una mia canzone, l’unica che non parla d’amore ma è appunto una sorta di critica all’ambiente musicale. Questa canzone non ci sarà nel disco ma volevo comunque fosse presente e quindi l’ho scelta come titolo dell’EP.

Lo stile che caratterizza tutto il lavoro è ricco di ironia e sarcasmo, le armi di cui mi avvalgo per raccontare quelle situazioni sentimentali che alla mia età sono difficili da spiegare ma anche e soprattutto per riderci sopra e non prendere la vita troppo seriamente.

Qualche indizio più specifico sulle canzoni?

Per quanto riguarda le canzoni vi posso dare tre anticipazioni:

La prima si intitola Murphy e parla delle sfortune che hanno caratterizzato il mio segno nel 2017, quello dei gemelli. L’ho scritta a partire da una riflessione: non mi sembrava possibile che solo io fossi così sfortunata e quindi in questa canzone do la colpa a qualcun altro. Un aneddoto divertente che riguarda Murphy è che è una canzone scritta sotto la doccia: avevo già l’armonia e la melodia della chitarra ma non riuscivo ad incastrarci il testo. Poi sotto la doccia ho iniziato a canticchiare e sono dovuta uscire mezza bagnata per scrivere l’idea su un foglio.

La seconda canzone si intitola Pattume ed è la prima effettivamente sensata che ho scritto. É nata nel 2017 in modo abbastanza strano: all’inizio avevo solo una strofa e il ritornello e poi un annetto fa le mie chitarriste Romina e Giulia mi hanno suggerito di scrivere anche la seconda parte. Parla della fine di una storia d’amore dove io paragono il mio corpo all’immondizia e raccomando l’altra persona di fare attenzione alla raccolta differenziata, indicandole dove buttare ogni parte di me. 

La terza canzone è Non finisco mai nien, canzone in cui è come se le mie due personalità si parlassero e una rimproverasse l’altra per il fatto che non riesce mai a finire niente. Allo stesso tempo l’altra personalità vuole impegnarsi a fare qualcosa per aiutare la prima personalità. È dedicata a me stessa ma volendo si può estendere anche a una terza persona.

Dove ti vedi tra 5 anni?

Spero di lavorare nella musica ma non vorrei mai che la mia velleità di scrivere canzoni diventi il mio lavoro. Non voglio diventare famosa, mi interessa parlare. Voglio lavorare nella musica ma dietro le quinte e continuare a coltivare questo mio hobby di scrittura.

Cosa significa la musica per te?

La musica per me è divertimento ed è per questo non scrivo mai testi tristi, lo faccio perché mi devo divertire.

Artisti di riferimento e che ti piacciono?

Gli artisti in cui mi rivedo di più in termini di stile di scrittura sono Margherita Vicario, cantautrice romana e attrice, e Galeffi. Mi piacciono molto anche Calcutta e Gazzelle. Invece, una canzone che quando l’ho sentita ho detto “questa avrei dovuto scriverla io” è Buona sfortuna de Lo stato sociale: si rifà molto al mio genere con il suo parlare di una cosa tristissima ma in modo divertente.

Descrivi il disco in 3 parole

Acustico, divertente, leggero.

Parlaci del progetto di merchandise che hai già sviluppato intorno al disco

Io e la mia amica illustratrice Cristina Francesca, abbiamo deciso di lavorare al disco insieme: io scrivo le canzoni insieme a Giulia, Romina e Pietro e Cristina si dedica alla parte delle illustrazioni, facendo di me un personaggio quasi fumettistico, buffo e da non prendere sul serio. Il filo conduttore del disco sono quindi io come personaggio e un filo vero e proprio che rappresenta l’amore.

Da questa idea è nato anche il merchandise che abbiamo deciso di vendere prima del disco sia per questioni tempistiche sia per iniziare a fare affezionare le persone alla mia immagine. Abbiamo realizzato delle magliette, delle spille e degli adesivi. 

I soldi ricavati dal merch mi permetteranno concretamente di realizzare il disco, insieme a quelli ricavati da un bellissimo regalo che mi hanno fatto i miei amici per la laurea: mi hanno regalato un barattolo chiamato per il tuo disco nel quale ognuno di loro ha contribuito come poteva. Questo barattolo già esisteva in casa mia e gli amici che entravano potevano mettere il loro contributo, che molto spesso erano caramelle. 

Da quel momento è nata l’idea vera e propria di fare un disco: prima era solo un “sì magari tra qualche anno lo farò” e invece ora sta arrivando!

Malpela sui social: Facebook, Instagram

Giorgia

ROBERTA FINOCCHIARO – SOMETHING NEW | RECENSIONE ALBUM

Nel #NewMusicDistress di lunedì vi abbiamo presentato Roberta Finocchiaro e oggi siamo qui per parlare più nello specifico del suo ultimo progetto musicale dal titolo Something True.

L’album è composto da nove tracce che raccontano l’essere una giovane donna e l’ordine in cui sono presentate rende il disco scorrevole e piacevole all’ascolto. 

Il mood e il sound nel complesso ricordano una giovane Taylor Swift ai tempi di Fearless, con sonorità tranquille e dolci ma allo stesso tempo accattivanti e ritmate.

Delle nove tracce, otto sono in inglese e Roberta ha una pronuncia notevole, caratteristica per nulla scontata quando si parla di interpreti italiani che cantano in lingua straniera.

Analizzando il disco traccia per traccia notiamo come Roberta abbia voluto raccontarsi tramite le sue canzoni ed è stata molto brava a cantare di situazioni e sentimenti che arrivano in modo diretto all’ascoltatore, o in questo caso all’ascoltatrice.

La prima traccia si intitola Lies e parla del “cambiare pagina”, del lasciare al passato le cose negative e guardare al futuro. Invita a non dare spazio alle persone false nella propria vita e avere una visione positiva verso il futuro.

È seguita da Build My Heart, canzone scritta dopo un viaggio a Londra e dopo aver visto per la prima volta il concerto del suo musicista preferito, John Mayer. Roberta ci ha raccontato di aver dedicato questo pezzo alla sua produttrice Simona per ringraziarla del suo supporto, del suo affetto e per tutte le belle esperienze fatte insieme.

La terza traccia del disco si intitola Be Myself ed è stata la prima canzone scritta per questo album. È nata con la chitarra acustica e al pianoforte con il padre. Il messaggio del pezzo è di pensare più spesso a quello che abbiamo di buono nella nostra vita e non dare nulla per scontato, in particolare nei rapporti interpersonali.

Subito dopo troviamo Something True, brano che dà il titolo all’intero album. È un pezzo molto positivo che racchiude tutti i pensieri di Roberta nati prima di partire per Memphis.

A metà del disco è posizionata Leaf in a Hurricane, personalmente la mia preferita. Roberta ci ha raccontato che il pezzo è nato dopo un viaggio in Irlanda e che racchiude le sensazioni di una musicista che suona viaggiando: racconta le ansie, la distanza da casa ma anche la bellezza di sentirsi una foglia in un uragano, ritrovarsi in posti nuovi, innamorarsi, e condividere la propria musica con il resto del mondo.

La sesta traccia, Love Changing, parla di quando capisci che un amore si sta consumando: l’amore cambia, si trasforma e a volte svanisce. Roberta con questa canzone sostiene che bisognerebbe coltivare i sentimenti, non lasciarli andare.

Avvicinandoci verso la fine troviamo Paura, l’unico brano in italiano di tutto il disco. Paura parla dell’insicurezza, dell’ansia e del fatto che la cantante riesca a sentirsi al sicuro soltanto quando si trova con la musica. “Mi sento a casa quando sono sul palco con la mia chitarra”, dice.

La penultima canzone è When I’m Starting To Love You e racchiude tutte le domande e le risposte che nascono nel momento in cui capisci di amare una persona.

Something True si chiude con Honey Tree, una canzone molto personale. Con questo pezzo Roberta racconta di come abbia sempre trovato nella natura, come nella musica, un conforto: stare in mezzo a un bosco, guardare un tramonto, un cielo stellato, sono per lei un’ottima cura per l’anima quando ci sentiamo giù.

Non ci resta che lasciarvi all’ascolto di Something True su Spotify e fare a Roberta un grosso in bocca al lupo!

Giorgia

IL RITORNO DEI LOST | INTERVISTA ALLA BAND VICENTINA

Con l’uscita del nuovo singolo e del loro ritorno sulla scena musicale abbiamo avuto il piacere di fare quattro chiacchiere con la band che ha segnato la nostra adolescenza e siamo davvero contente del risultato e di ciò che ci hanno raccontato.

Non ci resta che augurarvi una buona lettura!

Crediti foto: LOST – Ufficio Stampa

Per cominciare: come vi presentereste a quella generazione che non vi conosce e che non è cresciuta guardando TRL?

Personalmente non mi è mai piaciuto dovermi presentare, forse perchè ho sempre avuto paura di non essere obiettivo. Preferisco lasciare che sia la nostra musica a parlare per noi, per ciò che siamo stati e ciò che rappresentiamo ora.

Cosa vi ha spinti a tornare sulle scene dopo quasi 10 anni dal vostro ultimo disco?

Quando inizi un cammino come quello dei Lost, difficilmente riesci a restarci lontano. Ogni giorno pensi a tutto quello che ti ha dato e dove potrebbe portarti ancora. Senti che nella tua vita manca qualcosa che fino a poco prima era l’essenza delle tue giornate. Credo che, in maniera inconsapevole, io e i ragazzi sapevamo già che un giorno le nostre strade si sarebbero incrociate di nuovo. Il palco non ha mai smesso di chiamarci.

Il 2009 per voi, come per band come i Finley o i Dari, è stato forse il periodo di massimo successo: cosa vi manca di più di quegli anni?

In quel periodo, per il genere musicale che amavo e suonavo, la scena italiana e internazionale era nel massimo splendore e progrediva sugli stessi binari. Il web era un’alternativa e non una cosa essenziale nella vita di tutti. La musica non aveva una scadenza di qualche settimana e i video musicali li aspettavi e te li godevi ancora in Tv. Ora tutto è più veloce, ci sono troppi social e il pubblico è sparso nella giungla di internet e c’è il rischio di affezionarsi meno alle cose.

Come è cambiata l’industria discografica per un artista rispetto a quando avete debuttato con il primo disco?

Sicuramente il web ha stravolto l’intero ecosistema sui cui si basava l’industria discografica. Da un lato ha dato molte più possibilità ai giovani artisti di emergere e farsi notare ma dall’altro lato c’è molta più competizione. Il mercato porta la musica a dover essere consumata molto più velocemente e l’artista non può più permettersi il lusso di far aspettare il proprio pubblico per troppo tempo come capitava prima.

 

Una canzone buona, il vostro nuovo singolo, racconta di una generazione segnata dalle paure e dalle ambizioni. Quali sono le vostre?

La nostra generazione si trova di fronte ad un futuro incerto, con tanti quesiti e poco tempo per trovare delle risposte. Abbiamo paure che nascondiamo dietro a dei post fingendo un sorriso posato, incalzati dal raggiungere la vita perfetta mostrata dall’influencer di turno. Sembra una gara a chi ha di più e nel frattempo dobbiamo fare i conti anche con un pianeta che sta chiedendo aiuto e noi che facciamo ancora troppo poco per salvarlo.

IMG_0698
Crediti foto: LOST – Instagram

Com’è nata la canzone? Qualche aneddoto speciale?

Dopo che abbiamo deciso di rimettere in piedi il progetto, abbiamo iniziato a scrivere molto materiale, ma più scrivevamo e più non eravamo convinti di ciò che avevamo tra le mani. Poi una sera, senza cercarla, è nata nella mia testa la melodia di “Una canzone buona” e nel giro di un paio di giorni era pronta. Una canzone che rispecchia ciò che siamo ora.

Un aneddoto speciale? Abbiamo deciso di far uscire il singolo lo stesso giorno in cui uscì nel 2009 “Sospeso”, il nostro secondo disco.

Sono cambiati i vostri riferimenti musicali negli anni oppure no?

I nostri gusti musicali sono sempre in continua evoluzione ed è una fortuna perchè questo ci permette di scrivere musica senza vincoli.

Avete un nuovo disco in cantiere?

Al momento nessun disco, ma tanto materiale tra le mani. Perciò non vediamo l’ora di far uscire nuova musica al più presto.

Cosa vi aspettate dal futuro?

Il nostro obiettivo è portare in giro il nostro show, la nostra musica, portare alla gente la dimensione che più amiamo ovvero quella dei live.

Per finire: ci raccontate un ricordo speciale degli anni di MTV che avete come band?

Vincere un premio agli Mtv Europe Music Awards è stato un momento che se ci ripenso ancora non mi sembra vero. Ritrovarsi a Berlino seduti a fianco di Dave Grohl e poi prendere l’ascensore insieme a Katy perry non è una cosa che ti capita tutti i giorni.

 

 

Serena, Alessia, Giorgia

CANOVA LIVE AL PARMA MUSIC PARK | RECENSIONE

Sabato sera siamo state al Parma Music Park, l’arena per gli spettacoli estivi della città di Parma, per la prima data del tour estivo dei Canova.

zpbmzTYlSNSEiSi0Jb5H3A
Crediti foto: Serena Casella

In una cornice simile a un mini festival che per certi versi mi ha ricordato un po’ il MI AMI: piccolo parco alberato con stand in cui poter mangiare cibo fresco e non i soliti panini pre concerto, banchetto del merch e due aree in cui poter comprare da bere, il tutto arricchito da tavoli in cui potersi rilassare in attesa del live.

I Canova salgono sul palco intorno alle 22:30 e intrattengono il pubblico per quasi un’ora e mezza suonando pezzi dal primo album, Avete Ragione Tutti, e dal secondo, Vivi Per Sempre. Ammetto di essere stata un po’ titubante al riguardo visto quanto poco mi abbia coinvolto questo ultimo lavoro in studio rispetto al primo, ma, per fortuna, Matteo, Fabio, Gabriele e Federico mi hanno fatta ricredere.

Canzoni che a primo impatto non mi avevano lasciato niente, come Shakespeare o Vivi Per Sempre, live hanno acquistato sicuramente una marcia in più. Per non parlare della chicca della serata, ossia la cover di Rolls Royce di Achille Lauro, che avevano già proposto durante la scorsa leg del tour.

Lo99AjPHSfa1V%KRtseAfQ
Crediti foto: Serena Casella 

Ma ciò che sicuramente riesce a scatenare il pubblico ai loro concerti sono le canzoni presenti nel primo album: da Expo a Threesome (la più acclamata e attesa dal pubblico).

C’è una cosa che però salta sempre all’occhio durante i loro concerti: la bravura nel suonare e il carisma che hanno come gruppo. Quindi nel complesso possiamo promuoverli a pieni voti, sperando di poterli rivedere presto dal vivo!

 

Serena

#NEWMUSICDISTRESS | ROBERTA FINOCCHIARO

Per il #NewMusicDistress di oggi ci spostiamo in Sicilia e vi presentiamo una chitarrista e cantautrice di questa splendida terra: Roberta Finocchiaro.

1.Roberta Finocchiaro_foto di Lisa Mac_b
Crediti foto: Parole & Dintorni – Ufficio Stampa

Roberta nasce a Catania il 10 Ottobre 1993 in una famiglia di musicisti e inizia fin da piccola a coltivare la passione per la musica. A 10 anni inizia a suonare la chitarra e comincia a scrivere le prime canzoni. In breve tempo inizia a prendere lezioni di pianoforte e in seguito di chitarra. Nel 2010 inizia ad esibirsi con la sua band e nel 2014 Roberta viene notata dalla Tillie Records, etichetta discografica di Simona Virlinzi, sorella del produttore discografico catanese Francesco Virlinzi. Nel 2015 iniziano i lavori in studio per la realizzazione del primo album, uscito a settembre del 2016, Foglie Di Carta, dal genere pop/blues/folk ispirato alle sonorità americane. Inizia così il mini tour Foglie Di Carta Live con date in giro per l’Italia. Nel dicembre 2016 Roberta sale sul palco del Light Of Day (Italia) suonando con alcuni musicisti di Bruce Springsteen.

Il 7 dicembre 2016 apre l’ultima data del tour On di Elisa.

Nel settembre 2017 iniziano le registrazioni del suo secondo album a Memphis (Tennessee) con la partecipazione di musicisti americani. Due in particolare, il batterista Stephen Chopek e il bassista David LaBruyere, hanno accompagnato in vari studi di registrazione e tour il suo musicista preferito John Mayer. I due cureranno anche la produzione artistica dell’album.

Nel dicembre 2017 Roberta vince il Fiat Music di Red Ronnie e si esibisce per la prima volta al teatro Ariston di Sanremo e, nel gennaio 2018, si esibisce al Light Of Day ad Asbury Park (New Jersey).

SOMETHING TRUE_ ROBERTA FINOCCHIARO FRONT COVER_b
Crediti foto: Parole & Dintorni – Ufficio Stampa

Something True è il titolo del suo secondo album e racchiude 9 tracce che raccontano viaggi, emozioni, sogni e paure di una giovane donna. L’album è stato prodotto e registrato negli Stati Uniti (al Sam Phillips Recording di Memphis per la precisione) e da un primo ascolto si comprende subito la maestria che si nasconde dietro gli arrangiamenti dei produttori già citati. Il sound che troviamo nell’album è diviso tra il folk pop di Nashville e il Funk Soul di Memphis, entrambi suoni che arrivano da ispirazioni anni 70.

Continuate a seguirci per la recensione del disco e per qualche curiosità in più su Roberta!

 

Serena

 

LA RINASCITA DEI LOST | UNA CANZONE BUONA

Se avete vissuto la vostra adolescenza tra una puntata di TRL e l’altra su MTV Italia, allora il nome di questa band non vi è assolutamente nuovo, anzi.

Crediti foto: Lost – Ufficio Stampa

Se invece siete figli di una generazione diversa, vi basta sapere che i Lost, tra le band italiane più popolari del primo decennio degli anni Duemila, hanno ottenuto numerosi riconoscimenti tra cui 3 dischi d’oro, 1 dvd di platino, 1 Best Italian Act agli Mtv Music Awards 2009 a Berlino come miglior artista italiano, 1 Best New Artist ai Wind Music Awards. Hanno stretto collaborazioni importanti come quella con Joel Madden (Good Charlotte) nel singolo del 2009 Sulla mia pelle; hanno poi aperto concerti di artisti internazionali come Tokio Hotel e Simple Plan. Hanno avuto ruoli di comparsa in serie tv e film quali “L’ispettore Coliandro” e “Una canzone per te”. All’apice del successo, nel 2011, la band decide di sciogliersi per intraprendere nuove strade, e dopo diversi anni di silenzio, nel 2018, sono ritornati ufficialmente nelle scene con un concerto a sorpresa in occasione del Vivi Festival di Vicenza, che ha registrato il tutto esaurito. I Lost sono pronti a portare in giro uno show che ripercorre tutta la loro carriera, uno spettacolo arricchito da scenografie ed effetti visivi!

Crediti foto: Lost – Ufficio Stampa

Il nuovo singolo si intitola Una canzone buona ed è il racconto di una nostalgia antica, quella del tempo che ti è sfuggito di mano e delle persone che negli anni cambiano strade e spariscono, si perdono e ritornano. La band con una nuova canzone dopo quasi dieci anni di assenza dallo studio. Era infatti il 2011 quando la band vicentina, guidata dal leader carismatico Walter Fontana assieme a Luca Donazzan (basso elettrico) e Roberto Visentin (chitarra elettrica), aveva deciso di scendere dal palco. Sulle spalle avevano un successo pesante da gestire, qualcosa si era rotto nelle loro anime troppo giovani per essere idolatrate in tutta Italia. In bacheca c’erano riconoscimenti enormi. Mtv Total Request Live li aveva nominati miglior miglior gruppo riempipiazza italiano, nel 2008 erano stati i precursori dell’uso dei social network per dialogare coi fan (si parlava di MySpace, Facebook era alle origini) ed erano arrivati ad aprire i concerti dei Tokio Hotel. Ai Trl Awards 2009 avevano vinto come “best band” e il cd “Sospeso” divenne disco d’oro. Non solo, nello stesso anno a Berlino, conquistano il prestigioso premio “Best Italian Act” agli Mtv Europe Awards. Una raffica di successi e attorno gruppi scatenati di fan, in particolare donne, si erano organizzate in Street Team che seguivano la band in tutti i loro live, una sorta di revival anni ’70 delle carovane di fans che seguivano le band on the road, ma questa volta coordinati sui social network. Ma la fama non è balsamo per l’anima ed è iniziato un periodo buio. La band si è sciolta e Walter si è focalizzato su un progetto solista, un intimo racconto, catartico e liberatorio, di quella fase difficile della sua vita, che lo ha aiutato a rialzarsi e a crescere, come canta in una canzone dell’album: “Cammino senza vento sotto i portici del centro e conto i miei difetti senza più paura, mi sembra di volare a un metro dall’asfalto, non mi sono mai sentito così bene con me stesso e accanto a me, di fianco a me, ho visto la mia ombra sul ciglio della strada, guardarmi e dirmi: Ciao, sono qui”.

Ed eccoci ad oggi, con la decisione di ritornare a calcare le scene con la storica band, più forte e consapevole che mai. “Facciamo parte di un mondo sempre più veloce, accessibile, ma allo stesso tempo distante e sfuggente” – spiega Walter –  “Rappresentiamo una generazione fragile, senza punti di riferimento. Noi abbiamo già sperimentato l’ascesa, la caduta e il successivo vuoto. Ma ne siamo usciti con un nuovo modo di interpretare la vita. Le cose semplici, le cose belle. Il vero successo è una dimensione intima di realizzazione. L’ho capito tornando nella nostra casa, dalle nostre famiglie, dai piccoli gesti che ti fanno capire di essere vivo. È stato un viaggio di redenzione, un viaggio temporale dentro le nostre vite. E ora siamo pronti per ripartire”. 

Il singolo Una canzone buona è stato preprodotto a Colceresa presso il Revolver Studio con grande cura della band stessa  e postprodotto e mixato a Milano presso il Loud studio. Produzione Francesco Catitti (Mengoni, Bravi, Galiazzo, Mahmood). Brano nato in maniera naturale e spontanea. Un bisogno di raccontare la quotidianità di una generazione presa con le paure, le ambizioni, gli amori e le delusioni. E’ nata una notte, in maniera quasi inaspettata. Attorno a Walter il silenzio della casa: ”Ho preso in mano la penna e ho iniziato a scrivere. Le parole sono scivolate sul foglio senza incontrare ostacoli. La melodia iniziava a girarmi in testa e sentivo che tutto era perfetto, sincero, stavo parlando a me stesso ma allo stesso tempo a un qualcuno di non ben definito. Il giorno dopo sono corso in studio dai ragazzi e insieme a loro abbiamo buttato giù lo scheletro della canzone. Le note si incastravano come piccoli mattoncini di un lego. Siamo poi finiti nello studio di Milano e insieme al nostro produttore Francesco Catitti abbiamo fatto indossare alla nostra canzone il vestito adeguato per il grande ballo”.

Continuate a seguire il blog per poter leggere una speciale intervista a una delle band che ha segnato la nostra adolescenza!

Serena