MALPELA: TRA IRONIA E FUMETTI

Abbiamo incontrato Gloria Mazzilli, in arte Malpela: una ragazza che canta, scrive ma non si definisce cantautrice. Ci ha parlato un po’ di lei; del suo progetto discografico Ernia al Disco al quale sta lavorando con Romina Dimo, Giulia Guareschi e Pietro Ubaldi e del progetto riguardante il merchandise sviluppato con Cristina Francesca.  

Ciao Gloria, parlaci un po’ di te

Mi chiamo Gloria Mazzilli e ho 24 anni. Vengo da Bareggio, un paesino in provincia di Milano immerso nel verde. Al momento sto frequentando un master in Editoria e produzione musicale a Milano.

Da quanto suoni? Perchè hai iniziato?

A 9 anni ho seguito per un anno un corso di chitarra ma mi sono stancata velocemente, così ho smesso. A 16 anni mia sorella mi ha regalato un ukulele e da lì ho ricominciato a suonare, facendomi tornare la voglia di riprendere in mano anche la chitarra. A 17 anni ho quindi ricominciato a strimpellare per conto mio senza seguire nessun corso, infatti non suono benissimo ma quello che mi basta per scrivere le canzoni.

Da dove nasce il nome d’arte Malpela?

Malpela deriva ovviamente dal Rosso Malpelo di Verga. Inizialmente nasce come uno scherzo: un’amica mi dice che su Instagram sarebbe carino se mi chiamassi Rossa Malpela, per via dei miei capelli rossi. Da qui la gente ha iniziato a chiamarmi in questo modo e siccome la cosa non mi dispiaceva ho deciso di farne il mio nome d’arte, anche perché è molto identificativo. Con Malpelo sento di avere in comune il fatto di essere venduti come cattivi, ma non esserlo veramente.

Puoi anticiparci qualcosa del nuovo album? 

Il nuovo album sarà un’ EP di 6 pezzi e si chiamerà Ernia al Disco per tre motivi:

Il primo è che ho effettivamente un’ernia al disco.

Il secondo è che questo problema fisico a mio parere potrebbe essere metaforicamente anche una patologia dell’ambiente musicale, un difetto che io personalmente ho riscontrato in questo ambito.

L’ultimo motivo è che Ernia al Disco è il titolo di una mia canzone, l’unica che non parla d’amore ma è appunto una sorta di critica all’ambiente musicale. Questa canzone non ci sarà nel disco ma volevo comunque fosse presente e quindi l’ho scelta come titolo dell’EP.

Lo stile che caratterizza tutto il lavoro è ricco di ironia e sarcasmo, le armi di cui mi avvalgo per raccontare quelle situazioni sentimentali che alla mia età sono difficili da spiegare ma anche e soprattutto per riderci sopra e non prendere la vita troppo seriamente.

Qualche indizio più specifico sulle canzoni?

Per quanto riguarda le canzoni vi posso dare tre anticipazioni:

La prima si intitola Murphy e parla delle sfortune che hanno caratterizzato il mio segno nel 2017, quello dei gemelli. L’ho scritta a partire da una riflessione: non mi sembrava possibile che solo io fossi così sfortunata e quindi in questa canzone do la colpa a qualcun altro. Un aneddoto divertente che riguarda Murphy è che è una canzone scritta sotto la doccia: avevo già l’armonia e la melodia della chitarra ma non riuscivo ad incastrarci il testo. Poi sotto la doccia ho iniziato a canticchiare e sono dovuta uscire mezza bagnata per scrivere l’idea su un foglio.

La seconda canzone si intitola Pattume ed è la prima effettivamente sensata che ho scritto. É nata nel 2017 in modo abbastanza strano: all’inizio avevo solo una strofa e il ritornello e poi un annetto fa le mie chitarriste Romina e Giulia mi hanno suggerito di scrivere anche la seconda parte. Parla della fine di una storia d’amore dove io paragono il mio corpo all’immondizia e raccomando l’altra persona di fare attenzione alla raccolta differenziata, indicandole dove buttare ogni parte di me. 

La terza canzone è Non finisco mai nien, canzone in cui è come se le mie due personalità si parlassero e una rimproverasse l’altra per il fatto che non riesce mai a finire niente. Allo stesso tempo l’altra personalità vuole impegnarsi a fare qualcosa per aiutare la prima personalità. È dedicata a me stessa ma volendo si può estendere anche a una terza persona.

Dove ti vedi tra 5 anni?

Spero di lavorare nella musica ma non vorrei mai che la mia velleità di scrivere canzoni diventi il mio lavoro. Non voglio diventare famosa, mi interessa parlare. Voglio lavorare nella musica ma dietro le quinte e continuare a coltivare questo mio hobby di scrittura.

Cosa significa la musica per te?

La musica per me è divertimento ed è per questo non scrivo mai testi tristi, lo faccio perché mi devo divertire.

Artisti di riferimento e che ti piacciono?

Gli artisti in cui mi rivedo di più in termini di stile di scrittura sono Margherita Vicario, cantautrice romana e attrice, e Galeffi. Mi piacciono molto anche Calcutta e Gazzelle. Invece, una canzone che quando l’ho sentita ho detto “questa avrei dovuto scriverla io” è Buona sfortuna de Lo stato sociale: si rifà molto al mio genere con il suo parlare di una cosa tristissima ma in modo divertente.

Descrivi il disco in 3 parole

Acustico, divertente, leggero.

Parlaci del progetto di merchandise che hai già sviluppato intorno al disco

Io e la mia amica illustratrice Cristina Francesca, abbiamo deciso di lavorare al disco insieme: io scrivo le canzoni insieme a Giulia, Romina e Pietro e Cristina si dedica alla parte delle illustrazioni, facendo di me un personaggio quasi fumettistico, buffo e da non prendere sul serio. Il filo conduttore del disco sono quindi io come personaggio e un filo vero e proprio che rappresenta l’amore.

Da questa idea è nato anche il merchandise che abbiamo deciso di vendere prima del disco sia per questioni tempistiche sia per iniziare a fare affezionare le persone alla mia immagine. Abbiamo realizzato delle magliette, delle spille e degli adesivi. 

I soldi ricavati dal merch mi permetteranno concretamente di realizzare il disco, insieme a quelli ricavati da un bellissimo regalo che mi hanno fatto i miei amici per la laurea: mi hanno regalato un barattolo chiamato per il tuo disco nel quale ognuno di loro ha contribuito come poteva. Questo barattolo già esisteva in casa mia e gli amici che entravano potevano mettere il loro contributo, che molto spesso erano caramelle. 

Da quel momento è nata l’idea vera e propria di fare un disco: prima era solo un “sì magari tra qualche anno lo farò” e invece ora sta arrivando!

Malpela sui social: Facebook, Instagram

Giorgia

ROBERTA FINOCCHIARO – SOMETHING NEW | RECENSIONE ALBUM

Nel #NewMusicDistress di lunedì vi abbiamo presentato Roberta Finocchiaro e oggi siamo qui per parlare più nello specifico del suo ultimo progetto musicale dal titolo Something True.

L’album è composto da nove tracce che raccontano l’essere una giovane donna e l’ordine in cui sono presentate rende il disco scorrevole e piacevole all’ascolto. 

Il mood e il sound nel complesso ricordano una giovane Taylor Swift ai tempi di Fearless, con sonorità tranquille e dolci ma allo stesso tempo accattivanti e ritmate.

Delle nove tracce, otto sono in inglese e Roberta ha una pronuncia notevole, caratteristica per nulla scontata quando si parla di interpreti italiani che cantano in lingua straniera.

Analizzando il disco traccia per traccia notiamo come Roberta abbia voluto raccontarsi tramite le sue canzoni ed è stata molto brava a cantare di situazioni e sentimenti che arrivano in modo diretto all’ascoltatore, o in questo caso all’ascoltatrice.

La prima traccia si intitola Lies e parla del “cambiare pagina”, del lasciare al passato le cose negative e guardare al futuro. Invita a non dare spazio alle persone false nella propria vita e avere una visione positiva verso il futuro.

È seguita da Build My Heart, canzone scritta dopo un viaggio a Londra e dopo aver visto per la prima volta il concerto del suo musicista preferito, John Mayer. Roberta ci ha raccontato di aver dedicato questo pezzo alla sua produttrice Simona per ringraziarla del suo supporto, del suo affetto e per tutte le belle esperienze fatte insieme.

La terza traccia del disco si intitola Be Myself ed è stata la prima canzone scritta per questo album. È nata con la chitarra acustica e al pianoforte con il padre. Il messaggio del pezzo è di pensare più spesso a quello che abbiamo di buono nella nostra vita e non dare nulla per scontato, in particolare nei rapporti interpersonali.

Subito dopo troviamo Something True, brano che dà il titolo all’intero album. È un pezzo molto positivo che racchiude tutti i pensieri di Roberta nati prima di partire per Memphis.

A metà del disco è posizionata Leaf in a Hurricane, personalmente la mia preferita. Roberta ci ha raccontato che il pezzo è nato dopo un viaggio in Irlanda e che racchiude le sensazioni di una musicista che suona viaggiando: racconta le ansie, la distanza da casa ma anche la bellezza di sentirsi una foglia in un uragano, ritrovarsi in posti nuovi, innamorarsi, e condividere la propria musica con il resto del mondo.

La sesta traccia, Love Changing, parla di quando capisci che un amore si sta consumando: l’amore cambia, si trasforma e a volte svanisce. Roberta con questa canzone sostiene che bisognerebbe coltivare i sentimenti, non lasciarli andare.

Avvicinandoci verso la fine troviamo Paura, l’unico brano in italiano di tutto il disco. Paura parla dell’insicurezza, dell’ansia e del fatto che la cantante riesca a sentirsi al sicuro soltanto quando si trova con la musica. “Mi sento a casa quando sono sul palco con la mia chitarra”, dice.

La penultima canzone è When I’m Starting To Love You e racchiude tutte le domande e le risposte che nascono nel momento in cui capisci di amare una persona.

Something True si chiude con Honey Tree, una canzone molto personale. Con questo pezzo Roberta racconta di come abbia sempre trovato nella natura, come nella musica, un conforto: stare in mezzo a un bosco, guardare un tramonto, un cielo stellato, sono per lei un’ottima cura per l’anima quando ci sentiamo giù.

Non ci resta che lasciarvi all’ascolto di Something True su Spotify e fare a Roberta un grosso in bocca al lupo!

Giorgia

CANOVA LIVE AL PARMA MUSIC PARK | RECENSIONE

Sabato sera siamo state al Parma Music Park, l’arena per gli spettacoli estivi della città di Parma, per la prima data del tour estivo dei Canova.

zpbmzTYlSNSEiSi0Jb5H3A
Crediti foto: Serena Casella

In una cornice simile a un mini festival che per certi versi mi ha ricordato un po’ il MI AMI: piccolo parco alberato con stand in cui poter mangiare cibo fresco e non i soliti panini pre concerto, banchetto del merch e due aree in cui poter comprare da bere, il tutto arricchito da tavoli in cui potersi rilassare in attesa del live.

I Canova salgono sul palco intorno alle 22:30 e intrattengono il pubblico per quasi un’ora e mezza suonando pezzi dal primo album, Avete Ragione Tutti, e dal secondo, Vivi Per Sempre. Ammetto di essere stata un po’ titubante al riguardo visto quanto poco mi abbia coinvolto questo ultimo lavoro in studio rispetto al primo, ma, per fortuna, Matteo, Fabio, Gabriele e Federico mi hanno fatta ricredere.

Canzoni che a primo impatto non mi avevano lasciato niente, come Shakespeare o Vivi Per Sempre, live hanno acquistato sicuramente una marcia in più. Per non parlare della chicca della serata, ossia la cover di Rolls Royce di Achille Lauro, che avevano già proposto durante la scorsa leg del tour.

Lo99AjPHSfa1V%KRtseAfQ
Crediti foto: Serena Casella 

Ma ciò che sicuramente riesce a scatenare il pubblico ai loro concerti sono le canzoni presenti nel primo album: da Expo a Threesome (la più acclamata e attesa dal pubblico).

C’è una cosa che però salta sempre all’occhio durante i loro concerti: la bravura nel suonare e il carisma che hanno come gruppo. Quindi nel complesso possiamo promuoverli a pieni voti, sperando di poterli rivedere presto dal vivo!

 

Serena

KAOS INDIA – WAVE | RECENSIONE ALBUM

Oggi, per la nostra rubrica #NewMusicDistress, vi parliamo di una band Modenese: i KAOS INDIA!

6

Gruppo indie-alternative rock nato nel 2012 nell’unico vecchio complesso di grattacieli costruito negli anni ’70 a Modena. I primi tempi sono un cocktail a base di feste, notti interminabili e tanto lavoro fatto al quarto piano di un decadente palazzo con vetrate sulle luci della città. Sono anni vissuti intensamente, con la speranza che quelle luci un giorno possano accendersi su di loro. Tra il 2011 ed il 2015 realizzano due EP ed un album totalmente autoprodotti, suonano tantissimo dal vivo percorrendo migliaia di chilometri e accettando ogni tipo di ingaggio, trovandosi a suonare nelle situazioni più varie e surreali.
Nel 2017, però, qualcosa cambia: iniziano a collaborare con il produttore Pietro Foresti che li aiuta a perfezionare la propria identità di band e con cui cominciano i lavori sulle tracce che saranno contenute nel nuovo album WAVE (Universal Music Italia – 2019). Il sound che ne esce è autentico e personale, ma universalmente riconoscibile e porta la band su palchi importanti fino ad aprire un concerto dei Placebo!
I Kaos India sono formati dal front-man Mattia Camurri, dal chitarrista Fresh, dal bassista Vince Moreo e dal batterista Joe Schiaffi.

phpThumb_generated_thumbnailjpg

WAVE è uscito lo scorso 2 febbraio 2019, prodotto dal già citato Pietro Foresti e distribuito da Universal Music Italia. Il quartetto di Modena si dice felice del traguardo raggiunto con questo ultimo disco, frutto di anni di incessante lavoro e contenente brani scritti dal gruppo in un periodo di importante evoluzione. A tal proposito Matt, cantante dell band, spiega: “Ci sono periodi nella vita che forzano cambiamenti. WAVE è un album che esplora gli aspetti delle relazioni interpersonali e delle forti emozioni ad esse legate, sia quelle positive che quelle negative. Se dovessi descriverlo attraverso una metafora vi inviterei ad immaginare di passeggiare sul bagnasciuga al crepuscolo, il sole è tramontato ma la luce non ha ancora ceduto completamente al buio. Le onde del mare possono accarezzarvi dolcemente la pelle nuda promettendovi che andrà tutto bene oppure, nel caso il mare (e con lui il vostro animo) sia agitato, colpirvi furiosamente fino a gettare il vostro cuore nel più profondo dei turbamenti”.

I KAOS INDIA sono sicuramente un gruppo che si distacca dalle rock band che abbiamo attualmente nel nostro Paese. Il loro sound, infatti, si avvicina molto di più a influenze che vengono da band come gli Oasis, con suoni perfetti tecnicamente che mischiano voce, chitarra, basso e batteria a testi cantati interamente in inglese. Quest’ultima caratteristica è una delle più importanti tra quelle che contraddistingue la band visto quanto poco la musica italiana azzardi con la lingua inglese e quanto il pubblico nostrano sia poco abituato ad ascoltare cose diverse linguisticamente (sul piano del rock, ovviamente).

Che dire se non che hanno tutte le carte in regola per diventare una delle band più ascoltate non solo in Italia ma anche all’estero? Qui sotto vi lasciamo il link al disco e vi consigliamo vivamente di ascoltarlo! Intanto noi non vediamo l’ora di poterli sentire live a giugno!

Link al disco: https://open.spotify.com/album/5oo14A21DG2OM7NvxhFYVJ?si=koXw3DtBTt-BhZfYkZ6G4w.

 

Tracklist:

A Second

Who Needs Who

Half

The Void

Don’t Stop

Call To Mind

Eyes 

Stay

Close 

Burn Away

 

Serena

I Segreti: Intervista alla nuova promessa dell’It-Pop

tempo-libero-generica-710660.610x431.jpg
Crediti foto: Jacopo Barattieri

Oggi vogliamo parlarvi dei Segreti, una band pop italiana nata a Parma nel 2013 e formata da Angelo Zanoletti, Emanuele Santona e Filippo Organini. Li abbiamo intervistati per farveli conoscere meglio ed ecco com’è andata!

Descrivetevi in tre parole alle persone che ancora non vi conoscono.  

Molto semplice: siamo bravissimi, incredibili e simpatici…

Come sono nate la band e il disco? 

Siamo nati nel 2013 con il nome “I Segreti di Charlotte”, nel corso degli anni e dopo vari cambi di formazione siamo arrivati ad avere quella attuale insieme a sei canzoni pronte per essere registrate. Inizialmente doveva essere addirittura un EP di prova, anche perché non avevamo mai lavorato in uno studio di registrazione. Poi successivamente ci siamo convinti di fare un vero e proprio disco aggiungendo altri due brani (“Come un cane e “Sofia”) In quel periodo abbiamo deciso di salutare definitivamente Charlotte rimanendo più semplicemente “ I Segreti”. 

Come mai avete scelto il nome I Segreti per la vostra band? 

L’abbiamo scelto perché credevamo potesse dare il giusto sfondo alle canzoni che facciamo. Secondo noi poteva creare il canale giusto per ascoltare meglio quello che abbiamo da dire.

Quando avete deciso che questo era ciò che volevate fare realmente nella vostra vita? 

In realtà è sempre stata una non scelta, dal momento in cui le cose le fai con naturalezza e spontaneità c’è poco da scegliere diciamo… Abbiamo iniziato e continuiamo semplicemente a fare ciò che ci piace (sperando di non aver sbagliato strada ovviamente). 

Il vostro primo EP si chiama I Segreti di Charlotte, come mai avete scelto proprio il nome Charlotte? 

L’abbiamo scelta semplicemente perché ci piaceva, se non ricordiamo male abbiamo scelto il nome appena uscita “Charlotte” dell’ “Officina della camomilla”. Il concetto dei Segreti e il senso del nome era già presente, dovevamo solo cercare un nome che ci piacesse e ci appartenesse.

Voi siete di Parma, ma nel vostro album c’è una canzone su Bologna: che rapporto avete con quest’ultima? 

Bologna è una città che amiamo molto, ognuno di noi ci ha vissuto qualcosa di diverso e per questo l’abbiamo scelta come ambientazione per questa storia d’amore, è una città che regala sempre tanto e chiede poco.

Quali sono i vostri riferimenti musicali? 

Ovviamente essendo un gruppo ognuno ha i suoi: diciamo che i nostri principali riferimenti sono sicuramente  De Gregori, Vasco e i The Beatles, poi ne potremmo scrivere altri mille.

Voi usate tantissimo Instagram, com’è il vostro rapporto con i social? 

I social sicuramente sono un’arma importante da usare ai giorni nostri, sono diventati il canale di comunicazione principale per rapportarsi col pubblico. Detto questo noi non ci sentiamo esagerati nell’usarli, ci teniamo molto di più a vivere la realtà dei concerti, conoscere le persone che ci seguono e trasmettere il più possibile le nostre emozioni sul palco. Che sia molto difficile stare fuori dai social è sicuramente vero però in fin dei conti sappiamo a cosa dare importanza.

È prevista l’uscita di un nuovo singolo tratto da Qualunque Cosa Sia?

Chissà… Su questo non ci pronunciamo…

Come sta andando il tour? Avete progetti dopo la fine dei live? 

Il tour sta andando molto bene, siamo molto contenti delle persone che stiamo conoscendo e che si spostano per venire ai nostri concerti. Questo aspetto crediamo sia qualcosa di impagabile. Una volta finite le date oltre a dormire, ci saranno sicuramente delle sorprese ma rispettando il nostro nome, non diremo quali…

Serena Alessia

#NewMusicDistres: le novità musicali della settimana

E come ogni venerdì eccoci qui con una carrellata di canzoni uscite oggi e durante l’ultima settimana! 😉

verdura-cover-Pinguini-Tattici-Nucleari.jpg
Crediti foto: Pinguini Tattici Nucleari (Facebook) 

VerduraPinguini Tattici Nucleari 

Stanza SingolaFranco126 ft. Tommaso Paradiso

Sentimento esteroLo Stato Sociale

E’ sempre belloCoez

7 ringsAriana Grande

Almost (Sweet Music)Hozier 

Land Of The FreeThe Killers

 

Buon ascolto!

Serena

Manfredi: Intervista alla nuova leva del cantautorato italiano

Non è venerdì, non c’è nessun #NewMusicFriday di mezzo, ma la nostra rubrica #NewMusicDistress è sempre operativa per farvi scoprire gli artisti emergenti che amiamo di più.

IMG_8329
Crediti foto: Manfredi – Instagram 

Oggi vi parliamo di un cantautore, Manfredi, con cui abbiamo avuto il piacere di fare due chiacchiere per scoprire qualcosa in più sulla sua musica e sulla sua vita. Noi l’abbiamo scoperto grazie ad Indie Italia e al suo primo singolo, 20143 Milano Navigli, e lo scorso 3 ottobre ha rilasciato il suo ultimo singolo Noi meno tu. Speriamo che questa intervista sia di vostro gradimento e che il suo talento possa arrivare anche a voi proprio come è successo con noi!

Buona lettura! 🙂

Come ti descriveresti a quelle persone che ancora non ti conoscono? 

Alle persone che non mi conoscono direi che sono un ragazzo di 20 anni, tendenzialmente incostante, incline a vedere tutto bianco o tutto nero, che ha avuto la fortuna di incontrare qualcuno che lo aiutasse a trovare un ordine almeno nel percorso musicale intrapreso quasi per caso. A parole a volte non mi faccio capire molto bene, con le canzoni ci riesco meglio, soprattutto se dall’altra parte c’è qualcuno che ha voglia di capire.

A che età hai iniziato a scrivere canzoni e quando hai capito che questo era ciò che volevi davvero fare nella vita? 

Ho iniziato a scrivere tra i 16 e i 17 anni solo perchè non ero abbastanza bravo a suonare la chitarra. Quando ho smesso di concentrarmi sull’aspetto tecnico dello strumento, ho provato a scrivere qualche testo coi soliti quattro accordi e vedevo che piano piano miglioravo. Per quanto riguarda invece il capire cosa volessi fare nella vita, ad oggi ancora non saprei dirti. Sono felicissimo di aver iniziato questo percorso che mi sta regalando tante gioie e andró avanti finchè riuscirà ad emozionarmi, ma non ti nascondo che un domani potrei decidere di fare tutt’altro, non voglio pormi limiti già a 20 anni.

Da dove trai ispirazione per le tue canzoni? 

Principalmente dalle persone con cui ho a che fare ogni giorno. Parenti, amici, relazioni, sconosciuti, possono tutti lasciarti dentro qualcosa, magari per via di una frase che hanno detto o anche per cose meno importanti tipo il loro modo di gesticolare o le loro “stranezze”. Da lì poi, si cercano le parole e nasce una canzone che non necessariamente deve essere reale al 100%, anzi, spesso è un misto tra realmente accaduto e fantasia: magari aggiungo quella risposta che avrei voluto dare ma che non mi è venuta in mente o faccio finire le cose in un modo diverso, magari come avrei voluto finissero davvero. 

Milano e i suoi Navigli, che peso hanno nella tua vita? 

Purtroppo è da un po’ che non vado sui navigli per via degli impegni e di tutto il resto. Ho molti ricordi legati a quella zona di Milano, ricordi belli e ricordi brutti, che hanno a che fare con persone che ci sono ancora oggi e persone con cui non ho più a che fare. È come se un po’ mi conoscessero, anzi, come se mi conoscessero così bene da potermi raccontare, e quindi io ho raccontato loro, a modo mio.

Quali sono i tuoi riferimenti musicali? Hai una canzone e/o un album a cui sei particolarmente legato?

Riconosco di non avere una grande cultura musicale, ascolto quello che mi va e solo quando ho voglia. Mi piacciono molto le mode che secondo me al nostro paese servono moltissimo soprattutto per toglierci di dosso un’eredità importante ma forse troppo ingombrante. Ad oggi ascolto molto indie e parecchia Trap, forse più la seconda, credo sia solo un periodo ma va bene così. Canzone a cui sono particolarmente legato, Mi Manchi di Fausto Leali. 

Che rapporto hai con le persone che amano la tua musica? 

In realtà non avendo ancora iniziato coi concerti non c’è stato ancora nessun rapporto face to face con chi mi ascolta (tolte quelle due volte in cui mi hanno fermato per fare mezza chiacchiera). Spesso mi arrivano messaggi molto molto belli, io cerco sempre di rispondere, specie se sono io a chiedere qualcosa sulle storie di Instagram. Diciamo che sento che dall’altra parte c’è qualcuno, ma devo ancora concretizzarlo. Ho voglia di guardarli in faccia, di cantare con loro. 

Ti aspettavi di avere questo successo? 

Non so se si possa chiamare successo, è un inizio, molto positivo, lo riconosco, ma solo un inizio. Qualche traguardo l’ho già raggiunto come il milione di ascolti di cuffiette, ma punto comunque più in alto. Diciamo che quello che vorrei ora è un primo disco d’oro appeso al muro. Speriamo bene ahahah

Che progetti hai per il futuro? Disco e tour in cantiere?

Nessun disco in cantiere ma ho iniziato le prove per i live. Mi dispiace dire sempre di non avere ancora lavorato al disco perché sembra che non ci siano i pezzi quando in realtà ne ho scritti moltissimi. Se non ho ancora pensato ad un disco è perchè credo non sia ancora arrivato il momento, non corri la maratona senza esserti prima allenato, vorrei evitare uno strappo dopo i primi 100 metri. Peró arriveranno pezzi nuovi, questo sì.

Che dire, noi non vediamo davvero l’ora di poter sentire i pezzi nuovi e di poterlo vedere suonare dal vivo!

 

Serena