MALPELA: TRA IRONIA E FUMETTI

Abbiamo incontrato Gloria Mazzilli, in arte Malpela: una ragazza che canta, scrive ma non si definisce cantautrice. Ci ha parlato un po’ di lei; del suo progetto discografico Ernia al Disco al quale sta lavorando con Romina Dimo, Giulia Guareschi e Pietro Ubaldi e del progetto riguardante il merchandise sviluppato con Cristina Francesca.  

Ciao Gloria, parlaci un po’ di te

Mi chiamo Gloria Mazzilli e ho 24 anni. Vengo da Bareggio, un paesino in provincia di Milano immerso nel verde. Al momento sto frequentando un master in Editoria e produzione musicale a Milano.

Da quanto suoni? Perchè hai iniziato?

A 9 anni ho seguito per un anno un corso di chitarra ma mi sono stancata velocemente, così ho smesso. A 16 anni mia sorella mi ha regalato un ukulele e da lì ho ricominciato a suonare, facendomi tornare la voglia di riprendere in mano anche la chitarra. A 17 anni ho quindi ricominciato a strimpellare per conto mio senza seguire nessun corso, infatti non suono benissimo ma quello che mi basta per scrivere le canzoni.

Da dove nasce il nome d’arte Malpela?

Malpela deriva ovviamente dal Rosso Malpelo di Verga. Inizialmente nasce come uno scherzo: un’amica mi dice che su Instagram sarebbe carino se mi chiamassi Rossa Malpela, per via dei miei capelli rossi. Da qui la gente ha iniziato a chiamarmi in questo modo e siccome la cosa non mi dispiaceva ho deciso di farne il mio nome d’arte, anche perché è molto identificativo. Con Malpelo sento di avere in comune il fatto di essere venduti come cattivi, ma non esserlo veramente.

Puoi anticiparci qualcosa del nuovo album? 

Il nuovo album sarà un’ EP di 6 pezzi e si chiamerà Ernia al Disco per tre motivi:

Il primo è che ho effettivamente un’ernia al disco.

Il secondo è che questo problema fisico a mio parere potrebbe essere metaforicamente anche una patologia dell’ambiente musicale, un difetto che io personalmente ho riscontrato in questo ambito.

L’ultimo motivo è che Ernia al Disco è il titolo di una mia canzone, l’unica che non parla d’amore ma è appunto una sorta di critica all’ambiente musicale. Questa canzone non ci sarà nel disco ma volevo comunque fosse presente e quindi l’ho scelta come titolo dell’EP.

Lo stile che caratterizza tutto il lavoro è ricco di ironia e sarcasmo, le armi di cui mi avvalgo per raccontare quelle situazioni sentimentali che alla mia età sono difficili da spiegare ma anche e soprattutto per riderci sopra e non prendere la vita troppo seriamente.

Qualche indizio più specifico sulle canzoni?

Per quanto riguarda le canzoni vi posso dare tre anticipazioni:

La prima si intitola Murphy e parla delle sfortune che hanno caratterizzato il mio segno nel 2017, quello dei gemelli. L’ho scritta a partire da una riflessione: non mi sembrava possibile che solo io fossi così sfortunata e quindi in questa canzone do la colpa a qualcun altro. Un aneddoto divertente che riguarda Murphy è che è una canzone scritta sotto la doccia: avevo già l’armonia e la melodia della chitarra ma non riuscivo ad incastrarci il testo. Poi sotto la doccia ho iniziato a canticchiare e sono dovuta uscire mezza bagnata per scrivere l’idea su un foglio.

La seconda canzone si intitola Pattume ed è la prima effettivamente sensata che ho scritto. É nata nel 2017 in modo abbastanza strano: all’inizio avevo solo una strofa e il ritornello e poi un annetto fa le mie chitarriste Romina e Giulia mi hanno suggerito di scrivere anche la seconda parte. Parla della fine di una storia d’amore dove io paragono il mio corpo all’immondizia e raccomando l’altra persona di fare attenzione alla raccolta differenziata, indicandole dove buttare ogni parte di me. 

La terza canzone è Non finisco mai nien, canzone in cui è come se le mie due personalità si parlassero e una rimproverasse l’altra per il fatto che non riesce mai a finire niente. Allo stesso tempo l’altra personalità vuole impegnarsi a fare qualcosa per aiutare la prima personalità. È dedicata a me stessa ma volendo si può estendere anche a una terza persona.

Dove ti vedi tra 5 anni?

Spero di lavorare nella musica ma non vorrei mai che la mia velleità di scrivere canzoni diventi il mio lavoro. Non voglio diventare famosa, mi interessa parlare. Voglio lavorare nella musica ma dietro le quinte e continuare a coltivare questo mio hobby di scrittura.

Cosa significa la musica per te?

La musica per me è divertimento ed è per questo non scrivo mai testi tristi, lo faccio perché mi devo divertire.

Artisti di riferimento e che ti piacciono?

Gli artisti in cui mi rivedo di più in termini di stile di scrittura sono Margherita Vicario, cantautrice romana e attrice, e Galeffi. Mi piacciono molto anche Calcutta e Gazzelle. Invece, una canzone che quando l’ho sentita ho detto “questa avrei dovuto scriverla io” è Buona sfortuna de Lo stato sociale: si rifà molto al mio genere con il suo parlare di una cosa tristissima ma in modo divertente.

Descrivi il disco in 3 parole

Acustico, divertente, leggero.

Parlaci del progetto di merchandise che hai già sviluppato intorno al disco

Io e la mia amica illustratrice Cristina Francesca, abbiamo deciso di lavorare al disco insieme: io scrivo le canzoni insieme a Giulia, Romina e Pietro e Cristina si dedica alla parte delle illustrazioni, facendo di me un personaggio quasi fumettistico, buffo e da non prendere sul serio. Il filo conduttore del disco sono quindi io come personaggio e un filo vero e proprio che rappresenta l’amore.

Da questa idea è nato anche il merchandise che abbiamo deciso di vendere prima del disco sia per questioni tempistiche sia per iniziare a fare affezionare le persone alla mia immagine. Abbiamo realizzato delle magliette, delle spille e degli adesivi. 

I soldi ricavati dal merch mi permetteranno concretamente di realizzare il disco, insieme a quelli ricavati da un bellissimo regalo che mi hanno fatto i miei amici per la laurea: mi hanno regalato un barattolo chiamato per il tuo disco nel quale ognuno di loro ha contribuito come poteva. Questo barattolo già esisteva in casa mia e gli amici che entravano potevano mettere il loro contributo, che molto spesso erano caramelle. 

Da quel momento è nata l’idea vera e propria di fare un disco: prima era solo un “sì magari tra qualche anno lo farò” e invece ora sta arrivando!

Malpela sui social: Facebook, Instagram

Giorgia

ROBERTA FINOCCHIARO – SOMETHING NEW | RECENSIONE ALBUM

Nel #NewMusicDistress di lunedì vi abbiamo presentato Roberta Finocchiaro e oggi siamo qui per parlare più nello specifico del suo ultimo progetto musicale dal titolo Something True.

L’album è composto da nove tracce che raccontano l’essere una giovane donna e l’ordine in cui sono presentate rende il disco scorrevole e piacevole all’ascolto. 

Il mood e il sound nel complesso ricordano una giovane Taylor Swift ai tempi di Fearless, con sonorità tranquille e dolci ma allo stesso tempo accattivanti e ritmate.

Delle nove tracce, otto sono in inglese e Roberta ha una pronuncia notevole, caratteristica per nulla scontata quando si parla di interpreti italiani che cantano in lingua straniera.

Analizzando il disco traccia per traccia notiamo come Roberta abbia voluto raccontarsi tramite le sue canzoni ed è stata molto brava a cantare di situazioni e sentimenti che arrivano in modo diretto all’ascoltatore, o in questo caso all’ascoltatrice.

La prima traccia si intitola Lies e parla del “cambiare pagina”, del lasciare al passato le cose negative e guardare al futuro. Invita a non dare spazio alle persone false nella propria vita e avere una visione positiva verso il futuro.

È seguita da Build My Heart, canzone scritta dopo un viaggio a Londra e dopo aver visto per la prima volta il concerto del suo musicista preferito, John Mayer. Roberta ci ha raccontato di aver dedicato questo pezzo alla sua produttrice Simona per ringraziarla del suo supporto, del suo affetto e per tutte le belle esperienze fatte insieme.

La terza traccia del disco si intitola Be Myself ed è stata la prima canzone scritta per questo album. È nata con la chitarra acustica e al pianoforte con il padre. Il messaggio del pezzo è di pensare più spesso a quello che abbiamo di buono nella nostra vita e non dare nulla per scontato, in particolare nei rapporti interpersonali.

Subito dopo troviamo Something True, brano che dà il titolo all’intero album. È un pezzo molto positivo che racchiude tutti i pensieri di Roberta nati prima di partire per Memphis.

A metà del disco è posizionata Leaf in a Hurricane, personalmente la mia preferita. Roberta ci ha raccontato che il pezzo è nato dopo un viaggio in Irlanda e che racchiude le sensazioni di una musicista che suona viaggiando: racconta le ansie, la distanza da casa ma anche la bellezza di sentirsi una foglia in un uragano, ritrovarsi in posti nuovi, innamorarsi, e condividere la propria musica con il resto del mondo.

La sesta traccia, Love Changing, parla di quando capisci che un amore si sta consumando: l’amore cambia, si trasforma e a volte svanisce. Roberta con questa canzone sostiene che bisognerebbe coltivare i sentimenti, non lasciarli andare.

Avvicinandoci verso la fine troviamo Paura, l’unico brano in italiano di tutto il disco. Paura parla dell’insicurezza, dell’ansia e del fatto che la cantante riesca a sentirsi al sicuro soltanto quando si trova con la musica. “Mi sento a casa quando sono sul palco con la mia chitarra”, dice.

La penultima canzone è When I’m Starting To Love You e racchiude tutte le domande e le risposte che nascono nel momento in cui capisci di amare una persona.

Something True si chiude con Honey Tree, una canzone molto personale. Con questo pezzo Roberta racconta di come abbia sempre trovato nella natura, come nella musica, un conforto: stare in mezzo a un bosco, guardare un tramonto, un cielo stellato, sono per lei un’ottima cura per l’anima quando ci sentiamo giù.

Non ci resta che lasciarvi all’ascolto di Something True su Spotify e fare a Roberta un grosso in bocca al lupo!

Giorgia

”MI AMI, TI AMO” – RECENSIONE CONCERTO 2019

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Crediti foto: MI AMI Festival – FB

Come ormai la maggior parte di voi saprà, da 15 anni a questa parte al Magnolia di Milano si tiene il MI AMI Festival, il festival della musica bella e dei baci.

Lo slogan dell’edizione di quest’anno è stato AMOR VINCIT OMNIA, un’esplicita ode alla potenza dell’amore in tutte le sue forme, compreso quello per la musica.

Il festival è durato dal 24 al 26 Maggio 2019 e, nonostante le avverse previsioni meteorologiche che annunciavano pioggia, temporali e tempeste, sono stati tre giorni asciutti all’insegna del divertimento e dello stare in compagnia, tanto delle persone come della musica.

La line-up era ricchissima sia di nomi ormai già grandi, come Mahmood, Fast Animals and Slow Kids, Motta, Nitro, Ensi, Luca Carboni, Franco 126 e Coma Cose, sia di artisti emergenti come Chadia Rodriguez, Myss Keta, La Rappresentante di ListaI Hate My Village e molti altri! (Per la line-up completa vedi https://www.miamifestival.it/2019/programma.php)

Non possedendo ancora il dono dell’ubiquità non è stato possibile assistere alle performance di tutti gli artisti presenti al festival, ma quelle scelte sono state assolutamente più che soddisfacenti.

Da novizia della scena indie italiana, sono rimasta molto sorpresa da come anche un tipo di musica che alle mie orecchie sembrava banale e senza significato, sia stata in grado di muovermi e di intrattenermi per tre giorni interi. Se dovessi scegliere le mie tre esibizioni preferite sicuramente farei i nomi di: Mahmood, Fast Animals and Slow Kids e Myss Keta. Il primo perchè la mia anima pop non ha potuto resistere ad un’esibizione così pazzesca: Alessandro tiene il palco in modo naturale, ha una voce strepitosa ed è sicuramente all’altezza della sua vittoria a Sanremo e del suo secondo posto all’Eurovision Song Contest. Inoltre ha arricchito la sua performance invitando sul palco Sfera Ebbasta per Calipso, e Gué Pequeno per duettare su Soldi

I FASK sono stati la mia personale rivelazione di questo festival: se dopo aver ascoltato sotto consiglio (o per meglio dire obbligo) di un’amica il loro ultimo album ne ero rimasta piacevolmente sorpresa, la loro esibizione live mi ha rubato il cuore rendendomi pronta a seguirli in giro per l’Italia senza se e senza ma! Sul palco hanno una carica incredibile, Aimone (il cantante) particolarmente, e con il loro stile rock n’roll interagiscono e intrattengono il pubblico non lasciando altra opzione se non quella di saltare e cantare insieme, facendo passare in secondo piano anche gli evidenti problemi di volume che si sono presentati quella sera

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Crediti foto: MI AMI Festival – FB

Ultima, ma non per importanza, l’esibizione di Myss Keta.

Lo ammetto, non ero per niente convinta di volerla vedere dal vivo: il suo album mi ha lasciata molto perplessa e l’ho trovato abbastanza scadente, ma non appena la Myss è salita sul palco esordendo con un semplice “ciao Milano”, sono stata conquistata. Nonostante i testi delle sue canzoni siano come si dice oggi, “trash”, Myss Keta è una vera e propria entertainer: durante la sua ora sul palco ci ha fatti ballare, cantare, ridere e ci ha portato anche degli ospiti d’eccezione tra cui Elodie e di nuovo Gué e lo stesso Mahmood. È stato un concerto molto piacevole che mi ha fatto ricredere su di lei come artista.

Insieme a tutto questo, bisogna anche sottolineare l’incredibile atmosfera che si respira solo passeggiando all’interno del parco che ospita il festival: è un ambiente familiare, anche per chi ci mette piede per la prima volta, ci si sente circondati da vecchi amici con i quali prendere una birra e fare due chiacchiere.

Il fatto che oltre alla musica fossero presenti anche artisti, grafici, letture di poesie, talks e attività culturali, rende l’ambiente del MI AMI pluritematico e stimolante, senza lasciare il minimo spazio alla noia. (Per la lista completa degli artisti di MI PARLI e MI FAI visitate il sito ufficiale del festival – https://www.miamifestival.it/2019/index.php)

Mi ritengo molto soddisfatta della mia prima esperienza a questo festival e ci sono ottime possibilità che il prossimo anno ricada nell’acquisto dell’abbonamento, anche perchè i braccialetti riservati agli abbonati sono davvero molto carini.

Giorgia