ARTLAB 19 | MILANO

Il 27 e il 28 giugno 2019, al BASE di Milano, ArtLab ha organizzato una serie di incontri e conferenze in ambito culturale dai temi più vari: dalla tecnologia alla sostenibilità, dalle startup ai programmi europei. 

Noi di MusicDistress, per ovvie ragioni, abbiamo partecipato all’incontro dal titolo Music Innovation. Feeding Future Business tenutosi la mattina del 28 giugno.

L’incontro è stato organizzato in uno degli spazi più recenti della struttura del BASE ed è stato presentato e moderato da Dino Lupelli, direttore generale del Linecheck Festival che si terrà a Milano dal 19 al 24 Novembre 2019. Subito dopo una breve presentazione di quelle che sono state fino ad oggi le fasi dell’industria musicale, Lupelli ha introdotto il nuovo concetto di Music Industry 4.0: una visione futuristica ma per niente lontana di quello che sarà l’industria della musica nei prossimi anni. Lupelli prevede la creazione di una “vertically integrated industry”, nella quale il fenomeno del cross-over tra la musica e altre attività (come il turismo ad esempio) sarà sempre più preponderante. 

Sempre parlando di ciò che sarà l’industria musicale nel futuro, sono intervenuti anche Oriol Pastor, direttore del MIRA Festival di Barcellona e Turo Pekari da Helsinki, Senior Advisor, Innovation and Discovery di Teosto. I due hanno esposto le loro visioni di quella che è la situazione dell’industria musicale oggi e di come secondo loro si evolveranno le cose in una decina d’anni. La loro conclusione è stata che ci si sposterà sempre di più in un campo dominato dal cambio culturale come motore dell’evoluzione tecnologica e verso una situazione di democratizzazione della musica: uno scenario nel quale secondo Turomusic belongs to everyone“. 

In seguito, per dare un’idea concreta di ciò che sarà il futuro, quattro startup hanno presentato i loro progetti.

La prima startup a presentare il proprio progetto è Nuwa.

I ragazzi di Nuwa hanno sviluppato un software per la produzione di musica chiamato Tile, che sarà lanciato nel 2020. Tile è un cloud tool che permette di produrre musica in collaborazione con altre persone. Grazie appunto alla sua natura cloud è in grado di tenere traccia di tutti i cambiamenti e le modifiche apportate al progetto, rendendo in questo modo la modifica e il ripristino di eventuali bozze precedenti molto più semplice e immediato, nonché disponibile ovunque e in qualsiasi momento. Secondo le loro previsioni nel 2021 il software subirà un cambiamento, passando da single mode a community mode per arrivare poi al 2025 dove Tile sarà in grado di raggiungere tutta la community della music industry.

La seconda startup ha presentato il progetto di MuSa, un software specifico per imparare a suonare uno strumento musicale. Il software è stato pensato sia per computer che per mobile, principalmente per i bambini dai 6 ai 10 anni o per chiunque voglia imparare a suonare uno strumento da zero. MuSa è innovativo rispetto agli altri software di questo tipo già presenti sul mercato perché fonde la dimensione del learning con quella del gaming. Per utilizzare MuSa infatti, ci sarà bisogno di posizionare il dispositivo vicino allo strumento musicale fisico e una volta avviato il software si aprirà un mondo magico all’interno del quale per muoversi e superare gli ostacoli sarà necessario suonare la nota giusta sullo strumento vero e proprio. La verifica sarà possibile grazie a un sistema di live feedback e grazie alle basi teoriche e di insegnamento inserite nel programma dagli insegnati di musica che stanno collaborando al progetto.

La terza startup è aNote Music: il primo Stock Market europeo per le royalties musicali. L’obiettivo principale di questo progetto è quello di creare un collegamento più diretto tra il mondo degli investitori e l’industria musicale. Si vuole introdurre un nuovo modo di gestire i diritti musicali, rendendoli merce di scambio al fine di ottenere denaro da utilizzare per finanziare i propri progetti futuri.

L’ultima startup a presentare il suo progetto è Intorno Labs che si occupa di musica immersiva realizzata con tecnologia 3D. Per farci capire meglio di cosa si trattasse, Ludovico Vignaga, ci ha portati ne La Capsula, una musicROOM con pareti di vetro installata all’interno dello spazio in cui si è tenuto l’incontro. La stanza è rettangolare con al suo interno una serie di casse posizionate in diverse parti e in diversi modi all’interno dello spazio. Ludovico ha spiegato che tale disposizione non è standard, ma ogni spazio prevede un posizionamento delle casse diverso e pensato su misura. 

Successivamente, Ludovico ci ha mostrato un software attraverso il quale è possibile manipolare il suono decidendo quale percorso dovrà seguire. Una volta stabilito questo sul computer, il suono fuoriesce dalle casse seguendo tale percorso e creando intorno all’ascoltatore una situazione di completa immersione nella musica e nello spazio. Il suono può essere gestito per fare in modo che venga percepito in diversi modi: solo a destra, solo a sinistra, che gira intorno, che arriva dall’alto…

Ludovico ha poi spiegato che questa tecnologia è già stata utilizzata in diverse situazioni, sia all’interno di festival sia per installazioni sonore. Il futuro è l’utilizzo di tale tecnologia per concerti e all’interno di club, per creare un modo totalmente nuovo di percepire la musica. Lupelli ha anche sottolineato come questo tipo di tecnologia si potrebbe rivelare molto utile per chi organizza eventi poiché aiuterebbe a risolvere il problema dell’impatto acustico, riducendolo, e permetterebbe di creare situazioni all’interno dei club nelle quali è possibile ascoltare la musica ma anche chiacchierare e socializzare, una combinazione ad oggi non così scontata.

Noi personalmente siamo rimaste molto colpite da tutte queste idee e non vediamo l’ora di assistere e fare parte del futuro dell’industria musicale.

Giorgia

PASHMAK: EVOLUZIONE E SPERIMENTAZIONE

I Pashmak sono una band milanese composta da (da sinistra a destra) Antonio Polidoro, Giuliano Pascoe, Martin Nicastro e Damon Arabsolgar.

Siamo state nello studio di Antonio e abbiamo fatto un’interessante chiacchierata con Giuliano, tra un sorso di Coca Cola e l’altro.

Ciao Giuliano, parlaci di voi: chi sono i Pashmak?

I Pashmak si sono conosciuti al liceo classico Carducci di Milano. La formazione che vedete oggi non è quella originale: all’inizio, circa una decina di anni fa, eravamo solo io e Damon insieme a Stefano Grasso alla batteria e Stefano Fiori alla chitarra e dopo qualche anno si è aggiunto anche Martin. È arrivato poi un momento in cui eravamo in cerca di un batterista e quindi Antonio è entrato a fare parte del gruppo, registrando anche i nostri primi dischi.

Io personalmente all’interno della band ho svolto un percorso sempre in divenire: all’inizio ero il chitarrista; poi ho iniziato a suonare il basso e successivamente il sintetizzatore; successivamente ho iniziato a fare musica al computer e ora dal vivo suono le tastiere. Nel gruppo però al momento il mio ruolo è quello della produzione.

Fino ad ora siamo sempre stati indipendenti su tutti i fronti ma con l’ultimo disco siamo stati contattati da Manita Dischi: erano molto interessati al progetto e ci hanno offerto la spinta per scriverlo e pubblicarlo per la loro etichetta.

Da dove nasce il nome Pashmak?

Pashmak è una parola iraniana: significa “come la lana” e tra le tante cose è anche un tipo di zucchero filato fatto a mano. Durante delle prove in cantina a casa di Damon suo padre, che è iraniano, ce ne ha portato un po’ da assaggiare e abbiamo pensato che poteva essere un bel nome per la band. Ci piace il fatto che sia una cosa delicatissima fatta a mano che si può sciogliere da un momento all’altro

Fino ad ora avete pubblicato due album e un EP. So che è un po’ come chiedere se volete più bene a mamma o a papà ma: a quale lavoro siete più affezionati?

Abbiamo sempre avuto un approccio dinamico ai nostri lavori: ci piace sperimentare e ci piace il cambiamento.

Ora come ora sono personalmente molto legato all’ultimo disco perchè lavorarci ha rappresentato una vera e propria esperienza personale e perchè è stato il primo lavoro fatto nel nuovo studio. Però anche Indigo EP ha rappresentato un bel cambiamento nel modo di lavorare: è nato in camera mia quando stavo ancora dai miei prima di avere lo studio e tutto quando ed è stato il primo lavoro con un approccio consapevolmente professionale sia nella scrittura che nella produzione. Il primo album invece è stato il grande esperimento di partenza che comunque ha dato i suoi frutti

Hai detto che vi piace sperimentare e a mio parere il video di Harp ne è la prova: come vi è venuta l’idea?

L’idea in realtà è di Laura Samani, una regista di Trieste. Laura si è innamorata del progetto e ha voluto provare a farci un video. Era una sperimentazione anche per lei perchè non aveva mai girato un video musicale. Abbiamo fatto una sessione di brainstorming a partire da una sua idea e da lì è nato il concept per la storia che si vede nel video: una situazione molto adolescenziale, un rapporto molto stretto tra due ragazzi che mette in evidenza le zone grigie di quell’età.

La vostra musica vi ha dato la possibilità di viaggiare molto: raccontaci qualcosa sui tour che avete fatto fino ad ora.

Fino ad ora abbiamo sempre fatto tour all’estero perchè per una serie di motivi non siamo mai riusciti a girare molto in Italia. Con il primo tour siamo stati in Germania, a Berlino e Lipsia. L’anno dopo ci siamo allargati in tutta Europa con circa 15 date nelle principali capitali europee (Parigi, Londra, Praga, Cracovia, Amsterdam…)

Dopo queste date siamo entrati in contatto con un’agenzia che ci ha dato un aggancio per poter suonare anche nei Balcani: siamo stati in Kossovo, in Macedonia, posti davvero interessanti nei quali nessuno avrebbe mai pensato di suonare. Sempre grazie a questa agenzia abbiamo avuto la possibilità di suonare anche in Russia: abbiamo fatto un tour invernale di due settimane con circa 15 date anche in questo caso.

Il clima era abbastanza rigido (abbiamo toccato anche i -11gradi) e noi eravamo senza macchina e con gli strumenti a carico, per cui il treno era la nostra unica opzione per poterci spostare.  Uno dei viaggi più lunghi è stato quello da Saratov a Ekaterinburg: 45 ore consecutive con fermate sporadiche di 10 minuti circa ogni 10 ore. Il lato positivo è stato che per lo meno siamo potuti stare al caldo nelle nostre cuccette. Inoltre questo viaggio ci è stato molto d’aiuto per il fatto che la sera prima della partenza, Antonio si è lussato il ginocchio ballando nel pub dove avevamo appena finito di suonare. Il dottore gli aveva ordinato due giorni di totale riposo a letto e quindi l’essere tutti bloccati su un treno per 45 ore alla fine si è rivelato utile e ci ha permesso di portare a casa il tour.

Preferisci suonare nei club o nei festival?

Questa è una bella domanda! 

Da un punto di vista un po’ “nerd-tecnico” ti direi nei club: suonare in un ambiente chiuso con un’ acustica controllata e un bell’impianto mi piace tantissimo. Durante l’estate però i festival sono il massimo: la scorsa estate abbiamo suonato in Serbia in un festival in montagna alla base di un impianto sciistico con tutta la gente sulla collina, è stato stupendo. Un altro festival che ci è piaciuto molto è stato il BAUM Festival a Bologna. Potremmo dire che sono due cose che si completano, sono stagionali: i club  per l’inverno e i festival per l’estate.

Vo siete una band italiana che canta in inglese, come mai questa scelta?

Come tanti della nostra generazione, l’inglese è sempre stato il nostro punto di riferimento perchè abbiamo sempre ascoltato musica internazionale in inglese, per cui esprimerci in questa lingua ci viene più naturale. Soprattutto Damon che scrive tutti i testi ritiene più facile esprimersi in una lingue diversa ed è più soddisfatto del risultato.

Sappiamo bene che in Italia c’è molto ostracismo nei confronti delle band che cantano in inglese. Probabilmente noi abbiamo scelto anche il periodo storico sbagliato per fare questa scelta: l’abbiamo fatto nel momento in cui si è sviluppato quello che oggi è l’italpop, quell’indie con un’attitudine pop che sta andando fortissimo. Molti amici musicisti ci dicevano che avremmo dovuto fare cose in italiano perché è la lingua madre e perché in questo modo è più facile comunicare. Noi però siamo sempre stati dell’idea che se si inizia una cosa la si porta avanti con convinzione e siccome abbiamo iniziato cantando in inglese siamo rimasti su quella strada. Ritengo sia un po’ provinciale da parte dell’Italia cantare solo in italiano perché in questo modo si finisce a fare solo musica per l’Italia senza possibilità di allargarsi altrove.

Se non aveste cantato in inglese quindi, credi che non avreste mai avuto la possibilità di viaggiare così tanto come avete fatto fino ad oggi?

No, non sarebbe stato possibile. A parte in Russia forse perchè lì hanno una fissa incredibile per gli italiani: conoscono tutte le canzoni di Toto Cutugno, Celentano, Albano, anche i giovani. Ci facevano le feste ovunque, anche se di italiano tradizionale la nostra musica ha poco. Durante i nostri tour poi, abbiamo sempre suonato davanti a pubblico locale: non ci sarebbe piaciuto andare a Berlino, Londra o chissà dove per suonare davanti a italiani.

Nella presentazione con la quale hai aperto l’intervista hai detto che oltre a suonare nei Pashmak tu sei anche produttore, anche gli altri membri portano avanti progetti paralleli?

Lavoriamo tutti nella musica.

Antonio ha uno studio di registrazione dove produce dischi.

Io ho uno studio da Antonio e come lui produco.

Martin è un violinista diplomato al conservatorio e insegna violino. Ha anche un altro progetto parallelo che si chiama Clio & Maurice. È un progetto molto interessante basato su violino e voce. È in arrivo il disco.

Anche Damon segue altri progetti: scrive musica come primo impiego e ha un gruppo che si chiama Mombao che ha già pubblicato un EP, Emigrafe. Anche questo è un progetto molto interessante basato su sintetizzatori e batteria. Dal vivo realizzano uno show prevalentemente improvvisato e molto teatrale che prende ispirazione dal teatro giapponese: sono molto intensi.

Come gestite tutti i vostri progetti personali e la band?

Andiamo a periodi alterni, poi dipende da situazione a situazione. Per fare il disco, ad esempio, avevamo messo tutti delle cose in pausa per dedicarci al cento per cento solo a quello.

E ora cosa avete in programma?

Abbiamo ancora delle date a Roma e a Marina di Romea quest’estate, poi vedremo. Ora finiamo il tour e siamo concentrati su questo.

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Giorgia

”MI AMI, TI AMO” – RECENSIONE CONCERTO 2019

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Crediti foto: MI AMI Festival – FB

Come ormai la maggior parte di voi saprà, da 15 anni a questa parte al Magnolia di Milano si tiene il MI AMI Festival, il festival della musica bella e dei baci.

Lo slogan dell’edizione di quest’anno è stato AMOR VINCIT OMNIA, un’esplicita ode alla potenza dell’amore in tutte le sue forme, compreso quello per la musica.

Il festival è durato dal 24 al 26 Maggio 2019 e, nonostante le avverse previsioni meteorologiche che annunciavano pioggia, temporali e tempeste, sono stati tre giorni asciutti all’insegna del divertimento e dello stare in compagnia, tanto delle persone come della musica.

La line-up era ricchissima sia di nomi ormai già grandi, come Mahmood, Fast Animals and Slow Kids, Motta, Nitro, Ensi, Luca Carboni, Franco 126 e Coma Cose, sia di artisti emergenti come Chadia Rodriguez, Myss Keta, La Rappresentante di ListaI Hate My Village e molti altri! (Per la line-up completa vedi https://www.miamifestival.it/2019/programma.php)

Non possedendo ancora il dono dell’ubiquità non è stato possibile assistere alle performance di tutti gli artisti presenti al festival, ma quelle scelte sono state assolutamente più che soddisfacenti.

Da novizia della scena indie italiana, sono rimasta molto sorpresa da come anche un tipo di musica che alle mie orecchie sembrava banale e senza significato, sia stata in grado di muovermi e di intrattenermi per tre giorni interi. Se dovessi scegliere le mie tre esibizioni preferite sicuramente farei i nomi di: Mahmood, Fast Animals and Slow Kids e Myss Keta. Il primo perchè la mia anima pop non ha potuto resistere ad un’esibizione così pazzesca: Alessandro tiene il palco in modo naturale, ha una voce strepitosa ed è sicuramente all’altezza della sua vittoria a Sanremo e del suo secondo posto all’Eurovision Song Contest. Inoltre ha arricchito la sua performance invitando sul palco Sfera Ebbasta per Calipso, e Gué Pequeno per duettare su Soldi

I FASK sono stati la mia personale rivelazione di questo festival: se dopo aver ascoltato sotto consiglio (o per meglio dire obbligo) di un’amica il loro ultimo album ne ero rimasta piacevolmente sorpresa, la loro esibizione live mi ha rubato il cuore rendendomi pronta a seguirli in giro per l’Italia senza se e senza ma! Sul palco hanno una carica incredibile, Aimone (il cantante) particolarmente, e con il loro stile rock n’roll interagiscono e intrattengono il pubblico non lasciando altra opzione se non quella di saltare e cantare insieme, facendo passare in secondo piano anche gli evidenti problemi di volume che si sono presentati quella sera

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Crediti foto: MI AMI Festival – FB

Ultima, ma non per importanza, l’esibizione di Myss Keta.

Lo ammetto, non ero per niente convinta di volerla vedere dal vivo: il suo album mi ha lasciata molto perplessa e l’ho trovato abbastanza scadente, ma non appena la Myss è salita sul palco esordendo con un semplice “ciao Milano”, sono stata conquistata. Nonostante i testi delle sue canzoni siano come si dice oggi, “trash”, Myss Keta è una vera e propria entertainer: durante la sua ora sul palco ci ha fatti ballare, cantare, ridere e ci ha portato anche degli ospiti d’eccezione tra cui Elodie e di nuovo Gué e lo stesso Mahmood. È stato un concerto molto piacevole che mi ha fatto ricredere su di lei come artista.

Insieme a tutto questo, bisogna anche sottolineare l’incredibile atmosfera che si respira solo passeggiando all’interno del parco che ospita il festival: è un ambiente familiare, anche per chi ci mette piede per la prima volta, ci si sente circondati da vecchi amici con i quali prendere una birra e fare due chiacchiere.

Il fatto che oltre alla musica fossero presenti anche artisti, grafici, letture di poesie, talks e attività culturali, rende l’ambiente del MI AMI pluritematico e stimolante, senza lasciare il minimo spazio alla noia. (Per la lista completa degli artisti di MI PARLI e MI FAI visitate il sito ufficiale del festival – https://www.miamifestival.it/2019/index.php)

Mi ritengo molto soddisfatta della mia prima esperienza a questo festival e ci sono ottime possibilità che il prossimo anno ricada nell’acquisto dell’abbonamento, anche perchè i braccialetti riservati agli abbonati sono davvero molto carini.

Giorgia

Manfredi: Intervista alla nuova leva del cantautorato italiano

Non è venerdì, non c’è nessun #NewMusicFriday di mezzo, ma la nostra rubrica #NewMusicDistress è sempre operativa per farvi scoprire gli artisti emergenti che amiamo di più.

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Crediti foto: Manfredi – Instagram 

Oggi vi parliamo di un cantautore, Manfredi, con cui abbiamo avuto il piacere di fare due chiacchiere per scoprire qualcosa in più sulla sua musica e sulla sua vita. Noi l’abbiamo scoperto grazie ad Indie Italia e al suo primo singolo, 20143 Milano Navigli, e lo scorso 3 ottobre ha rilasciato il suo ultimo singolo Noi meno tu. Speriamo che questa intervista sia di vostro gradimento e che il suo talento possa arrivare anche a voi proprio come è successo con noi!

Buona lettura! 🙂

Come ti descriveresti a quelle persone che ancora non ti conoscono? 

Alle persone che non mi conoscono direi che sono un ragazzo di 20 anni, tendenzialmente incostante, incline a vedere tutto bianco o tutto nero, che ha avuto la fortuna di incontrare qualcuno che lo aiutasse a trovare un ordine almeno nel percorso musicale intrapreso quasi per caso. A parole a volte non mi faccio capire molto bene, con le canzoni ci riesco meglio, soprattutto se dall’altra parte c’è qualcuno che ha voglia di capire.

A che età hai iniziato a scrivere canzoni e quando hai capito che questo era ciò che volevi davvero fare nella vita? 

Ho iniziato a scrivere tra i 16 e i 17 anni solo perchè non ero abbastanza bravo a suonare la chitarra. Quando ho smesso di concentrarmi sull’aspetto tecnico dello strumento, ho provato a scrivere qualche testo coi soliti quattro accordi e vedevo che piano piano miglioravo. Per quanto riguarda invece il capire cosa volessi fare nella vita, ad oggi ancora non saprei dirti. Sono felicissimo di aver iniziato questo percorso che mi sta regalando tante gioie e andró avanti finchè riuscirà ad emozionarmi, ma non ti nascondo che un domani potrei decidere di fare tutt’altro, non voglio pormi limiti già a 20 anni.

Da dove trai ispirazione per le tue canzoni? 

Principalmente dalle persone con cui ho a che fare ogni giorno. Parenti, amici, relazioni, sconosciuti, possono tutti lasciarti dentro qualcosa, magari per via di una frase che hanno detto o anche per cose meno importanti tipo il loro modo di gesticolare o le loro “stranezze”. Da lì poi, si cercano le parole e nasce una canzone che non necessariamente deve essere reale al 100%, anzi, spesso è un misto tra realmente accaduto e fantasia: magari aggiungo quella risposta che avrei voluto dare ma che non mi è venuta in mente o faccio finire le cose in un modo diverso, magari come avrei voluto finissero davvero. 

Milano e i suoi Navigli, che peso hanno nella tua vita? 

Purtroppo è da un po’ che non vado sui navigli per via degli impegni e di tutto il resto. Ho molti ricordi legati a quella zona di Milano, ricordi belli e ricordi brutti, che hanno a che fare con persone che ci sono ancora oggi e persone con cui non ho più a che fare. È come se un po’ mi conoscessero, anzi, come se mi conoscessero così bene da potermi raccontare, e quindi io ho raccontato loro, a modo mio.

Quali sono i tuoi riferimenti musicali? Hai una canzone e/o un album a cui sei particolarmente legato?

Riconosco di non avere una grande cultura musicale, ascolto quello che mi va e solo quando ho voglia. Mi piacciono molto le mode che secondo me al nostro paese servono moltissimo soprattutto per toglierci di dosso un’eredità importante ma forse troppo ingombrante. Ad oggi ascolto molto indie e parecchia Trap, forse più la seconda, credo sia solo un periodo ma va bene così. Canzone a cui sono particolarmente legato, Mi Manchi di Fausto Leali. 

Che rapporto hai con le persone che amano la tua musica? 

In realtà non avendo ancora iniziato coi concerti non c’è stato ancora nessun rapporto face to face con chi mi ascolta (tolte quelle due volte in cui mi hanno fermato per fare mezza chiacchiera). Spesso mi arrivano messaggi molto molto belli, io cerco sempre di rispondere, specie se sono io a chiedere qualcosa sulle storie di Instagram. Diciamo che sento che dall’altra parte c’è qualcuno, ma devo ancora concretizzarlo. Ho voglia di guardarli in faccia, di cantare con loro. 

Ti aspettavi di avere questo successo? 

Non so se si possa chiamare successo, è un inizio, molto positivo, lo riconosco, ma solo un inizio. Qualche traguardo l’ho già raggiunto come il milione di ascolti di cuffiette, ma punto comunque più in alto. Diciamo che quello che vorrei ora è un primo disco d’oro appeso al muro. Speriamo bene ahahah

Che progetti hai per il futuro? Disco e tour in cantiere?

Nessun disco in cantiere ma ho iniziato le prove per i live. Mi dispiace dire sempre di non avere ancora lavorato al disco perché sembra che non ci siano i pezzi quando in realtà ne ho scritti moltissimi. Se non ho ancora pensato ad un disco è perchè credo non sia ancora arrivato il momento, non corri la maratona senza esserti prima allenato, vorrei evitare uno strappo dopo i primi 100 metri. Peró arriveranno pezzi nuovi, questo sì.

Che dire, noi non vediamo davvero l’ora di poter sentire i pezzi nuovi e di poterlo vedere suonare dal vivo!

 

Serena

Giulia Martinelli: Intervista alla giovane cantautrice meranese

Oggi vi parliamo di un’amica, Giulia Martinelli, giovane cantautrice meranese che abbiamo avuto piacere di conoscere durante il nostro percorso universitario. Il suo nuovo singolo, Backup Plan, è il frutto di una collaborazione con il chitarrista, arrangiatore e produttore Mattia Mariotti. In occasione dell’uscita del singolo e del video, abbiamo voluto intervistarla per conoscere qualcosa in più su di lei e sulla sua musica, ma, soprattutto, per farla conoscere anche a voi!

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Crediti foto: Giulia Martinelli – Facebook

Buona lettura!

Quando hai deciso di iniziare a farti strada nel mondo della musica?

Non c’è stato un momento particolare in cui ho capito di volere fare questo nella vita.
Ho sempre amato cantare e la musica in generale, non penso che sia passato un solo giorno in cui la musica non abbia fatto da colonna sonora della mia vita. Intorno ai 16 anni, però, ho ripreso in mano una chitarra che avevo a casa e che non suonavo da anni, e, senza nemmeno rendermene conto, mi sono ritrovata a cantare canzoni che non erano di nessuno, che mi veniva spontaneo cantare: erano canzoni mie. Da lì non ho più smesso, anzi, ho capito che scrivere e cantare le mie canzoni era il mio modo di esprimere me stessa. Avevo finalmente trovato la mia forma di comunicazione.
Inizialmente ho tenuto queste mie canzoni per me, erano un po’ il mio “diario segreto”. Poi ho iniziato a suonarle davanti alla mia famiglia, ai miei amici, alla mia insegnante di canto, e più lo facevo e più stavo bene. Mi sono, infatti, da subito resa conto che era come se avessi finalmente trovato il modo di liberarmi del vulcano di emozioni che ho sempre avuto dentro, e allo stesso tempo cantare le mie canzoni mi permetteva di donare un pezzo di me, della mia storia, del mio cuore a persone che potevano capire e identificarsi a loro volta in quelle emozioni. Niente mi rende felice quanto scrivere e cantare le mie canzoni, per questo ho deciso di darmi una chance in questo mondo e di provare a perseguire questa carriera. Non pretendo di diventare la nuova Taylor Swift (che, come voi due sapete molto bene, adoro alla follia), vorrei solamente trovare il modo di fare ogni giorno ciò che più amo fare, musica.

Da dove trai ispirazione per le tue canzoni?

L’ispirazione può venire da ovunque e in qualsiasi momento, da un’esperienza vissuta in prima persona o da esperienze indirette che però mi hanno particolarmente colpita, da un viaggio, da un sogno, da un’emozione provata in passato ma mai espressa… Comunque l’ispirazione viene sicuramente da delle emozioni forti che sento di dovere in qualche modo capire meglio, processare.

I luoghi che ti circondano tutti i giorni ti hanno aiutata nella scrittura e nella composizione?

Sicuramente. Per quello colgo ogni occasione per spostarmi, viaggiare, perché la maggior parte delle volte cambiare la mia routine e le mie abitudini è un modo per fare un viaggio anche dentro di me, un viaggio che mi aiuta a scoprire altri lati di me e a smuovere nuove sensazioni da cui trarre ispirazione per nuove canzoni.

Come mai hai deciso di non utilizzare l’italiano come lingua per le tue canzoni?

Sinceramente credo che le ragioni siano principalmente due. Innanzitutto, fin da piccola ho sempre ascoltato molta musica in lingua inglese, da Elisa ad Amy Winehouse, da Michael Bublè a Norah Jones, e gli artisti da cui ancora oggi traggo maggiore ispirazione sono soprattutto americani (Taylor Swift, Kina Grannis, Meghan Trainor, Ariana Grande, Maroon 5…). Inoltre, il mio obiettivo è quello di fare arrivare la mia musica a più persone possibili, e quindi l’inglese è un po’ una scelta obbligata in questo senso. Adoro, però, la lingua italiana, e mi sono ripromessa di impegnarmi in futuro a scrivere qualche canzone in italiano!

Chi sono i tuoi punti di riferimento musicali?

I miei punti di riferimento sono molto vari, ma provengono principalmente dal mondo del cantautorato pop e pop/country soprattutto americano, quindi Taylor Swift, Kelsea Ballerini, Kacey Musgraves, Kate Voegele, Lana Del Ray… Sono anche una grande fan di Ed Sheeran, è un artista che stimo molto per la sua fortissima capacità comunicativa. In Italia, Elisa è stata la cantautrice che più mi ha ispirato quando ho iniziato a cantare e a scrivere le mie canzoni, ma adoro anche Cesare Cremonini, Gino Paoli, Max Gazzè, Erica Mou e Carmen Consoli, tutti artisti molto diversi tra loro, ma che in qualche modo hanno influenzato il mio modo di fare musica.

Come hai reagito quando Alvaro Soler ha condiviso la tua cover?

Quando Alvaro ha condiviso nelle sue storie la mia cover della sua nuova canzone sono rimasta senza parole. Ho visto il suo nome nelle notifiche di instagram sulla schermata principale del cellulare e non potevo crederci. La sera prima aveva postato dei video tutorial con l’ukulele per suonare la sua nuova canzone, e, visto, che la canzone mi piaceva moltissimo, mi sono messa a suonarla un po’. Più la canticchiavo e più mi piaceva, quindi ho pensato che potesse essere carino postare un mini video nelle mie storie e taggarlo. Di certo non mi aspettavo che mi rispondesse, visti i numerosissimi followers che ha! È stato davvero molto carino, l’ho sempre apprezzato sia come artista sia come persona, e ovviamente ora lo adoro ancora di più. È stata una bellissima sorpresa e una grande emozione!

Progetti futuri?

Al momento ho veramente tanti progetti in cantiere che non vedo l’ora di pubblicare! Backup Plan rappresenta un’importante tappa della mia vita, perché è la prima canzone che vede la collaborazione di Mattia Mariotti, un grande chitarrista, produttore e arrangiatore di Bolzano con cui collaboro da diversi mesi ormai. È una canzone che anticipa la nuova strada che ho imboccato ora con la mia musica e che porterà al mio nuovo EP (a cui stiamo già lavorando e che vorremmo fare uscire in primavera). Inoltre, il video è anche il primo frutto della mia collaborazione con la fotografa e videomaker Samira Mosca, una ragazza molto talentuosa e dolcissima che ha avuto un’idea bellissima per il video di questa canzone. 

Qui sotto potete trovare video e canzone e vi consigliamo vivamente di ascoltarla!

Serena Alessia

 

 

 

 

Milano Music Week: al via la seconda edizione dal 19 al 25 novembre 2018

Ieri, 21 settembre 2018, è stata confermata per il secondo anno consecutivo la Milano Music Week. Milano, che la musica la vive e la fa, torna dal 19 al 25 novembre con una settimana interamente dedicata alla musica pop e alla sua importante filiera. Iniziativa promossa dal comune di Milano – Assessorato alla Cultura, SIAE (Società Italiana degli Autori ed Editori), FIMI (Federazione Industria Musicale Italiana), ASSOMUSICA (Associazione Italiana Organizzatori e Produttori Spettacoli di Musica dal Vivo) e NUOVOIMAIE (Nuovo Istituto Mutualistico Artisti Interpreti o Esecutori), con il patrocinio del MiBAC Ministero per i beni e le Attività Culturali.

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Crediti foto: Pagina FB Milano Music Week

Obiettivo della Milano Music Week è coinvolgere i principali operatori del settore per raccontare tutto il mondo che ruota intorno alla musica e ai suoi principali attori – artisti, autori, case discografiche, centri di formazione, promoter, associazioni musicali – in una settimana di concerti, incontri con gli artisti, presentazioni di nuovi progetti discografici, showcase, mostre, eventi speciali, a cui si aggiungono anche diversi momenti di formazione rivolti sia agli appassionati sia ai professionisti. Tanti i grandi nomi della musica presenti alla MMW2018, a partire dall’evento inaugurale che, in collaborazione con Universal Music, vedrà come protagonista un’artista molto amata dal grande pubblico: Elisa. Lunedì 19 novembre, infatti, al Teatro Dal Verme la cantautrice darà vita a una puntata live di Storytellers, il format di VH1 e Viacom, che anche quest’anno si conferma il main partner della Milano Music Week.

“Siamo felici di avere Elisa protagonista di VH1 Storytellers e della serata inaugurale della Milano Music Week. Abbiamo fatto molta strada insieme dall’inizio della sua carriera e questo è il contesto ideale per raccontarla. Elisa darà il via ad una settimana nella quale il racconto della musica sarà il concetto alla base di molte tra le attività che comporranno un calendario ricco di eventi di tante tipologie differenti, con lo scopo di fornire un’idea il più possibile completa su cosa significhi oggi la musica come arte, cultura, lavoro, impresa, intrattenimento, spettacolo”, afferma Luca De Gennaro, curatore della Milano Music Week e Vice Presidente Talent & Music di Viacom International Media Networks.

Altro grande annuncio, sempre in collaborazione con Universal Music Italia, quello di Eros Ramazzotti che sceglie proprio la città dove ha deciso di trasferirsi e stabilire la propria vita artistica e personale, per presentare in anteprima mondiale il suo nuovo progetto discografico Vita ce n’è che uscirà in tutto il mondo il 23 novembre. Dopo quasi due anni di assenza dalle scene, Eros Ramazzotti tornerà anche con un tour mondiale che, dal 17 febbraio, lo vedrà protagonista nelle più belle e importanti arene dei 5 continenti. Occasione davvero unica per il pubblico della MMW2018 e motivo di orgoglio per la città di Milano.

La città diventa quindi sempre di più una vera e propria “Music City”, in grado di rappresentare un punto di riferimento sia per il pubblico, con una proposta musicale ampia e di qualità, sia per i professionisti del settore, grazie alla capacità di creare nuove opportunità a livello economico e di indotto nella filiera musicale. Vanno in questa direzione diverse novità e collaborazioni dell’edizione in partenza:

A.F.I. – Associazione Fonografici Italiani – la più storica associazione di categoria -, in occasione del suo 70° Anniversario annuncia il suo ingresso come nuovo partner della Milano Music Week a conferma del proprio impegno a servizio della musica;

PMI Produttori Musicali Indipendenti – l’Associazione che raccoglie gli imprenditori italiani della musica decisi a sostenere i diritti della produzione indipendente partecipa attivamente all’iniziativa mettendo a disposizione la propria rete;

SCF – società italiana che gestisce la raccolta e la distribuzione dei compensi, dovuti ad artisti e produttori discografici, per l’utilizzo in pubblico di musica registrata -, già partner dell’iniziativa, offre perl’occasione il 20% di riduzione a tutti i partecipanti della MMW 2018; rinnovano il loro impegno Doc Servizi, la più grande rete di professionisti della musica e dello spettacolo, e KeepOn, circuito dei live club italiani, che favoriscono la mobilità degli artisti da e verso l’estero e regolarizzano il lavoro dei professionisti del settore; mentre ACCORDO, tra i molti importanti media partner dell’iniziativa, quest’anno ha deciso di inserire nel programma della MMW2018 SHG Musicshow – l’unica mostra-mercato in Italia dedicata agli strumenti musicali, proprio per essere presente all’interno di questa settimana.

Cuore pulsante della settimana a base di musica sarà anche quest’anno Linecheck Music Meeting and Festival che, alla sua quarta edizione, si conferma la principale music conference italiana. Grazie alla presenza di oltre 1.000 delegati, ai 40 panel tematici, ai 30 showcase di artisti provenienti da 15 diversi Paesi e agli oltre 100 incontri one-to-one, Linecheck si specializza e afferma la sua identità di Showcase Festival, diventando per tre giorni il punto di incontro del music business internazionale. Tra i temi di rilievo di questa edizione l’innovazione digitale, i rapporti tra musica e brands e un tema centrale di inclusione sociale: la Gender Equality nel music business. La quarta edizione – prodotta da Music Innovation Hub, il nuovo progetto per l’innovazione musicale nato all’interno di BASE Milano – tra le novità presenta inoltre moduli di formazione che preannunciano lo sviluppo delle attività di training professionale su base annuale. Immancabile all’interno della Milano Music Week anche il mondo delle case discografiche che, in questa occasione, apriranno eccezionalmente le porte al pubblico, con un invito in particolare ai nuovi talenti. SONY MUSIC metterà infatti a disposizione di artisti emergenti, in anteprima, il suo nuovo studio di registrazione di prossima inaugurazione “RCA RECORDING STUDIO” e ospiterà una serie di showcase all’interno del teatro della sua sede di Via Maciachini, mentre la Warner Music, sulla scia del successo dello scorso anno, riproporrà l’iniziativa “Warner Wants You” ospitando nei propri spazi provini live di nuovi artisti. In collaborazione con Universal Music, infine, Milano diventa teatro di incontri con i più grandi protagonisti della musica italiana e internazionale.

Per chi invece si sta avvicinando al settore musicale, sia da appassionato sia da professionista, saranno previsti diversi momenti di formazione e appuntamenti tra cui scegliere, con workshop per imparare a scrivere una canzone o per disegnare la copertina di un disco, altri per realizzare un video musicale oppure approcciarsi per la prima volta ad uno strumento musicale. A questi si aggiungeranno anche una serie di proiezioni e mostre sul mondo della musica e i suoi protagonisti come la mostra “Sulle tracce di David Bowie” a Mare Culturale Urbano.

In qualità di Educational Partners della Milano Music Week, CPM propone la sua Open Week, una intera settimana di incontri, seminari, workshop, masterclass e concerti con professionisti e protagonisti della Musica; SAE Institute apre la sede con incontri speciali per conoscere la scuola; Master In Comunicazione Musicale organizza tre lezioni aperte per capire le professioni e l’industria della musica, raccontate in diretta dagli studenti di ALMED.

Institutional Partners: Camera di Commercio Milano Monza Brianza Lodi, Assolombarda, CCI Confindustria Cultura Italia

Media partners: Accordo, Billboard, Onstage, Rockol, Spotify, Vevo.

Billboard Italia ospiterà il party ufficiale di chiusura della Milano Music Week domenica 25 novembre 2018. Un appuntamento che unirà artisti, industria, partners e naturalmente il pubblico per salutare insieme questa edizione.

Ma le novità non sono finite: il programma della Milano Music Week 2018 si arricchisce di giorno in giorno con nuove candidature e progetti provenienti da tutte le realtà interessate a far parte della settimana della musica per eccellenza. C’è tempo fino al 30 settembre per inviare la propria candidatura con un progetto per la MMW2018 alla mail proposte@milanomusicweek.it.

MILANO MUSIC WEEK 2018 | 19 – 25 novembre 2018

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