La sindrome del giorno dopo| Recensione EP

La sindrome del giorno dopo, il nuovo EP di Tota, non poteva capitare in un momento storico più azzeccato.

“La sindrome del giorno dopo credo sia letteralmente la paura del giorno seguente, una paura che si condensa in modo estremamente potente durante la notte. […] La notte è l’unico momento in cui il tempo si ferma, rimane immobile fino all’arrivo del sonno“.
Lo stesso Tommaso definisce con queste parole il suo disco e se ci fermiamo un attimo a riflettere, possiamo trovare un’analogia con la situazione in cui ci troviamo in questo momento: paura, incertezza e immobilità sono le padrone delle nostre giornate.

L’EP è composto da cinque brani che raccontano cinque storie diverse, le quali però prendono e accompagnano l’ascoltatore in un unico viaggio attraverso i propri pensieri, che finiscono per combaciare con quelli dell’artista.

Con questo sound rilassato e rilassante, fatto principalmente di batteria riverberata, chitarre elettrica e acustica e un leggero basso, Tota è la colonna sonora perfetta per queste serate di isolamento e solitudine, dove anche noi come lui finiamo spesso per arrenderci ai nostri pensieri più profondi.

I brani si intersecano perfettamente l’uno con l’altro creando un susseguirsi armonico di suoni ed emozioni che lascia spazio a due possibilità: farsi trasportare dalle storie di Tommaso o perdersi nel flusso delle proprie.

Per chi non fosse già familiare con la sua figura artistica: Tota è il nome d’arte di Tommaso Tota, nato a Orvieto e trasferitosi prima a Bologna e poi a Milano.
Esordisce nel 2017 con Cielocasa e inizia a farsi strada nel mondo del live aprendo i concerti di Gazzelle, Carl Brave, Franco126 e Galeffi.
A settembre 2018 esce il singolo Oggi non mi importa niente che precede insieme ad altri due estratti l’album Senzacera, il suo primo album in studio con l’etichetta Grifo Dischi.

L’EP La sindrome del giorno dopo è disponibile dal 6 marzo su tutte le piattaforme di streaming e mette in evidenza un forte cambio estetico da parte dell’artista.
Tutti i brani sono stati scritti e composti da Tommaso Tota e prodotti da Filippo Slaviero, che ha curato anche mix e master.

Potete ascoltare l’EP completo qui e dedicarvi venti minuti di sana e tranquilla immersione nei vostri più intimi pensieri, o semplicemente ascoltare rassicurante voce di Tota.

Giorgia

PASHMAK: EVOLUZIONE E SPERIMENTAZIONE

I Pashmak sono una band milanese composta da (da sinistra a destra) Antonio Polidoro, Giuliano Pascoe, Martin Nicastro e Damon Arabsolgar.

Siamo state nello studio di Antonio e abbiamo fatto un’interessante chiacchierata con Giuliano, tra un sorso di Coca Cola e l’altro.

Ciao Giuliano, parlaci di voi: chi sono i Pashmak?

I Pashmak si sono conosciuti al liceo classico Carducci di Milano. La formazione che vedete oggi non è quella originale: all’inizio, circa una decina di anni fa, eravamo solo io e Damon insieme a Stefano Grasso alla batteria e Stefano Fiori alla chitarra e dopo qualche anno si è aggiunto anche Martin. È arrivato poi un momento in cui eravamo in cerca di un batterista e quindi Antonio è entrato a fare parte del gruppo, registrando anche i nostri primi dischi.

Io personalmente all’interno della band ho svolto un percorso sempre in divenire: all’inizio ero il chitarrista; poi ho iniziato a suonare il basso e successivamente il sintetizzatore; successivamente ho iniziato a fare musica al computer e ora dal vivo suono le tastiere. Nel gruppo però al momento il mio ruolo è quello della produzione.

Fino ad ora siamo sempre stati indipendenti su tutti i fronti ma con l’ultimo disco siamo stati contattati da Manita Dischi: erano molto interessati al progetto e ci hanno offerto la spinta per scriverlo e pubblicarlo per la loro etichetta.

Da dove nasce il nome Pashmak?

Pashmak è una parola iraniana: significa “come la lana” e tra le tante cose è anche un tipo di zucchero filato fatto a mano. Durante delle prove in cantina a casa di Damon suo padre, che è iraniano, ce ne ha portato un po’ da assaggiare e abbiamo pensato che poteva essere un bel nome per la band. Ci piace il fatto che sia una cosa delicatissima fatta a mano che si può sciogliere da un momento all’altro

Fino ad ora avete pubblicato due album e un EP. So che è un po’ come chiedere se volete più bene a mamma o a papà ma: a quale lavoro siete più affezionati?

Abbiamo sempre avuto un approccio dinamico ai nostri lavori: ci piace sperimentare e ci piace il cambiamento.

Ora come ora sono personalmente molto legato all’ultimo disco perchè lavorarci ha rappresentato una vera e propria esperienza personale e perchè è stato il primo lavoro fatto nel nuovo studio. Però anche Indigo EP ha rappresentato un bel cambiamento nel modo di lavorare: è nato in camera mia quando stavo ancora dai miei prima di avere lo studio e tutto quando ed è stato il primo lavoro con un approccio consapevolmente professionale sia nella scrittura che nella produzione. Il primo album invece è stato il grande esperimento di partenza che comunque ha dato i suoi frutti

Hai detto che vi piace sperimentare e a mio parere il video di Harp ne è la prova: come vi è venuta l’idea?

L’idea in realtà è di Laura Samani, una regista di Trieste. Laura si è innamorata del progetto e ha voluto provare a farci un video. Era una sperimentazione anche per lei perchè non aveva mai girato un video musicale. Abbiamo fatto una sessione di brainstorming a partire da una sua idea e da lì è nato il concept per la storia che si vede nel video: una situazione molto adolescenziale, un rapporto molto stretto tra due ragazzi che mette in evidenza le zone grigie di quell’età.

La vostra musica vi ha dato la possibilità di viaggiare molto: raccontaci qualcosa sui tour che avete fatto fino ad ora.

Fino ad ora abbiamo sempre fatto tour all’estero perchè per una serie di motivi non siamo mai riusciti a girare molto in Italia. Con il primo tour siamo stati in Germania, a Berlino e Lipsia. L’anno dopo ci siamo allargati in tutta Europa con circa 15 date nelle principali capitali europee (Parigi, Londra, Praga, Cracovia, Amsterdam…)

Dopo queste date siamo entrati in contatto con un’agenzia che ci ha dato un aggancio per poter suonare anche nei Balcani: siamo stati in Kossovo, in Macedonia, posti davvero interessanti nei quali nessuno avrebbe mai pensato di suonare. Sempre grazie a questa agenzia abbiamo avuto la possibilità di suonare anche in Russia: abbiamo fatto un tour invernale di due settimane con circa 15 date anche in questo caso.

Il clima era abbastanza rigido (abbiamo toccato anche i -11gradi) e noi eravamo senza macchina e con gli strumenti a carico, per cui il treno era la nostra unica opzione per poterci spostare.  Uno dei viaggi più lunghi è stato quello da Saratov a Ekaterinburg: 45 ore consecutive con fermate sporadiche di 10 minuti circa ogni 10 ore. Il lato positivo è stato che per lo meno siamo potuti stare al caldo nelle nostre cuccette. Inoltre questo viaggio ci è stato molto d’aiuto per il fatto che la sera prima della partenza, Antonio si è lussato il ginocchio ballando nel pub dove avevamo appena finito di suonare. Il dottore gli aveva ordinato due giorni di totale riposo a letto e quindi l’essere tutti bloccati su un treno per 45 ore alla fine si è rivelato utile e ci ha permesso di portare a casa il tour.

Preferisci suonare nei club o nei festival?

Questa è una bella domanda! 

Da un punto di vista un po’ “nerd-tecnico” ti direi nei club: suonare in un ambiente chiuso con un’ acustica controllata e un bell’impianto mi piace tantissimo. Durante l’estate però i festival sono il massimo: la scorsa estate abbiamo suonato in Serbia in un festival in montagna alla base di un impianto sciistico con tutta la gente sulla collina, è stato stupendo. Un altro festival che ci è piaciuto molto è stato il BAUM Festival a Bologna. Potremmo dire che sono due cose che si completano, sono stagionali: i club  per l’inverno e i festival per l’estate.

Vo siete una band italiana che canta in inglese, come mai questa scelta?

Come tanti della nostra generazione, l’inglese è sempre stato il nostro punto di riferimento perchè abbiamo sempre ascoltato musica internazionale in inglese, per cui esprimerci in questa lingua ci viene più naturale. Soprattutto Damon che scrive tutti i testi ritiene più facile esprimersi in una lingue diversa ed è più soddisfatto del risultato.

Sappiamo bene che in Italia c’è molto ostracismo nei confronti delle band che cantano in inglese. Probabilmente noi abbiamo scelto anche il periodo storico sbagliato per fare questa scelta: l’abbiamo fatto nel momento in cui si è sviluppato quello che oggi è l’italpop, quell’indie con un’attitudine pop che sta andando fortissimo. Molti amici musicisti ci dicevano che avremmo dovuto fare cose in italiano perché è la lingua madre e perché in questo modo è più facile comunicare. Noi però siamo sempre stati dell’idea che se si inizia una cosa la si porta avanti con convinzione e siccome abbiamo iniziato cantando in inglese siamo rimasti su quella strada. Ritengo sia un po’ provinciale da parte dell’Italia cantare solo in italiano perché in questo modo si finisce a fare solo musica per l’Italia senza possibilità di allargarsi altrove.

Se non aveste cantato in inglese quindi, credi che non avreste mai avuto la possibilità di viaggiare così tanto come avete fatto fino ad oggi?

No, non sarebbe stato possibile. A parte in Russia forse perchè lì hanno una fissa incredibile per gli italiani: conoscono tutte le canzoni di Toto Cutugno, Celentano, Albano, anche i giovani. Ci facevano le feste ovunque, anche se di italiano tradizionale la nostra musica ha poco. Durante i nostri tour poi, abbiamo sempre suonato davanti a pubblico locale: non ci sarebbe piaciuto andare a Berlino, Londra o chissà dove per suonare davanti a italiani.

Nella presentazione con la quale hai aperto l’intervista hai detto che oltre a suonare nei Pashmak tu sei anche produttore, anche gli altri membri portano avanti progetti paralleli?

Lavoriamo tutti nella musica.

Antonio ha uno studio di registrazione dove produce dischi.

Io ho uno studio da Antonio e come lui produco.

Martin è un violinista diplomato al conservatorio e insegna violino. Ha anche un altro progetto parallelo che si chiama Clio & Maurice. È un progetto molto interessante basato su violino e voce. È in arrivo il disco.

Anche Damon segue altri progetti: scrive musica come primo impiego e ha un gruppo che si chiama Mombao che ha già pubblicato un EP, Emigrafe. Anche questo è un progetto molto interessante basato su sintetizzatori e batteria. Dal vivo realizzano uno show prevalentemente improvvisato e molto teatrale che prende ispirazione dal teatro giapponese: sono molto intensi.

Come gestite tutti i vostri progetti personali e la band?

Andiamo a periodi alterni, poi dipende da situazione a situazione. Per fare il disco, ad esempio, avevamo messo tutti delle cose in pausa per dedicarci al cento per cento solo a quello.

E ora cosa avete in programma?

Abbiamo ancora delle date a Roma e a Marina di Romea quest’estate, poi vedremo. Ora finiamo il tour e siamo concentrati su questo.

Pashmak su Spotify

Pashmak sui social: Facebook, Instagram

Giorgia

LA RINASCITA DEI LOST | UNA CANZONE BUONA

Se avete vissuto la vostra adolescenza tra una puntata di TRL e l’altra su MTV Italia, allora il nome di questa band non vi è assolutamente nuovo, anzi.

Crediti foto: Lost – Ufficio Stampa

Se invece siete figli di una generazione diversa, vi basta sapere che i Lost, tra le band italiane più popolari del primo decennio degli anni Duemila, hanno ottenuto numerosi riconoscimenti tra cui 3 dischi d’oro, 1 dvd di platino, 1 Best Italian Act agli Mtv Music Awards 2009 a Berlino come miglior artista italiano, 1 Best New Artist ai Wind Music Awards. Hanno stretto collaborazioni importanti come quella con Joel Madden (Good Charlotte) nel singolo del 2009 Sulla mia pelle; hanno poi aperto concerti di artisti internazionali come Tokio Hotel e Simple Plan. Hanno avuto ruoli di comparsa in serie tv e film quali “L’ispettore Coliandro” e “Una canzone per te”. All’apice del successo, nel 2011, la band decide di sciogliersi per intraprendere nuove strade, e dopo diversi anni di silenzio, nel 2018, sono ritornati ufficialmente nelle scene con un concerto a sorpresa in occasione del Vivi Festival di Vicenza, che ha registrato il tutto esaurito. I Lost sono pronti a portare in giro uno show che ripercorre tutta la loro carriera, uno spettacolo arricchito da scenografie ed effetti visivi!

Crediti foto: Lost – Ufficio Stampa

Il nuovo singolo si intitola Una canzone buona ed è il racconto di una nostalgia antica, quella del tempo che ti è sfuggito di mano e delle persone che negli anni cambiano strade e spariscono, si perdono e ritornano. La band con una nuova canzone dopo quasi dieci anni di assenza dallo studio. Era infatti il 2011 quando la band vicentina, guidata dal leader carismatico Walter Fontana assieme a Luca Donazzan (basso elettrico) e Roberto Visentin (chitarra elettrica), aveva deciso di scendere dal palco. Sulle spalle avevano un successo pesante da gestire, qualcosa si era rotto nelle loro anime troppo giovani per essere idolatrate in tutta Italia. In bacheca c’erano riconoscimenti enormi. Mtv Total Request Live li aveva nominati miglior miglior gruppo riempipiazza italiano, nel 2008 erano stati i precursori dell’uso dei social network per dialogare coi fan (si parlava di MySpace, Facebook era alle origini) ed erano arrivati ad aprire i concerti dei Tokio Hotel. Ai Trl Awards 2009 avevano vinto come “best band” e il cd “Sospeso” divenne disco d’oro. Non solo, nello stesso anno a Berlino, conquistano il prestigioso premio “Best Italian Act” agli Mtv Europe Awards. Una raffica di successi e attorno gruppi scatenati di fan, in particolare donne, si erano organizzate in Street Team che seguivano la band in tutti i loro live, una sorta di revival anni ’70 delle carovane di fans che seguivano le band on the road, ma questa volta coordinati sui social network. Ma la fama non è balsamo per l’anima ed è iniziato un periodo buio. La band si è sciolta e Walter si è focalizzato su un progetto solista, un intimo racconto, catartico e liberatorio, di quella fase difficile della sua vita, che lo ha aiutato a rialzarsi e a crescere, come canta in una canzone dell’album: “Cammino senza vento sotto i portici del centro e conto i miei difetti senza più paura, mi sembra di volare a un metro dall’asfalto, non mi sono mai sentito così bene con me stesso e accanto a me, di fianco a me, ho visto la mia ombra sul ciglio della strada, guardarmi e dirmi: Ciao, sono qui”.

Ed eccoci ad oggi, con la decisione di ritornare a calcare le scene con la storica band, più forte e consapevole che mai. “Facciamo parte di un mondo sempre più veloce, accessibile, ma allo stesso tempo distante e sfuggente” – spiega Walter –  “Rappresentiamo una generazione fragile, senza punti di riferimento. Noi abbiamo già sperimentato l’ascesa, la caduta e il successivo vuoto. Ma ne siamo usciti con un nuovo modo di interpretare la vita. Le cose semplici, le cose belle. Il vero successo è una dimensione intima di realizzazione. L’ho capito tornando nella nostra casa, dalle nostre famiglie, dai piccoli gesti che ti fanno capire di essere vivo. È stato un viaggio di redenzione, un viaggio temporale dentro le nostre vite. E ora siamo pronti per ripartire”. 

Il singolo Una canzone buona è stato preprodotto a Colceresa presso il Revolver Studio con grande cura della band stessa  e postprodotto e mixato a Milano presso il Loud studio. Produzione Francesco Catitti (Mengoni, Bravi, Galiazzo, Mahmood). Brano nato in maniera naturale e spontanea. Un bisogno di raccontare la quotidianità di una generazione presa con le paure, le ambizioni, gli amori e le delusioni. E’ nata una notte, in maniera quasi inaspettata. Attorno a Walter il silenzio della casa: ”Ho preso in mano la penna e ho iniziato a scrivere. Le parole sono scivolate sul foglio senza incontrare ostacoli. La melodia iniziava a girarmi in testa e sentivo che tutto era perfetto, sincero, stavo parlando a me stesso ma allo stesso tempo a un qualcuno di non ben definito. Il giorno dopo sono corso in studio dai ragazzi e insieme a loro abbiamo buttato giù lo scheletro della canzone. Le note si incastravano come piccoli mattoncini di un lego. Siamo poi finiti nello studio di Milano e insieme al nostro produttore Francesco Catitti abbiamo fatto indossare alla nostra canzone il vestito adeguato per il grande ballo”.

Continuate a seguire il blog per poter leggere una speciale intervista a una delle band che ha segnato la nostra adolescenza!

Serena

”MI AMI, TI AMO” – RECENSIONE CONCERTO 2019

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Crediti foto: MI AMI Festival – FB

Come ormai la maggior parte di voi saprà, da 15 anni a questa parte al Magnolia di Milano si tiene il MI AMI Festival, il festival della musica bella e dei baci.

Lo slogan dell’edizione di quest’anno è stato AMOR VINCIT OMNIA, un’esplicita ode alla potenza dell’amore in tutte le sue forme, compreso quello per la musica.

Il festival è durato dal 24 al 26 Maggio 2019 e, nonostante le avverse previsioni meteorologiche che annunciavano pioggia, temporali e tempeste, sono stati tre giorni asciutti all’insegna del divertimento e dello stare in compagnia, tanto delle persone come della musica.

La line-up era ricchissima sia di nomi ormai già grandi, come Mahmood, Fast Animals and Slow Kids, Motta, Nitro, Ensi, Luca Carboni, Franco 126 e Coma Cose, sia di artisti emergenti come Chadia Rodriguez, Myss Keta, La Rappresentante di ListaI Hate My Village e molti altri! (Per la line-up completa vedi https://www.miamifestival.it/2019/programma.php)

Non possedendo ancora il dono dell’ubiquità non è stato possibile assistere alle performance di tutti gli artisti presenti al festival, ma quelle scelte sono state assolutamente più che soddisfacenti.

Da novizia della scena indie italiana, sono rimasta molto sorpresa da come anche un tipo di musica che alle mie orecchie sembrava banale e senza significato, sia stata in grado di muovermi e di intrattenermi per tre giorni interi. Se dovessi scegliere le mie tre esibizioni preferite sicuramente farei i nomi di: Mahmood, Fast Animals and Slow Kids e Myss Keta. Il primo perchè la mia anima pop non ha potuto resistere ad un’esibizione così pazzesca: Alessandro tiene il palco in modo naturale, ha una voce strepitosa ed è sicuramente all’altezza della sua vittoria a Sanremo e del suo secondo posto all’Eurovision Song Contest. Inoltre ha arricchito la sua performance invitando sul palco Sfera Ebbasta per Calipso, e Gué Pequeno per duettare su Soldi

I FASK sono stati la mia personale rivelazione di questo festival: se dopo aver ascoltato sotto consiglio (o per meglio dire obbligo) di un’amica il loro ultimo album ne ero rimasta piacevolmente sorpresa, la loro esibizione live mi ha rubato il cuore rendendomi pronta a seguirli in giro per l’Italia senza se e senza ma! Sul palco hanno una carica incredibile, Aimone (il cantante) particolarmente, e con il loro stile rock n’roll interagiscono e intrattengono il pubblico non lasciando altra opzione se non quella di saltare e cantare insieme, facendo passare in secondo piano anche gli evidenti problemi di volume che si sono presentati quella sera

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Crediti foto: MI AMI Festival – FB

Ultima, ma non per importanza, l’esibizione di Myss Keta.

Lo ammetto, non ero per niente convinta di volerla vedere dal vivo: il suo album mi ha lasciata molto perplessa e l’ho trovato abbastanza scadente, ma non appena la Myss è salita sul palco esordendo con un semplice “ciao Milano”, sono stata conquistata. Nonostante i testi delle sue canzoni siano come si dice oggi, “trash”, Myss Keta è una vera e propria entertainer: durante la sua ora sul palco ci ha fatti ballare, cantare, ridere e ci ha portato anche degli ospiti d’eccezione tra cui Elodie e di nuovo Gué e lo stesso Mahmood. È stato un concerto molto piacevole che mi ha fatto ricredere su di lei come artista.

Insieme a tutto questo, bisogna anche sottolineare l’incredibile atmosfera che si respira solo passeggiando all’interno del parco che ospita il festival: è un ambiente familiare, anche per chi ci mette piede per la prima volta, ci si sente circondati da vecchi amici con i quali prendere una birra e fare due chiacchiere.

Il fatto che oltre alla musica fossero presenti anche artisti, grafici, letture di poesie, talks e attività culturali, rende l’ambiente del MI AMI pluritematico e stimolante, senza lasciare il minimo spazio alla noia. (Per la lista completa degli artisti di MI PARLI e MI FAI visitate il sito ufficiale del festival – https://www.miamifestival.it/2019/index.php)

Mi ritengo molto soddisfatta della mia prima esperienza a questo festival e ci sono ottime possibilità che il prossimo anno ricada nell’acquisto dell’abbonamento, anche perchè i braccialetti riservati agli abbonati sono davvero molto carini.

Giorgia

Manfredi: Intervista alla nuova leva del cantautorato italiano

Non è venerdì, non c’è nessun #NewMusicFriday di mezzo, ma la nostra rubrica #NewMusicDistress è sempre operativa per farvi scoprire gli artisti emergenti che amiamo di più.

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Crediti foto: Manfredi – Instagram 

Oggi vi parliamo di un cantautore, Manfredi, con cui abbiamo avuto il piacere di fare due chiacchiere per scoprire qualcosa in più sulla sua musica e sulla sua vita. Noi l’abbiamo scoperto grazie ad Indie Italia e al suo primo singolo, 20143 Milano Navigli, e lo scorso 3 ottobre ha rilasciato il suo ultimo singolo Noi meno tu. Speriamo che questa intervista sia di vostro gradimento e che il suo talento possa arrivare anche a voi proprio come è successo con noi!

Buona lettura! 🙂

Come ti descriveresti a quelle persone che ancora non ti conoscono? 

Alle persone che non mi conoscono direi che sono un ragazzo di 20 anni, tendenzialmente incostante, incline a vedere tutto bianco o tutto nero, che ha avuto la fortuna di incontrare qualcuno che lo aiutasse a trovare un ordine almeno nel percorso musicale intrapreso quasi per caso. A parole a volte non mi faccio capire molto bene, con le canzoni ci riesco meglio, soprattutto se dall’altra parte c’è qualcuno che ha voglia di capire.

A che età hai iniziato a scrivere canzoni e quando hai capito che questo era ciò che volevi davvero fare nella vita? 

Ho iniziato a scrivere tra i 16 e i 17 anni solo perchè non ero abbastanza bravo a suonare la chitarra. Quando ho smesso di concentrarmi sull’aspetto tecnico dello strumento, ho provato a scrivere qualche testo coi soliti quattro accordi e vedevo che piano piano miglioravo. Per quanto riguarda invece il capire cosa volessi fare nella vita, ad oggi ancora non saprei dirti. Sono felicissimo di aver iniziato questo percorso che mi sta regalando tante gioie e andró avanti finchè riuscirà ad emozionarmi, ma non ti nascondo che un domani potrei decidere di fare tutt’altro, non voglio pormi limiti già a 20 anni.

Da dove trai ispirazione per le tue canzoni? 

Principalmente dalle persone con cui ho a che fare ogni giorno. Parenti, amici, relazioni, sconosciuti, possono tutti lasciarti dentro qualcosa, magari per via di una frase che hanno detto o anche per cose meno importanti tipo il loro modo di gesticolare o le loro “stranezze”. Da lì poi, si cercano le parole e nasce una canzone che non necessariamente deve essere reale al 100%, anzi, spesso è un misto tra realmente accaduto e fantasia: magari aggiungo quella risposta che avrei voluto dare ma che non mi è venuta in mente o faccio finire le cose in un modo diverso, magari come avrei voluto finissero davvero. 

Milano e i suoi Navigli, che peso hanno nella tua vita? 

Purtroppo è da un po’ che non vado sui navigli per via degli impegni e di tutto il resto. Ho molti ricordi legati a quella zona di Milano, ricordi belli e ricordi brutti, che hanno a che fare con persone che ci sono ancora oggi e persone con cui non ho più a che fare. È come se un po’ mi conoscessero, anzi, come se mi conoscessero così bene da potermi raccontare, e quindi io ho raccontato loro, a modo mio.

Quali sono i tuoi riferimenti musicali? Hai una canzone e/o un album a cui sei particolarmente legato?

Riconosco di non avere una grande cultura musicale, ascolto quello che mi va e solo quando ho voglia. Mi piacciono molto le mode che secondo me al nostro paese servono moltissimo soprattutto per toglierci di dosso un’eredità importante ma forse troppo ingombrante. Ad oggi ascolto molto indie e parecchia Trap, forse più la seconda, credo sia solo un periodo ma va bene così. Canzone a cui sono particolarmente legato, Mi Manchi di Fausto Leali. 

Che rapporto hai con le persone che amano la tua musica? 

In realtà non avendo ancora iniziato coi concerti non c’è stato ancora nessun rapporto face to face con chi mi ascolta (tolte quelle due volte in cui mi hanno fermato per fare mezza chiacchiera). Spesso mi arrivano messaggi molto molto belli, io cerco sempre di rispondere, specie se sono io a chiedere qualcosa sulle storie di Instagram. Diciamo che sento che dall’altra parte c’è qualcuno, ma devo ancora concretizzarlo. Ho voglia di guardarli in faccia, di cantare con loro. 

Ti aspettavi di avere questo successo? 

Non so se si possa chiamare successo, è un inizio, molto positivo, lo riconosco, ma solo un inizio. Qualche traguardo l’ho già raggiunto come il milione di ascolti di cuffiette, ma punto comunque più in alto. Diciamo che quello che vorrei ora è un primo disco d’oro appeso al muro. Speriamo bene ahahah

Che progetti hai per il futuro? Disco e tour in cantiere?

Nessun disco in cantiere ma ho iniziato le prove per i live. Mi dispiace dire sempre di non avere ancora lavorato al disco perché sembra che non ci siano i pezzi quando in realtà ne ho scritti moltissimi. Se non ho ancora pensato ad un disco è perchè credo non sia ancora arrivato il momento, non corri la maratona senza esserti prima allenato, vorrei evitare uno strappo dopo i primi 100 metri. Peró arriveranno pezzi nuovi, questo sì.

Che dire, noi non vediamo davvero l’ora di poter sentire i pezzi nuovi e di poterlo vedere suonare dal vivo!

 

Serena

Milano Music Week: al via la seconda edizione dal 19 al 25 novembre 2018

Ieri, 21 settembre 2018, è stata confermata per il secondo anno consecutivo la Milano Music Week. Milano, che la musica la vive e la fa, torna dal 19 al 25 novembre con una settimana interamente dedicata alla musica pop e alla sua importante filiera. Iniziativa promossa dal comune di Milano – Assessorato alla Cultura, SIAE (Società Italiana degli Autori ed Editori), FIMI (Federazione Industria Musicale Italiana), ASSOMUSICA (Associazione Italiana Organizzatori e Produttori Spettacoli di Musica dal Vivo) e NUOVOIMAIE (Nuovo Istituto Mutualistico Artisti Interpreti o Esecutori), con il patrocinio del MiBAC Ministero per i beni e le Attività Culturali.

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Crediti foto: Pagina FB Milano Music Week

Obiettivo della Milano Music Week è coinvolgere i principali operatori del settore per raccontare tutto il mondo che ruota intorno alla musica e ai suoi principali attori – artisti, autori, case discografiche, centri di formazione, promoter, associazioni musicali – in una settimana di concerti, incontri con gli artisti, presentazioni di nuovi progetti discografici, showcase, mostre, eventi speciali, a cui si aggiungono anche diversi momenti di formazione rivolti sia agli appassionati sia ai professionisti. Tanti i grandi nomi della musica presenti alla MMW2018, a partire dall’evento inaugurale che, in collaborazione con Universal Music, vedrà come protagonista un’artista molto amata dal grande pubblico: Elisa. Lunedì 19 novembre, infatti, al Teatro Dal Verme la cantautrice darà vita a una puntata live di Storytellers, il format di VH1 e Viacom, che anche quest’anno si conferma il main partner della Milano Music Week.

“Siamo felici di avere Elisa protagonista di VH1 Storytellers e della serata inaugurale della Milano Music Week. Abbiamo fatto molta strada insieme dall’inizio della sua carriera e questo è il contesto ideale per raccontarla. Elisa darà il via ad una settimana nella quale il racconto della musica sarà il concetto alla base di molte tra le attività che comporranno un calendario ricco di eventi di tante tipologie differenti, con lo scopo di fornire un’idea il più possibile completa su cosa significhi oggi la musica come arte, cultura, lavoro, impresa, intrattenimento, spettacolo”, afferma Luca De Gennaro, curatore della Milano Music Week e Vice Presidente Talent & Music di Viacom International Media Networks.

Altro grande annuncio, sempre in collaborazione con Universal Music Italia, quello di Eros Ramazzotti che sceglie proprio la città dove ha deciso di trasferirsi e stabilire la propria vita artistica e personale, per presentare in anteprima mondiale il suo nuovo progetto discografico Vita ce n’è che uscirà in tutto il mondo il 23 novembre. Dopo quasi due anni di assenza dalle scene, Eros Ramazzotti tornerà anche con un tour mondiale che, dal 17 febbraio, lo vedrà protagonista nelle più belle e importanti arene dei 5 continenti. Occasione davvero unica per il pubblico della MMW2018 e motivo di orgoglio per la città di Milano.

La città diventa quindi sempre di più una vera e propria “Music City”, in grado di rappresentare un punto di riferimento sia per il pubblico, con una proposta musicale ampia e di qualità, sia per i professionisti del settore, grazie alla capacità di creare nuove opportunità a livello economico e di indotto nella filiera musicale. Vanno in questa direzione diverse novità e collaborazioni dell’edizione in partenza:

A.F.I. – Associazione Fonografici Italiani – la più storica associazione di categoria -, in occasione del suo 70° Anniversario annuncia il suo ingresso come nuovo partner della Milano Music Week a conferma del proprio impegno a servizio della musica;

PMI Produttori Musicali Indipendenti – l’Associazione che raccoglie gli imprenditori italiani della musica decisi a sostenere i diritti della produzione indipendente partecipa attivamente all’iniziativa mettendo a disposizione la propria rete;

SCF – società italiana che gestisce la raccolta e la distribuzione dei compensi, dovuti ad artisti e produttori discografici, per l’utilizzo in pubblico di musica registrata -, già partner dell’iniziativa, offre perl’occasione il 20% di riduzione a tutti i partecipanti della MMW 2018; rinnovano il loro impegno Doc Servizi, la più grande rete di professionisti della musica e dello spettacolo, e KeepOn, circuito dei live club italiani, che favoriscono la mobilità degli artisti da e verso l’estero e regolarizzano il lavoro dei professionisti del settore; mentre ACCORDO, tra i molti importanti media partner dell’iniziativa, quest’anno ha deciso di inserire nel programma della MMW2018 SHG Musicshow – l’unica mostra-mercato in Italia dedicata agli strumenti musicali, proprio per essere presente all’interno di questa settimana.

Cuore pulsante della settimana a base di musica sarà anche quest’anno Linecheck Music Meeting and Festival che, alla sua quarta edizione, si conferma la principale music conference italiana. Grazie alla presenza di oltre 1.000 delegati, ai 40 panel tematici, ai 30 showcase di artisti provenienti da 15 diversi Paesi e agli oltre 100 incontri one-to-one, Linecheck si specializza e afferma la sua identità di Showcase Festival, diventando per tre giorni il punto di incontro del music business internazionale. Tra i temi di rilievo di questa edizione l’innovazione digitale, i rapporti tra musica e brands e un tema centrale di inclusione sociale: la Gender Equality nel music business. La quarta edizione – prodotta da Music Innovation Hub, il nuovo progetto per l’innovazione musicale nato all’interno di BASE Milano – tra le novità presenta inoltre moduli di formazione che preannunciano lo sviluppo delle attività di training professionale su base annuale. Immancabile all’interno della Milano Music Week anche il mondo delle case discografiche che, in questa occasione, apriranno eccezionalmente le porte al pubblico, con un invito in particolare ai nuovi talenti. SONY MUSIC metterà infatti a disposizione di artisti emergenti, in anteprima, il suo nuovo studio di registrazione di prossima inaugurazione “RCA RECORDING STUDIO” e ospiterà una serie di showcase all’interno del teatro della sua sede di Via Maciachini, mentre la Warner Music, sulla scia del successo dello scorso anno, riproporrà l’iniziativa “Warner Wants You” ospitando nei propri spazi provini live di nuovi artisti. In collaborazione con Universal Music, infine, Milano diventa teatro di incontri con i più grandi protagonisti della musica italiana e internazionale.

Per chi invece si sta avvicinando al settore musicale, sia da appassionato sia da professionista, saranno previsti diversi momenti di formazione e appuntamenti tra cui scegliere, con workshop per imparare a scrivere una canzone o per disegnare la copertina di un disco, altri per realizzare un video musicale oppure approcciarsi per la prima volta ad uno strumento musicale. A questi si aggiungeranno anche una serie di proiezioni e mostre sul mondo della musica e i suoi protagonisti come la mostra “Sulle tracce di David Bowie” a Mare Culturale Urbano.

In qualità di Educational Partners della Milano Music Week, CPM propone la sua Open Week, una intera settimana di incontri, seminari, workshop, masterclass e concerti con professionisti e protagonisti della Musica; SAE Institute apre la sede con incontri speciali per conoscere la scuola; Master In Comunicazione Musicale organizza tre lezioni aperte per capire le professioni e l’industria della musica, raccontate in diretta dagli studenti di ALMED.

Institutional Partners: Camera di Commercio Milano Monza Brianza Lodi, Assolombarda, CCI Confindustria Cultura Italia

Media partners: Accordo, Billboard, Onstage, Rockol, Spotify, Vevo.

Billboard Italia ospiterà il party ufficiale di chiusura della Milano Music Week domenica 25 novembre 2018. Un appuntamento che unirà artisti, industria, partners e naturalmente il pubblico per salutare insieme questa edizione.

Ma le novità non sono finite: il programma della Milano Music Week 2018 si arricchisce di giorno in giorno con nuove candidature e progetti provenienti da tutte le realtà interessate a far parte della settimana della musica per eccellenza. C’è tempo fino al 30 settembre per inviare la propria candidatura con un progetto per la MMW2018 alla mail proposte@milanomusicweek.it.

MILANO MUSIC WEEK 2018 | 19 – 25 novembre 2018

http://www.milanomusicweek.it
FB MilanoMusicWeek | IG milano_music_week | TW milanomusicweek #MMW18 #MilanoMusicWeek #MusicCityMilano

 

 

Calcutta al MI AMI 2018 | Recensione Concerto

Anche quest’anno, proprio come l’anno scorso, siamo state al MI AMI FESTIVAL di Milano per la prima giornata di concerti, quella del 25 maggio. Arrivato alla sua quattordicesima edizione, il MI AMI si è sempre distinto per essere il festival d’eccellenza per scoprire nuova musica italiana e per dare spazio agli artisti emergenti che vogliono farsi strada nell’industria musicale.

La line up del primo giorno è stata davvero una bomba. Sui diversi palchi si sono alternati artisti come Galeffi, Cosmo, Francesca Michielin, Ex-Otago, Frah Quintale (accompagnato da Giorgio Poi per il featuring Missili), Willy Peyote, Coma Cose e tanti altri! Insomma, una serata all’insegna della buona musica che ha registrato, per la prima volta nella storia del festival, il tutto esaurito. Ma la vera sorpresa è stato il live di Calcutta: gli organizzatori, qualche ora prima dell’esibizione di Cosmo, avevano annunciato sull’applicazione una sorpresa al palco Pertini intono all’una di notte. Già da questo annuncio iniziava a circolare la voce della possibile esibizione del cantante di Latina, il cui ultimo album, Evergreen, è uscito proprio lo stesso 26 maggio. E così è stato: Calcutta ha eseguito per la prima volta dal vivo Paracetamolo, ultimo singolo del disco, oltre alla sua recente hit Pesto e a un medley delle sue canzoni più amate tratte dal primo disco: un sing along di migliaia di persone, in vista delle due date del cantautore a Latina e Verona.

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Crediti foto: MI AMI Festival (Facebook)

Noi non ci siamo fatte mancare davvero nulla e ci siamo alternate tra il palco Pertini e il palco Havaianas per assistere ai live di Federica Abbate, Galeffi, Francesca Michielin, Ex-Otago, Cosmo e infine Calcutta.

Cominciamo con Federica Abbate, venuta al MI AMI per portare le canzoni che ha deciso di non dare ad altri artisti e di tenere per sè: A me ci pensi mai, Fiori sui balconi e Pensare troppo mi fa male (feat. Marracash). Alle 20:15, invece, suona Galeffi: cantautore romano attivo da meno di un anno che porta sul palco Havaianas alcune delle sue canzoni più famose come Tazza di te, Camilla e Polistirolo. 

La vera festa inizia però con il live di Francesca Michielin (palco Pertini). Con il suo ultimo disco, 2640, Francesca ha dimostrato di saperci proprio fare, sia in studio di registrazione sia su un palco con la sua chitarra e una loop station. Il suo è stato un set completo di cui hanno fatto parte non solo canzoni tratte dal suo ultimo disco, ma anche brani del vecchio repertorio. Comunicare, Vulcano, Nessun grado di separazione, Io non abito al mare, Bolivia e molte altre.

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Crediti foto: MI AMI Festival (Facebook)

Dopo Francesca, salgono sul palco gli Ex-Otago per l’unica data estiva della band genovese. Vederli suonare live è sempre un piacere e dispiace tanto che questa sia stata l’unica in programma per un po’ di tempo. Anche loro si sono alternati tra brani del loro ultimo disco Marassi, come Cinghiali incazzati, Mare, Gli occhi della Luna… per poi arrivare al loro ultimo singolo Tutto bene.

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Crediti foto: MI AMI Festival (Facebook)

Alle 23:30 arriva il momento di Cosmo con le sue Quando ho incontrato te, Sei la mia città, Turbo, Le Voci e L’ultima festa. Tra una canzone e l’altra c’è anche il tempo per uno stage diving che riesce proprio bene grazie al pubblico molto caloroso del MI AMI.

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Crediti foto: MI AMI Festival (Facebook)

Visto che dell’esibizione di Calcutta vi abbiamo già parlato, non ci resta che concludere questo racconto con le nostre impressioni. Sapevamo già dall’anno scorso quanto questo festival meritasse e quanto importante fosse per la musica del nostro Paese, soprattutto in questo periodo di grande successo, e quest’anno ne abbiamo avuto ulteriore conferma. Quando si è al MI AMI, al festival della musica bella e dei baci, il tempo passa davvero in fretta e sarebbe bello poterlo fermare per una volta e rimanere lì non solamente per un weekend, ma per una settimana o più, per poter staccare completamente la testa da ciò che ci circonda e ciò che ci aspetta non appena rientrati a casa.

Perchè è proprio questo ciò che rappresenta di più questo festival e ciò che gli artisti spingono a fare: un #invitoalviaggio tra la musica della nostra Italia, un viaggio in cui un sacco di gente piena di talento riesce a farsi notare e a esprimersi attraverso la musica, in cui artisti e pubblico si fondono in una cosa sola.

Il MI AMI Festival è andato avanti anche durante la giornata di sabato 26 maggio con un programma imperdibile: la reunion dei Prozac +,  in occasione della ventennale del loro storico album ACIDO ACIDAColapesce, Selton, Maria Antonietta, Tre Allegri Ragazzi Morti, Dj Gruff.

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Crediti foto: MI AMI Festival (Facebook)

A questo punto non ci resta che iniziare il countdown al prossimo anno! 😉

Serena

 

 

Harry Styles live all’Alcatraz di Milano | Recensione Concerto

Ieri sera Harry Styles si è esibito sul palco dell’Alcatraz di Milano per chiudere in bellezza la leg europea del suo primo tour da solista.

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Harry sale sul palco alle 20:30 spaccate, facendo intravedere la sua figura dietro un tendone rosa pieno di fiori. All’improvviso il sipario cade giù ed ecco che inizia a cantare Ever Since New York.

Già dalla prima canzone si capisce la bravura dell’ex – One Direction, che fin da subito riesce a stregare il pubblico presente con la sua chitarra e la sua voce. Il live continua con altri brani estratti dal suo disco: Two Ghosts, Carolina, Sweet Creature, Only Angel, Woman, Meet Me In The Hallway e Kiwi.

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Arriva il momento di dare un tocco in più al concerto e cosa c’è di meglio di un salto indietro nel tempo fino ad arrivare a canzoni che Styles scrisse per altri e ad alcuni brani del repertorio dei One Direction? Da Just A Little Bit Of Your Heart (scritta per Ariana Grande) a Stockholm Syndrome per poi arrivare a What Makes You Beautiful, il tutto in un nuovo arrangiamento che rende tutto più rock.

Oltre ad essere un bravo musicista, ha dimostrato anche di avere un gran talento nell’intrattenere il pubblico e soprattutto a mostrare tutto l’animo genuino che lo contraddistingue, sia come artista sia come persona. Ride e scherza con il pubblico, si diverte a dire frasi in italiano e soprattutto invita i presenti ad essere loro stessi, ad essere ciò che vogliono e a fare ciò che li fa stare bene.

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E tra una battuta e l’altra continua a suonare. Arriva il momento di From The Dining Table, The Chain (cover dei Fleetwood Mac), un bis di Kiwi richiesto dal pubblico per poi finire con il primo singolo che l’ha portato in vetta alle classifiche mondiali, Sign Of The Times.

Avevo visto Harry più volte su un palco insieme ai One Direction e sapevo già quanto valesse come cantante, ma vederlo da solo in un contesto del genere mi ha fatto capire quanto questo nuova direzione musicale gli appartenga (senza nulla togliere alla boyband, ovviamente). Sembra essere nato per esibirsi in piccoli teatri, insieme alla sua band, alla sua chitarra e ai suoi completi a fiori.

Questo live è stato decisamente uno dei migliori che io abbia visto negli ultimi mesi, se non addirittura anni.

Che dire, mettete qualche soldo da parte e cercate di trovare un biglietto per le prossime date che farà in Italia nel 2018 (Milano e Bologna). Anche i più scettici non amanti dei One Direction si ricrederanno, ve lo posso assicurare! 😉

Serena

Lo Stato Sociale live al Carroponte di Sesto San Giovanni | Recensione Concerto

Lo Stato Sociale live al Carroponte di Sesto San Giovanni | Recensione Concerto

Foto 10-09-17, 22 43 06Domenica 10 settembre si è concluso il tour estivo de Lo Stato Sociale al Carroponte di Sesto San Giovanni, tournée partita dal Forum di Assago ad aprile che ha toccato tutta Italia.

Una vera e propria festa di fine tour, grazie anche alla partecipazione degli Ex – Otago. Hanno suonato canzoni estratte dal loro ultimo album, Amore, lavoro e altri miti da sfatare (uscito lo scorzo marzo), come: Amarsi male, Eri più bella come ipotesi e Niente di speciale; rispolverando brani dei loro vecchi dischi come La musica non è una cosa seria, Abbiamo vinto la guerra e Cromosomi, passando anche per un medley in cui improvvisano un karaoke con degli striscioni contenenti le parole di alcune canzoni tra cui Questo è un grande paese e Amore ai tempi dell’Ikea, il tutto accompagnato dalla presenza sul palco di alcune persone prese tra il pubblico, due addirittura vestiti da sposi.

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Nonostante abbiano davanti migliaia di persone, il pubblico e la band diventano una cosa sola, riuscendo a creare dei momenti veramente magici. Momenti in cui ci si trova davanti ad una folla che di sua spontanea volontà urla ”siamo tutti antifascisti”. Insomma, vi sfido a trovare un altro concerto in cui succede tutto ciò. Perchè andare ad un loro live significa anche rendersi conto, grazie alla gente che vi prende parte, che un’alternativa e che un mondo migliore e diverso è sempre possibile.

Sono stata a vederli parecchie volte quest’estate: al Forum, a Genova e, ovviamente, al Carroponte, ma anche durante altri piccoli incontri organizzati da Repubblica o il Wired Next Fest. Vi chiederete come mai io abbia speso tutto questo tempo seguendoli anche al di fuori dei concerti e beh, la risposta è semplice: prima di loro non avevo mai conosciuto una band o un cantante che facesse tutto ciò per il puro gusto di farlo, senza secondi fini. Una band che si discosta completamente dalle classiche regole dell’industria musicale. Stare ad un loro concerto è come ritrovarsi a casa con un gruppo di amici a parlare del più e del meno, discutendo di argomenti seri sdrammatizzandoli un po’ e cercando di mandare messaggi positivi tramite la musica al pubblico che hanno di fronte. Una band che non ha paura di dire quello che pensa e che non si ferma davanti a nulla: nè davanti ad un Forum da 13 000 posti da riempire nè davanti ad un diluvio che sembra non smettere mai.

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Serena

#NewMusicDistress: le novità (e non) musicali della settimana | Top 10

E’ finalmente arrivato il weekend e con lui anche il #NewMusicFriday e la nostra rubrica #NewMusicDistress, che di nuovo questa volta non ha molto. Ma partiamo subito dalle novità (anche se quella più importante è sicuramente la presenza dell’intera discografia di Taylor Swift su Spotify).

David Guetta Ft. Justin Bieber2U

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Ormai le collaborazioni tra Bieber e i dj più famosi al mondo sono all’ordine del giorno, anche se purtroppo questo pezzo non è uno dei migliori sfornati da Justin.

Ed SheeranBaby One More Time (Recorded at Spotify Studios NYC)

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Ed è talmente innamorato di questa canzone che oltre a cantarla durante i concerti ha anche deciso di regalarcene una versione realizzata appositamente per Spotify e registrata negli studi di NYC di quest’ultimo. L’unico che non delude mai.

LordeSober

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Quarto singolo estratto dall’album Melodrama che uscirà il 16 giugno 2017. Anche questa volta è riuscita a non deludere le mie aspettative, rendendomi ancora più impaziente per l’uscita del nuovo disco.

E adesso passiamo ai brani non proprio nuovissimi che si sono aggiunti alla mia playlist di Spotify nell’ultima settimana/nell’ultimo mese:

LordePerfect Places

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Terzo singolo estratto dall’album dopo Green Light e Liability.

GhaliVida

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Uno dei brani contenuto in Album, il disco del rapper italiano di origini tunisine uscito lo scorso 26 maggio 2017. Grandissimo pezzo che ormai da due giorni è in ripetizione nella mia playlist.

Carl Brave x Franco 126 – Alla Tua

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Alla Tua è uno dei brani estratti dall’album Polaroid e non è assolutamente una novità nella mia playlist, ma meritava una menzione speciale visto che è una delle loro canzoni che amo di più.

Canova  Portovenere 

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Portovenere è una delle canzoni contenute in Avete ragione tutti, l’album d’esordio della band uscito il 12 novembre del 2016.

DenteVieni a vivere

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E’ lei la vera new entry della mia playlist: l’ho sentita per la prima volta ieri sera al live di Dente al Carroponte di Sesto San Giovanni e fa parte dell’album L’amore non è bello uscito nel 2009.

Finisco la mia top 10 con due canzoni che fanno parte di un genere completamente diverso dalle ultime citate, ma che comunque hanno guadagnato un posto nella mia testa.

Maroon 5Cold

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Shawn MendesThere’s Nothing Holdin’ Me Back

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Se non avete ancora sentito queste canzoni o qualcuna presente in questa lista, correte ad aprire Spotify e non ve ne pentirete! 😉

Serena