The Day After #NewMusicFriday | Episodio rid8

The Day After #NewMusicFriday | Episodio rid8

Torna brillante e con furore la nostra rubrica The Day After #NewMusicFriday con l’episodio otto, episodio ridotto.

Oggi voglio parlarvi di Edoquarto e del suo primo singolo in uscita oggi, 1 agosto 2020.
Il brano si chiama Call me Reese (ITALO Version) feat. Young Bombino e anticipa l’EP XXCV Bootleg Tape, in uscita il 21 agosto 2020.

Edoquarto, all’anagrafe Edoardo Bosi, è un producer di 23 anni della Brianza, cresciuto tra Milano, la capitale ugandese Kampala e Berlino.
La sua musica risente di influenze internazionali: dai ritmi africani ai suoni elettronici delle grandi metropoli conosciuti nel corso della sua adolescenza e negli anni universitari, tornato in Italia ha imparato a conoscere il nuovo mondo del rap e della trap milanese.

Il risultato è appunto il suo primo EP ufficiale, realizzato insieme all’amico di lunga data Josh Forehead, a cui ha “rubato” alcune registrazioni vocali per costruirci intorno un ecosistema musicale nato durante il lockdown.

I due perciò decidono di uscire per l’etichetta NO AGE (fondata da un gruppo di amici sparsi ovunque nel mondo conosciuti negli anni ugandesi e con una simile visione artistica sia in termini di creazione che di condivisione dell’arte) pubblicando sia il Bootleg Tape che un secondo EP che porta solo il nome di Forehead ma che vede Edoquarto come costante in fase di mix.
Il risultato è un doppio lavoro con innumerevoli influenze: dalle sonorità jazz da cui Edoardo è profondamente affascinato, ai ritmi africani fino ai flow e alle cadenze trap date dalle voci di Josh, il tutto caratterizzato da sound design sintetizzati.

Call me Reese è la sintesi perfetta di tutti gli elementi che caratterizzano l’EP in uscita e con la quale presentare il nuovo lavoro e farsi conoscere dal pubblico. Puoi ascoltarla qui

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JOO | Intervista

Credits JOO Facebook page

Come vi avevamo anticipato in questo articolo, oggi vogliamo presentarvi Giulia Spallino in arte JOO.

Vi abbiamo “portato” al suo live a UAU Il Festival e oggi la conosciamo meglio attraverso questa intervista:

Ciao Giulia, intanto grazie ancora per la tua disponibilità. Parlaci un po’ di te e della tua carriera ad oggi

Ho 35 anni e nella vita non sono mai stata ferma: ho cominciato a cantare molto tardi, intorno ai 20 anni, e da lì mi sono dedicata alla musica in diversi ambiti. Dal canto all’organizzazione di eventi, alla parte più tecnica (gestivo un negozio di musica e un service audio/luci) e tutt’ora gestisco insieme a mio marito il circolo Arci Ink Club a Bergamo.
In attivo ho un EP prodotto dai Mamakass (Coma Cose), primo esperimento di pezzi inediti, e un secondo prodotto da Bonnot (Assalti Frontali). Due anni fa ho cominciato a collaborare con Federico Laini dopo uno stop musicale di circa due anni in cui mi ero presa una pausa dalle canzoni e dallo scrivere.
Con Federico si è creato da subito un rapporto sincero e onesto: il suo modo di approcciarsi alla musica mi ha permesso di sentirmi a mio agio e di tirare fuori tutto quello che poi ho scritto. Sono veramente importanti le persone con cui decidi di collaborare: possono influenzare parecchio il risultato e soprattutto il viaggio che fai per arrivarci.

Che cosa ti ha ispirata a intraprendere la strada dello spettacolo e dell’intrattenimento?

Sono stata circondata da musica fin da piccola grazie alla mia famiglia.
Nonostante sia figlia d’arte (mio padre e mio zio facevano parte de Le Piccole Ore), in adolescenza ero restìa al mondo dello spettacolo e a tutto quello che ci orbitava intorno. Col tempo, mi ci sono avvicinata: ho avuto delle esperienze orribili purtroppo e altre molto belle e intense per fortuna.
Ho cercato di imparare da tutto questo e a portarmi a casa solo il meglio: anche se spesso è veramente complicato, ne vale la pena.

Come ti fa sentire  tornare a esibirti live dopo tutti questi mesi?

E’ una sensazione bellissima e quasi liberatoria. Ogni volta che torno su un palco è come se fosse la prima volta: sento ancora quell’ansietta bella che ti fa sbattere il piede. É rassicurante come sensazione perché vuol dire che ancora ci tengo.

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JOO è questo spazio che Giulia si è creata per provare a fare una sintesi di quello che è, se ho capito bene. Dove ti  sta portando questo progetto? Come ti sta cambiando?

Mi sta aiutando a dedicarmi spazio, a dedicarmi tempo, a dare valore a quello che mi piace e a ciò che mi fa stare bene.
Non ti è mai capitato di fermarti, in mezzo a una giornata, e chiederti “ma cosa sto facendo?”. Ecco, a me è capitato e ho cominciato a farmi domande su cosa stavo facendo e soprattutto per chi e lì ho deciso di creare JOO e di dare spazio alle mie scelte. Sembra scontato ma molte volte si sottovaluta il potere che abbiamo verso noi stessi.

DAY ONE è il tuo EP appena pubblicato: come mai hai scelto la strada del visual EP? Da dove arriva l’ispirazione per questo progetto?

Era da tanto tempo che volevo unire questi due mondi (musica e immagini) ma non ho mai trovato qualcuno che mi aiutasse ad approfondire certi aspetti. Martina (la ragazza che mi segue dall’inizio, dalle foto alla pagina Instagram fino al Visual EP) è stata una boccata di aria freschissima. Abbiamo cercato di tradurre in immagini e colori quello che cantavo, abbiamo coinvolto tante persone (alcune molto vicine a me, cosa che ha avuto un senso molto profondo) che si sono divertite a essere truccate e vestite ad hoc, sentendosi bellissime e libere. E’ stata un’esperienza incredibile: faticosissima ma intensa. Il primo Visual album che mi ha fatto spalancare la bocca e dire “lo voglio fare anche io!” è (ovviamente) Lemonade di Beyoncé. Per contenuti, arrangiamento e fotografia penso sia un mezzo capolavoro: tutti dovrebbero vederlo.

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Quali sensazioni, colori, emozioni leghi a questo lavoro?

Ci vedo tanta compassione, tanta tenerezza, un po’ di rabbia e tanto amore. Una palette che passa dal viola al blu fino al bianco.

Ti va di parlarci della te del passato e di come sta andando questo voler mettere ordine in te stessa e nella sua musica? Ti sei ritrovata? Dai brani sembra che tu sia arrivata alla conclusione che l’unica cosa da fare sia accettare che fondamentalmente siamo una fusione incomprensibile anche a noi stessi, che dobbiamo ascoltarci, dobbiamo darci tempo e lasciarci spazio

Fusione incomprensibile, proprio così. Ovviamente non sono arrivata ad accettarmi, a capirmi fino in fondo (chissà se qualcuno ci riesce)… ma ho fatto un passettino.

Su Youtube parli di “emancipazione e della santificazione dell’essere (donna)”: che percorso c’è dietro questa consapevolezza? Come si arriva a quel punto? Te lo chiedo sia per curiosità che per eventualmente dare una risposta a quelle ragazze e a quelle donne, me in primis, che stanno ancora cercando di capirlo.

Da quando sono nata sono sempre stata affascinata dalle figure femminili che mi circondavano: la figura femminile è così imponente, nasconde tante sfaccettature, tante sfumature. Siamo complesse, piene di crepe ed è questo il nostro bello. Attraversiamo tante fasi nella nostra vita nelle quali veniamo sottoposta a diverse pressioni e violenze (verbali, fisiche, mentali) ed è un dato di fatto che gli uomini non hanno mai attraversato certe esperienze e quindi sono molto lontani nella percezione diretta di ciò.
Ammetterlo a noi stesse, perdonarci, quasi come a concederci di essere, è essenziale per ricreare uno spazio reale e tutto nostro. E’ un percorso molto lungo che comprende anche un dialogo sincero con le figure maschili, condizionati a loro volta da secoli di “ruoli prestabiliti”.
Insomma, il discorso è molto lungo … per me, era importante “santificare” l’essere donna per darle il valore che merita, senza rabbia o senza puntare il dito contro qualcuno ma lavorando su di sé.

Infine, stai lavorando a qualcosa di nuovo? Cosa ti piacerebbe esplorare o tirare fuori?

Sto lavorando su un po’ di brani nuovi, anche in italiano, lingua che ho ho usato pochissimo. Chissà che non tiri fuori un DAY TWO così dal nulla 😉

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Ascolta e guarda DAY ONE qui

Giorgia

Cloude | Intervista

Cloude | Intervista

Oggi voglio presentarvi Cloude.

Cloude, pseudonimo di Claudio Calcagno è un rapper italiano e nasce a Genova il 12 settembre1983. Frequenta l’istituto d’arte e durante l’adolescenza conosce la musica rap senza mai più staccarcisi.
I suoi primi lavori con lo pseudonimo di Sito risalgono agli anni 2000; il primo con il collettivo Lato Oscuro, ma il gruppo dura poco. Qualche anno dopo forma i Saniasi, insieme a Matiz e Shinakaua, durato qualche anno. Incide in studio tre lavori sotto il nome Sito: nel 2013 Yes Bula” nel 2016 Pioggia Sporca, nel 2018 Ogni maledetto Weekend, tutti registrati nello studio del suo amico e produttore Gaetano Pellino, fratello maggiore di Giovanni Pellino, in arte Neffa.

All’inizio del 2019, Claudio comincia a lavorare al nuovo progetto negli studi Next3 insieme a Roberto Vernetti e Michele Clivati, ed è lì che danno vita ad un nuovo sound.
È proprio in questo momento che Claudio decide di cambiare e di ripartire con nuova musica e un nuovo nome d’arte: Cloude.
Dopo aver pubblicato il singolo Resta con me, uscito in digitale lo scorso marzo, Cloude pubblicherà un nuovo inedito dal titolo Ti avrei voluta feat. Blue Virus, disponibile in radio e in digitale dal 26 giugno.

Ho fatto due chiacchiere con Claudio e questo è ciò che ci siamo detti:

Ciao Claudio, intanto grazie per la tua disponibilità.
Volevamo sapere: da dove deriva il tuo nome d’arte? È un riferimento voluto alle nuvole? (Cloude – cloud –nuvola)

Io mi chiamo Claudio e tutti mi chiamano così da quando sono piccolo: “Cloude” oppure “bella Cloude”. Il riferimento alle nuvole è sicuramente presente perchè le nuvole è dove spesso sono io!

Per quanto riguarda le tue influenze musicali invece? A chi ti ispiri maggiormente?

A me piacciono molto le origini, quindi anni 90 per l’Italia, ma il sound attuale è qualcosa di potente. Mi sono sempre ispirato al rap di Neffa, Fibra e allo stile dei Club Dogo.

Come è stato passare dalla carriera di gruppo alla carriera da solista? Ti manca qualcosa del processo creativo di gruppo?

Bhe sicuramente c’era un approccio molto stimolante, però ora è molto bello allo stesso modo, faccio quello che mi pare. Sto riprendendo però l’attività a più teste con la 24Noodles, il nostro studio di produzioni.

Come è stato invece lavorare con Blue Virus per il singolo Ti Avrei Voluta” E cosa ti ha portato alla stesura di questo pezzo?

Lui per me è molto bravo, è stato molto gratificante lavorare insieme perchè mi ha permesso di capire anche come lavora e produce i suoi pezzi. All’inizio pensavo di non essere all’altezza, invece poi è venuto fuori qualcosa di molto potente. 

Cosa ti aspetta ora? Sei preoccupato per la situazione del mercato musicale di questo momento?   

Il momento credo non sia facile per nessuno, però ho fatto un bel disco di cui vado parecchio fiero, quindi sono fiducioso. Mi aspetto che verso la fine dell’estate ci sia il momento della ripartenza e che il 2021 sia ottimo.

Ascolta Ti avrei voluta qui
Guarda il videoclip di Ti avrei voluta qui

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Giorgia

UAU il festival d’illustrazione e cose belle | Recensione

«Fantasma, revenant, sensibile insensibile, visibile invisibile, lo spettro, soprattutto, ci vede. Dall’altra parte dell’occhio ci guarda prima ancora che noi lo vediamo. Ci sentiamo osservati, a volte sorvegliati, prima di ogni apparizione. Soprattutto poiché lo spettro è lo spettro dell’evento, ci vede mentre ci visita. Ci rende visita. Lo spettro ci guarda senza lasciarsi guardare».

È da questa citazione di Jacques Derrida che prende le prime mosse la quinta edizione di UAU il Festival, il festival d’illustrazione e cose belle tenutosi la scorsa settimana (10-12 luglio) presso lo Spazio Giovani Edonè di Bergamo.

Abbiamo fatto due chiacchiere telefoniche con Andrea Arnoldi, la mente, l’anima e il corpo dietro questa serie di bellissime serate.
Anche solo dalla sua voce traspare la passione e l’entusiasmo che Andrea mette nel realizzare questa manifestazione, reso ancora più motivato dal fatto che UAU è stato uno dei primi eventi post lockdown tenutisi a Bergamo.

Il programma del festival è molto ricco: si passa da workshop a mercatini, a videomostre e a performance dal vivo, il tutto nella conviviale e accogliente cornice di Edonè Bergamo decorata con lucine instagrammabili e striscioni colorati sui quali appare il nome del loro progetto estivo di quest’anno “En Plein Air”.

In qualità di Music Distress (ma anche per accompagnare un’amica fan di JOO)  ho partecipato alla prima serata, quella di venerdì 10 luglio: una serata piacevole durante la quale abbiamo assistito all’anteprima assoluta della videomostra Metro Quadrato a cura del Collettivo Kalico Jack e alla performance dal vivo di JOO, con la quale avremo l’occasione di chiacchierare molto presto (stay tuned!).

La videomostra racconta con un linguaggio visivo il momento di isolamento appena trascorso, con illustrazioni costruite usando tecniche differenti. Otto mani, due per ognuna delle componenti del Collettivo, che condividono un foglio e poi uno schermo. I visuals ideati per l’opening party del festival rappresentano la sintesi di quattro stili diversi e sono stati accompagnati dalla deep house di Mikey Loops.

Credits: Giorgia Bacis

La performance di JOO è stata una necessaria ventata di aria fresca, un ottimo inizio per ritornare ad ascoltare e a suonare musica dal vivo. Giulia ha cercato per tutta la durata del suo set la vicinanza e il calore del pubblico, ricordando più volte quanto fosse felice di essere tornata ad esibirsi. La sua ora di esibizione si è suddivisa in un primo momento acustico, accompagnata da Alberto Zanini alla chitarra e ha proseguito con la presentazione del suo ultimo lavoro DAY ONE insieme a Edoardo Fumagalli (giradischi e beat) e Andrea Greco (batteria) che lei stessa ha definito i suoi “cuccioli”.

Credits: Giorgia Bacis

UAU il Festival è stata quindi una piacevolissima sorpresa, un evento che anche se itinerante mi ha fatto venire voglia di seguirli e di scoprire che cosa hanno ancora in serbo per il loro pubblico.

Alla prossima!

Giorgia

Subconscio | Recensione EP

Progetto grafico di Luca Genovese

Subconscio è l’EP d’esordio di Subconscio per Totally Imported by Artist First.

Giulio Campaniello, classe 1992, originario di Rignano Garganico (FG) si trasferisce a Bologna all’età di due anni, e da quel momento diventa casa sua. Fin da giovanissimo entra nel Bologna Underground Movement (B.U.M.) come Dj, sviluppando la sua passione per la Bass Music. Nel 2014 si avvicina al mondo del neo soul, rnb, funk e jazz e negli anni seguenti conosce Davide Luzi, bassista e beatmaker noto con il moniker di “Luzee”.
Da subito si crea una forte sintonia e condivisione che porterà ad una fortunata collaborazione che sfocia nella composizione di due singoli e un tour in giro per l’Italia.
Nel 2020 Giulio firma per Totally Imported e dà vita al progetto #subconscio, un contenitore di idee privo di confini e ricco di storie che vuole raccontare attraverso la musica.

Subconscio ci presenta il suo progetto tramite l’EP omonimo, dando così un valore identitario ancor più netto al suo freschissimo lavoro in studio. Tutti i brani sono stati scritti e composti da Subconscio, hanno visto la collaborazione di diversi producer fra cui SubconscioIuzeeKappasaurJacopo Trapani Antonio De Donno. Mix e master sono stati curati rispettivamente da da Jacopo Trapani presso BH Studio e Andrea De Bernardi presso Eleven Mastering.

L’EP è composto da cinque brani, con i quali Subconscio si racconta e si presenta al pubblico rivendicando la sua passione e la sua vicinanza al mondo funk e jazz, espressa chiaramente nel suo sound, insieme a un tocco di originalità e sperimentazione.
L’EP si apre con la traccia instrumental intitolata Intro, per proseguire poi con Giungla che è il singolo estratto da questo lavoro. Con questa traccia Subconscio dichiara di portarci nel suo mondo e lo fa con un sound e con un tono allegri e accattivanti.
Segue Guarda Oltre, un featuring con KAPPASAUR, dove l’artista alimenta il fiume in piena di parole che caratterizza il suo lavoro.
La quarta traccia è Notte, un intermezzo più pacato e riflessivo dove Subconscio ci ricorda che “la notte consiglia il sentiero”.
L’EP si chiude con il secondo featuring Wicked Smile insieme a No Fang: una traccia metà in italiano e metà in inglese dove Subconscio sfoggia un flow più rapido, che lo avvicina di più al rap classico.

L’EP ne suo complesso risulta chiaramente il frutto di una ricerca personale, con testi a tratti metaforici, ma sempre molto diretti, il tutto accompagnato da sonorità moderne, che mescolano neo-soul e R&B.

“Questo EP è la rappresentazione del processo creativo che ha portato alla definizione di Subconscio, per questo il titolo del disco rispecchia il nome del progetto stesso. Sono passati quattro anni da quando ho iniziato a lavorare alle prime bozze e durante tutto questo tempo ho avuto modo di ascoltarmi dentro, di aprirmi e di scavare di più nel mio profondo. Mi sono ritrovato davanti a notti inquiete, consigli sbagliati e sorrisi ingannevoli, che hanno completamente offuscato ciò che realmente desideravo inseguire nella mia vita. Per questo ho deciso di combattere e tradurre i miei sentimenti, la rabbia e le emozioni sotto forma di musica e parole. In questo primo lavoro era importante dar spazio a tutte le sfumature artistiche che mi hanno accompagnato nel percorso di crescita.”

Potete ascoltare Subconscio qui

Giorgia

The Day After #NewMusicFriday | Episodio 7

The Day After #NewMusicFriday | Episodio 7

Benvenuti al primo episodio di The Day After #NewMusicFriday: fase 2 edition.

In completo stile Jim Moriarty, dopo due settimane di pausa non posso che chiedervi: “did you miss me?”

Nonostante la rubrica si sia temporaneamente fermata, la musica ha continuato a proporci novità su novità ogni settimana, tenendoci come sempre tanta compagnia in questo momento storico sempre più assurdo e paradossale.

Come al solito, quindi, oggi sono qui per raccontarvi dei miei pezzi preferiti usciti durante la giornata di ieri venerdì 8 maggio.

  • Parlo ai cani, Da Blonde

Volevo realizzare questo progetto da anni, volevo semplicemente che le mie canzoni mi rappresentassero.
Fare musica per me è come una terapia, mi aiuta ad accettare la realtà, avevo semplicemente voglia e bisogno di scrivere quello che sentivo senza che per forza qualcuno dovesse dirmi quanto andasse bene o meno .
Volevo che fosse essenziale, che la gente potesse conoscermi semplicemente ascoltandomi, il mio intento era realizzare qualcosa che emozionasse me per prima, e che somigliasse alle cose che mi hanno sempre fatto appassionare”.

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  • DAZED, Kety Fusco

“Per me la vita è troppo complicata. Per questo ho imbracciato un’arpa all’età di 6 anni e non l’ho più mollata. Ho sempre vissuto una sorta di autismo nei confronti dell’arpa e della musica classica. Mi sentivo viva se potevo suonare la musica di Bach, Debussy, Ravel per 8 ore al giorno, ma appena mettevo la testa fuori dalla mia bolla subivo uno shock emotivo e fisico.
Ecco, quando devo affrontare la realtà mi sento DAZED. E questo disco è per me qualcosa che fino a due anni fa era impensabile. È una sorta di tentativo di combattere questa sensazione. È il mio primo passo nella vita reale. In questi brani c’è tutto il mio turbamento e la mia voglia di lasciarmi alle spalle un percorso che è stato pericoloso.”

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  • I pesci non invecchiano mai, Brando Madonia

“I pesci non invecchiano mai non vuole raccontare una storia: sono pensieri, sensazioni, emozioni anche solo temporanee trasposte in musica. Come fosse un sogno in bilico con la realtà. C’è desiderio di una ripartenza, di una rivincita nella vita

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  • Isolation, Ophelia Lies

Isolation nasce in pieno isolamento, nelle rispettive case del duo italo-britannico in quartieri diametralmente opposti di una città in quarantena. La canzone è il frutto di questa nuova realtà a cui la musica prova ad adattarsi, in ogni angolo del pianeta. 

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A questo punto non mi resta che augurarvi buon weekend e ricordarvi che sui Navigli a creare assembramenti non si può andare: piuttosto restate a casa ad approfittare di tutte queste splendide nuove uscite.

Alla prossima settimana!

Giorgia

The Day After #NewMusicFriday | Episodio 6

The Day After #NewMusicFriday | Episodio 6

Vorrei iniziare l’episodio di oggi facendoti un applauso perchè se stai leggendo vuol dire che sei sopravvissut* a un venerdì 17, in un anno bisestile, durante una pandemia. Mica roba da poco!

All’industria musicale però le superstizioni non interessano e anche ieri siamo stati inondati da tante belle cose nuove: di seguito le mie preferite

  • Archetype, Coma Berenices

Il nome dell’LP fa riferimento ad una piccola costellazione visibile nelle notti primaverili o estive quando il cielo non è inquinato. Secondo il mito greco, si trova lassù da quando la regina Berenice fece voto solenne di consacrare ad Afrodite la sua bellissima chioma come pegno d’amore.
Un viaggi di 6 brani, tra cui Keep Your Feet On The Stars Pt 1 e Keep Your Feet On The Stars Pt 2:ascoltando una nave nel cielo, i suoni nel mattino e la luce del giorno negli occhi. Ti manca la terra sotto ai passi e hai disperso la tua immagine negli specchi della casa. Le chitarre come una bora nei temporali in cui le nuvole piangono di gioia.” 

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  • Fire in the Jungle, Godblesscomputers

Questo è il primo pezzo del disco che ho registrato e segna l’inizio dell’esplorazione del mio personaggio. L’immagine al fulcro di questo pezzo è senz’altro quella del fuoco: è stata la prima volta che i nomi dei brani apparivano così chiari nella mia mente, come se esistessero già da qualche parte.

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  • La Belle Dame, Valerio Bruner

Da sempre in viaggio nel raccontare il suo punto di vista sull’emotività, il giovane cantautore partenopeo ci ha regalato un album dalla narrazione poetica nel quale vengono rievocati i tratti sottili e nobili delle donne. Un disco sincero, ricco di spunti e riflessioni, dedicato a coloro che con coraggio e determinazione combattono ogni giorno per il proprio essere donna e per la propria individualità.

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E anche per oggi è tutto, alla prossima settimana.

Giorgia

The day after #NewMusicFriday | Episodio 5

The day after #NewMusicFriday | Episodio 5

Buon sabato e buona vigilia di Pasqua (is that even a thing?).

Anche oggi torno per proporvi le mie uscite preferite della giornata di ieri 10 Aprile.

  • Torino metropolitana, Simo Veludo

“Torino Metropolitana è un pezzo polemico ed allo stesso tempo ironico che parla della situazione della musica live a Torino (e non solo).
È una protesta verso quei modi di pensare vecchi, arroganti, strafottenti, tipici della maggior parte di locali dove si fa musica live. La cosa più bella è che diversi artisti di Torino hanno aderito al messaggio supportandolo e partecipando alla realizzazione del video del pezzo!”

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  • Missing in Space, Hendrix

Hendrix è un musicista con la passione per la cinematografia che ha deciso di affiancare alla sua musica delle animazioni futuristiche per esprimere meglio i suoi più profondi sentimenti.
Missing in Space è il quinto video della saga iniziata dall’artista. I quattro video precedenti spaziano dal sentimentale allo stravagante, raccontando l’amore in tutte le sue sfumature.

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  • Il Gioco, Sativa Rose

“È il gioco della vita, con le sue dinamiche. In cui spesso si fa una passo avanti per poi farne due indietro, come sopraffatti da una scala di valori malata. Questo appiattimento disilluso crea un senso di oppressione, dal quale credo molti vorrebbero fuggire.”

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  • Continenti, Elasi

“Mai come oggi la narrazione di un amore vissuto tra Skype ed attese può essere capita così a fondo. Continenti è un manifesto dei giorni d’oggi dove due anime possono essere legate malgrado un’enorme lontananza spaziale. Lunghe attese, videochiamate e interruzioni diventano un mantra che si ripete fino a diventare una magnifica ossessione musicale”.
L’artista trasporta l’ascoltatore in un mondo di beat etnici, elettronica ricercata e rime colme di introspettività e sentimenti sinceri.

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Spero come al solito di avervi dato degli spunti interessanti per gli ascolti del vostro weekend e che possano allietare questo periodo di isolamento che sembra essere infinito (ma che non lo sarà -se tutti facciamo il nostro dovere-).

Alla prossima settimana!

Giorgia

The Day After #NewMusicFriday | Episodio 4

The Day After #NewMusicFriday | Episodio 4

Same not-so-old rubrica, but a different sabato di quarantena.

Anche questo sabato torno a consigliarvi alcune delle mie uscite preferite che nel marasma generale del #NewMusicFriday di ieri sono passate inosservate.

  • Borderwall, SWED

Border Wall è il titolo del nuovo EP di SWED, un lavoro raffinato e ambizioso, che nasce con lo scopo di unire il mondo dell’Hip-Hop e dei campionamenti, con quello degli strumenti suonati tipici dell’universo jazz.
Il cantato di SWED è lontano da qualsiasi paragone con lo scenario contemporaneo, se da un lato esprime un’emotività quasi recitata, dall’altro si lega all’ascoltatore grazie a un’atmosfera intimista che deriva anche dal suo timbro profondo e cavernoso.

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  • Namastereo, YOSON

“Un album in cui suonano batterie elettroniche, percussioni, voci, kalimba, beatbox, marranzano vietnamita, body percussion, bidoni e oggetti e che rappresenta per la one man orchestra il manifesto del suo nuovo sound, il “free-pop”: libero, psichedelico, articolato, evocativo, ossessivo, politico, elettronico, industriale, popolare.
L’utilizzo del suono degli oggetti e lo studio delle possibilità della voce passano da una massiccia effettistica, che rende il lavoro più vicino a sonorità sintetiche/industriali e spesso psichedeliche. Complesse poliritmie, riff in loop che divengono “mantra”, uso di oggetti quotidiani, voci filtrate e diplofonie sono il trademark di questo esperimento dalle influenze molteplici e singolari: dagli Area a Bobby Mc Ferrin, dai Justice agli Einstürzende Neubauten”.

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  • Dogrose, Left on Tenth

Questo nuovo singolo dei Left on Tenth è una rock ballad che ricorda il wild-westcon alcuni accenni al blues melodico e ai corni di ispirazione latina e al primo ascolto sembra familiare grazie ai suoi temi di amore, vendetta, adattamento e ritorno a casa.

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  • Morsi, testacoda

“Morsi parla stranamente di relazioni e stranamente non va mai bene, credo che potrebbe essere un DLC della storia di “akira” perché parlo della mia situazione mentale all’inizio e alla fine di quella relazione.
A questo punto non so più cosa dire e come dirlo quindi lascio questo e spero che vi basti.”

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Anche per questa settimana i miei consigli terminano qui, alla prossima!

Giorgia

The Day After #NewMusicFriday | Episodio 3

The Day After #NewMusicFriday | Episodio 3

The Day After #NewMusicFriday continua con il terzo episodio (anche perchè io continuo a dare per scontato che aspettiate con ansia i miei consigli e che vi interessino)

Tra le uscite di ieri venerdì 27 Marzo e di questa settimana, oggi vi segnalo:

  • Magellano, FLORIDI

“Le baiser de l’Hotel de Ville (1950): è da una famosissima foto di Robert Doisneau che è arrivata l’ispirazione per Magellano. Un’immagine chiara nella mente di tutti: il bacio cristallizzato tra un uomo e una donna mentre intorno la routine scorre, si fa movimento, scivola via negli «sguardi distaccati» della gente. Ho poi però trasfigurato la scena in un’ambientazione completamente diversa: a Parigi ho sostituito un porto, ai due protagonisti Magellano e una sua amata immaginaria. La fotografia è quindi diventata per me il racconto di un addio, non tragico, nemmeno triste, anzi necessario. Il cuore di entrambi è pieno. La partenza apre l’orizzonte alla scoperta di nuovi mondi. La separazione si fa apertura dei confini, punto di forza della coppia. Alla base di tutto c’è una mia convinzione personale: non c’è amore senza libertà.”

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  • Tarantino, NOPE

“Tarantino è il secondo singolo dei NOPE band Alternative EmoTrap. Brano introspettivo e crudo, parole malinconiche raccontano il drammatico sfogo della vita di molti giovani che provano a piegare le sbarre di ferro che la vita presenta quotidianamente per evitare di restare intrappolati nella propria gabbia.
Un beat trap in stile Lil Peep accompagna le strofe colorate da chitarre emo che suonano come pennellate rabbiose di un dipinto che disperatamente ricerca il senso della propria esistenza. Avvilimento costante in un flusso di coscienza che porta al grido finale del ritornello dove la strumentale amalgamata da chitarre distorte e piatti di batteria rumorosi manifesta tutta l’angoscia di quattro ragazzi felici che tentano di realizzare i propri sogni in una vita fatta di ostacoli”.

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  • We Promise, TNM

“We Promise” nasce  da quelle promesse che ognuno di noi si fa e che spesso, purtroppo, finiscono nel dimenticatoio. È un disco per ricordare il passato, i ricordi felici e quelli più tristi, per imparare a migliorare il nostro futuro apprendendendo dai nostri stessi errori. In questo Ep ci sono tutte le emozioni che i ricordi ci lasciano come rabbia, tristezza, nostalgia”.

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  • Vorrei vedere il mare, Damiank

“Vorrei vedere il mare è un brano che nasce dal legame con la mia città, Rimini. Molti riminesi sparsi per l’Italia sentono costantemente la necessità di ritornare al loro porto, e non sanno nemmeno spiegarti quale sia la reale motivazione. Era un periodo che ascoltavo molto il cantautore canadese Bahamas, mi affascinava il suo nome così esotico associato ad un artista di un paese settentrionale e particolarmente freddo. Lui e il suo suono suggestivo e delicato hanno ispirato questa canzone che parla del desiderio che si scontra con la realtà e dell’importanza dei punti di vista”.

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Non mi resta che augurarvi buon ascolto e buon weekend!

Keep safe!

Giorgia