The Day After #NewMusicFriday | Episodio rid8

The Day After #NewMusicFriday | Episodio rid8

Torna brillante e con furore la nostra rubrica The Day After #NewMusicFriday con l’episodio otto, episodio ridotto.

Oggi voglio parlarvi di Edoquarto e del suo primo singolo in uscita oggi, 1 agosto 2020.
Il brano si chiama Call me Reese (ITALO Version) feat. Young Bombino e anticipa l’EP XXCV Bootleg Tape, in uscita il 21 agosto 2020.

Edoquarto, all’anagrafe Edoardo Bosi, è un producer di 23 anni della Brianza, cresciuto tra Milano, la capitale ugandese Kampala e Berlino.
La sua musica risente di influenze internazionali: dai ritmi africani ai suoni elettronici delle grandi metropoli conosciuti nel corso della sua adolescenza e negli anni universitari, tornato in Italia ha imparato a conoscere il nuovo mondo del rap e della trap milanese.

Il risultato è appunto il suo primo EP ufficiale, realizzato insieme all’amico di lunga data Josh Forehead, a cui ha “rubato” alcune registrazioni vocali per costruirci intorno un ecosistema musicale nato durante il lockdown.

I due perciò decidono di uscire per l’etichetta NO AGE (fondata da un gruppo di amici sparsi ovunque nel mondo conosciuti negli anni ugandesi e con una simile visione artistica sia in termini di creazione che di condivisione dell’arte) pubblicando sia il Bootleg Tape che un secondo EP che porta solo il nome di Forehead ma che vede Edoquarto come costante in fase di mix.
Il risultato è un doppio lavoro con innumerevoli influenze: dalle sonorità jazz da cui Edoardo è profondamente affascinato, ai ritmi africani fino ai flow e alle cadenze trap date dalle voci di Josh, il tutto caratterizzato da sound design sintetizzati.

Call me Reese è la sintesi perfetta di tutti gli elementi che caratterizzano l’EP in uscita e con la quale presentare il nuovo lavoro e farsi conoscere dal pubblico. Puoi ascoltarla qui

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Ascoltalo qui: Spotify, Soundcloud

JOO | Intervista

Credits JOO Facebook page

Come vi avevamo anticipato in questo articolo, oggi vogliamo presentarvi Giulia Spallino in arte JOO.

Vi abbiamo “portato” al suo live a UAU Il Festival e oggi la conosciamo meglio attraverso questa intervista:

Ciao Giulia, intanto grazie ancora per la tua disponibilità. Parlaci un po’ di te e della tua carriera ad oggi

Ho 35 anni e nella vita non sono mai stata ferma: ho cominciato a cantare molto tardi, intorno ai 20 anni, e da lì mi sono dedicata alla musica in diversi ambiti. Dal canto all’organizzazione di eventi, alla parte più tecnica (gestivo un negozio di musica e un service audio/luci) e tutt’ora gestisco insieme a mio marito il circolo Arci Ink Club a Bergamo.
In attivo ho un EP prodotto dai Mamakass (Coma Cose), primo esperimento di pezzi inediti, e un secondo prodotto da Bonnot (Assalti Frontali). Due anni fa ho cominciato a collaborare con Federico Laini dopo uno stop musicale di circa due anni in cui mi ero presa una pausa dalle canzoni e dallo scrivere.
Con Federico si è creato da subito un rapporto sincero e onesto: il suo modo di approcciarsi alla musica mi ha permesso di sentirmi a mio agio e di tirare fuori tutto quello che poi ho scritto. Sono veramente importanti le persone con cui decidi di collaborare: possono influenzare parecchio il risultato e soprattutto il viaggio che fai per arrivarci.

Che cosa ti ha ispirata a intraprendere la strada dello spettacolo e dell’intrattenimento?

Sono stata circondata da musica fin da piccola grazie alla mia famiglia.
Nonostante sia figlia d’arte (mio padre e mio zio facevano parte de Le Piccole Ore), in adolescenza ero restìa al mondo dello spettacolo e a tutto quello che ci orbitava intorno. Col tempo, mi ci sono avvicinata: ho avuto delle esperienze orribili purtroppo e altre molto belle e intense per fortuna.
Ho cercato di imparare da tutto questo e a portarmi a casa solo il meglio: anche se spesso è veramente complicato, ne vale la pena.

Come ti fa sentire  tornare a esibirti live dopo tutti questi mesi?

E’ una sensazione bellissima e quasi liberatoria. Ogni volta che torno su un palco è come se fosse la prima volta: sento ancora quell’ansietta bella che ti fa sbattere il piede. É rassicurante come sensazione perché vuol dire che ancora ci tengo.

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JOO è questo spazio che Giulia si è creata per provare a fare una sintesi di quello che è, se ho capito bene. Dove ti  sta portando questo progetto? Come ti sta cambiando?

Mi sta aiutando a dedicarmi spazio, a dedicarmi tempo, a dare valore a quello che mi piace e a ciò che mi fa stare bene.
Non ti è mai capitato di fermarti, in mezzo a una giornata, e chiederti “ma cosa sto facendo?”. Ecco, a me è capitato e ho cominciato a farmi domande su cosa stavo facendo e soprattutto per chi e lì ho deciso di creare JOO e di dare spazio alle mie scelte. Sembra scontato ma molte volte si sottovaluta il potere che abbiamo verso noi stessi.

DAY ONE è il tuo EP appena pubblicato: come mai hai scelto la strada del visual EP? Da dove arriva l’ispirazione per questo progetto?

Era da tanto tempo che volevo unire questi due mondi (musica e immagini) ma non ho mai trovato qualcuno che mi aiutasse ad approfondire certi aspetti. Martina (la ragazza che mi segue dall’inizio, dalle foto alla pagina Instagram fino al Visual EP) è stata una boccata di aria freschissima. Abbiamo cercato di tradurre in immagini e colori quello che cantavo, abbiamo coinvolto tante persone (alcune molto vicine a me, cosa che ha avuto un senso molto profondo) che si sono divertite a essere truccate e vestite ad hoc, sentendosi bellissime e libere. E’ stata un’esperienza incredibile: faticosissima ma intensa. Il primo Visual album che mi ha fatto spalancare la bocca e dire “lo voglio fare anche io!” è (ovviamente) Lemonade di Beyoncé. Per contenuti, arrangiamento e fotografia penso sia un mezzo capolavoro: tutti dovrebbero vederlo.

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Quali sensazioni, colori, emozioni leghi a questo lavoro?

Ci vedo tanta compassione, tanta tenerezza, un po’ di rabbia e tanto amore. Una palette che passa dal viola al blu fino al bianco.

Ti va di parlarci della te del passato e di come sta andando questo voler mettere ordine in te stessa e nella sua musica? Ti sei ritrovata? Dai brani sembra che tu sia arrivata alla conclusione che l’unica cosa da fare sia accettare che fondamentalmente siamo una fusione incomprensibile anche a noi stessi, che dobbiamo ascoltarci, dobbiamo darci tempo e lasciarci spazio

Fusione incomprensibile, proprio così. Ovviamente non sono arrivata ad accettarmi, a capirmi fino in fondo (chissà se qualcuno ci riesce)… ma ho fatto un passettino.

Su Youtube parli di “emancipazione e della santificazione dell’essere (donna)”: che percorso c’è dietro questa consapevolezza? Come si arriva a quel punto? Te lo chiedo sia per curiosità che per eventualmente dare una risposta a quelle ragazze e a quelle donne, me in primis, che stanno ancora cercando di capirlo.

Da quando sono nata sono sempre stata affascinata dalle figure femminili che mi circondavano: la figura femminile è così imponente, nasconde tante sfaccettature, tante sfumature. Siamo complesse, piene di crepe ed è questo il nostro bello. Attraversiamo tante fasi nella nostra vita nelle quali veniamo sottoposta a diverse pressioni e violenze (verbali, fisiche, mentali) ed è un dato di fatto che gli uomini non hanno mai attraversato certe esperienze e quindi sono molto lontani nella percezione diretta di ciò.
Ammetterlo a noi stesse, perdonarci, quasi come a concederci di essere, è essenziale per ricreare uno spazio reale e tutto nostro. E’ un percorso molto lungo che comprende anche un dialogo sincero con le figure maschili, condizionati a loro volta da secoli di “ruoli prestabiliti”.
Insomma, il discorso è molto lungo … per me, era importante “santificare” l’essere donna per darle il valore che merita, senza rabbia o senza puntare il dito contro qualcuno ma lavorando su di sé.

Infine, stai lavorando a qualcosa di nuovo? Cosa ti piacerebbe esplorare o tirare fuori?

Sto lavorando su un po’ di brani nuovi, anche in italiano, lingua che ho ho usato pochissimo. Chissà che non tiri fuori un DAY TWO così dal nulla 😉

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Ascolta e guarda DAY ONE qui

Giorgia

Cloude | Intervista

Cloude | Intervista

Oggi voglio presentarvi Cloude.

Cloude, pseudonimo di Claudio Calcagno è un rapper italiano e nasce a Genova il 12 settembre1983. Frequenta l’istituto d’arte e durante l’adolescenza conosce la musica rap senza mai più staccarcisi.
I suoi primi lavori con lo pseudonimo di Sito risalgono agli anni 2000; il primo con il collettivo Lato Oscuro, ma il gruppo dura poco. Qualche anno dopo forma i Saniasi, insieme a Matiz e Shinakaua, durato qualche anno. Incide in studio tre lavori sotto il nome Sito: nel 2013 Yes Bula” nel 2016 Pioggia Sporca, nel 2018 Ogni maledetto Weekend, tutti registrati nello studio del suo amico e produttore Gaetano Pellino, fratello maggiore di Giovanni Pellino, in arte Neffa.

All’inizio del 2019, Claudio comincia a lavorare al nuovo progetto negli studi Next3 insieme a Roberto Vernetti e Michele Clivati, ed è lì che danno vita ad un nuovo sound.
È proprio in questo momento che Claudio decide di cambiare e di ripartire con nuova musica e un nuovo nome d’arte: Cloude.
Dopo aver pubblicato il singolo Resta con me, uscito in digitale lo scorso marzo, Cloude pubblicherà un nuovo inedito dal titolo Ti avrei voluta feat. Blue Virus, disponibile in radio e in digitale dal 26 giugno.

Ho fatto due chiacchiere con Claudio e questo è ciò che ci siamo detti:

Ciao Claudio, intanto grazie per la tua disponibilità.
Volevamo sapere: da dove deriva il tuo nome d’arte? È un riferimento voluto alle nuvole? (Cloude – cloud –nuvola)

Io mi chiamo Claudio e tutti mi chiamano così da quando sono piccolo: “Cloude” oppure “bella Cloude”. Il riferimento alle nuvole è sicuramente presente perchè le nuvole è dove spesso sono io!

Per quanto riguarda le tue influenze musicali invece? A chi ti ispiri maggiormente?

A me piacciono molto le origini, quindi anni 90 per l’Italia, ma il sound attuale è qualcosa di potente. Mi sono sempre ispirato al rap di Neffa, Fibra e allo stile dei Club Dogo.

Come è stato passare dalla carriera di gruppo alla carriera da solista? Ti manca qualcosa del processo creativo di gruppo?

Bhe sicuramente c’era un approccio molto stimolante, però ora è molto bello allo stesso modo, faccio quello che mi pare. Sto riprendendo però l’attività a più teste con la 24Noodles, il nostro studio di produzioni.

Come è stato invece lavorare con Blue Virus per il singolo Ti Avrei Voluta” E cosa ti ha portato alla stesura di questo pezzo?

Lui per me è molto bravo, è stato molto gratificante lavorare insieme perchè mi ha permesso di capire anche come lavora e produce i suoi pezzi. All’inizio pensavo di non essere all’altezza, invece poi è venuto fuori qualcosa di molto potente. 

Cosa ti aspetta ora? Sei preoccupato per la situazione del mercato musicale di questo momento?   

Il momento credo non sia facile per nessuno, però ho fatto un bel disco di cui vado parecchio fiero, quindi sono fiducioso. Mi aspetto che verso la fine dell’estate ci sia il momento della ripartenza e che il 2021 sia ottimo.

Ascolta Ti avrei voluta qui
Guarda il videoclip di Ti avrei voluta qui

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Giorgia

UAU il festival d’illustrazione e cose belle | Recensione

«Fantasma, revenant, sensibile insensibile, visibile invisibile, lo spettro, soprattutto, ci vede. Dall’altra parte dell’occhio ci guarda prima ancora che noi lo vediamo. Ci sentiamo osservati, a volte sorvegliati, prima di ogni apparizione. Soprattutto poiché lo spettro è lo spettro dell’evento, ci vede mentre ci visita. Ci rende visita. Lo spettro ci guarda senza lasciarsi guardare».

È da questa citazione di Jacques Derrida che prende le prime mosse la quinta edizione di UAU il Festival, il festival d’illustrazione e cose belle tenutosi la scorsa settimana (10-12 luglio) presso lo Spazio Giovani Edonè di Bergamo.

Abbiamo fatto due chiacchiere telefoniche con Andrea Arnoldi, la mente, l’anima e il corpo dietro questa serie di bellissime serate.
Anche solo dalla sua voce traspare la passione e l’entusiasmo che Andrea mette nel realizzare questa manifestazione, reso ancora più motivato dal fatto che UAU è stato uno dei primi eventi post lockdown tenutisi a Bergamo.

Il programma del festival è molto ricco: si passa da workshop a mercatini, a videomostre e a performance dal vivo, il tutto nella conviviale e accogliente cornice di Edonè Bergamo decorata con lucine instagrammabili e striscioni colorati sui quali appare il nome del loro progetto estivo di quest’anno “En Plein Air”.

In qualità di Music Distress (ma anche per accompagnare un’amica fan di JOO)  ho partecipato alla prima serata, quella di venerdì 10 luglio: una serata piacevole durante la quale abbiamo assistito all’anteprima assoluta della videomostra Metro Quadrato a cura del Collettivo Kalico Jack e alla performance dal vivo di JOO, con la quale avremo l’occasione di chiacchierare molto presto (stay tuned!).

La videomostra racconta con un linguaggio visivo il momento di isolamento appena trascorso, con illustrazioni costruite usando tecniche differenti. Otto mani, due per ognuna delle componenti del Collettivo, che condividono un foglio e poi uno schermo. I visuals ideati per l’opening party del festival rappresentano la sintesi di quattro stili diversi e sono stati accompagnati dalla deep house di Mikey Loops.

Credits: Giorgia Bacis

La performance di JOO è stata una necessaria ventata di aria fresca, un ottimo inizio per ritornare ad ascoltare e a suonare musica dal vivo. Giulia ha cercato per tutta la durata del suo set la vicinanza e il calore del pubblico, ricordando più volte quanto fosse felice di essere tornata ad esibirsi. La sua ora di esibizione si è suddivisa in un primo momento acustico, accompagnata da Alberto Zanini alla chitarra e ha proseguito con la presentazione del suo ultimo lavoro DAY ONE insieme a Edoardo Fumagalli (giradischi e beat) e Andrea Greco (batteria) che lei stessa ha definito i suoi “cuccioli”.

Credits: Giorgia Bacis

UAU il Festival è stata quindi una piacevolissima sorpresa, un evento che anche se itinerante mi ha fatto venire voglia di seguirli e di scoprire che cosa hanno ancora in serbo per il loro pubblico.

Alla prossima!

Giorgia

The Day After #NewMusicFriday | Episodio 6

The Day After #NewMusicFriday | Episodio 6

Vorrei iniziare l’episodio di oggi facendoti un applauso perchè se stai leggendo vuol dire che sei sopravvissut* a un venerdì 17, in un anno bisestile, durante una pandemia. Mica roba da poco!

All’industria musicale però le superstizioni non interessano e anche ieri siamo stati inondati da tante belle cose nuove: di seguito le mie preferite

  • Archetype, Coma Berenices

Il nome dell’LP fa riferimento ad una piccola costellazione visibile nelle notti primaverili o estive quando il cielo non è inquinato. Secondo il mito greco, si trova lassù da quando la regina Berenice fece voto solenne di consacrare ad Afrodite la sua bellissima chioma come pegno d’amore.
Un viaggi di 6 brani, tra cui Keep Your Feet On The Stars Pt 1 e Keep Your Feet On The Stars Pt 2:ascoltando una nave nel cielo, i suoni nel mattino e la luce del giorno negli occhi. Ti manca la terra sotto ai passi e hai disperso la tua immagine negli specchi della casa. Le chitarre come una bora nei temporali in cui le nuvole piangono di gioia.” 

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  • Fire in the Jungle, Godblesscomputers

Questo è il primo pezzo del disco che ho registrato e segna l’inizio dell’esplorazione del mio personaggio. L’immagine al fulcro di questo pezzo è senz’altro quella del fuoco: è stata la prima volta che i nomi dei brani apparivano così chiari nella mia mente, come se esistessero già da qualche parte.

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  • La Belle Dame, Valerio Bruner

Da sempre in viaggio nel raccontare il suo punto di vista sull’emotività, il giovane cantautore partenopeo ci ha regalato un album dalla narrazione poetica nel quale vengono rievocati i tratti sottili e nobili delle donne. Un disco sincero, ricco di spunti e riflessioni, dedicato a coloro che con coraggio e determinazione combattono ogni giorno per il proprio essere donna e per la propria individualità.

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E anche per oggi è tutto, alla prossima settimana.

Giorgia

Musica dal mondo

Come promesso, eccoci di nuovo qui per qualche consiglio di musica internazionale che ci permetta di allargare i nostri orizzonti uditivi oltre i soliti confini degli Stati Uniti e del Regno Unito. Se avete già iniziato a usare i metodi consigliati nello scorso articolo per scoprire nuova musica, lasciateci un commento e diteci quali avete trovato! Intanto, ecco una prima selezione dalle nostre playlist:

Artista: Morat
Paese: Colombia 🇨🇴
Album: Balas Perdidas (Edición Especial)

Partiamo con un album in spagnolo e sì, avete ragione, forse non è la lingua più adatta per promuovere l’idea di ascoltare anche canzoni in lingue diverse dalle solite, ma la novità c’è: questo non è un album di reggaetón! Si tratta di una band colombiana che sta ottenendo grande successo in tutta l’America Latina e in Spagna, e forse ve li ricorderete per la collaborazione con Álvaro Soler in «Yo contigo, tú conmigo», una hit estiva non particolarmente indimenticabile. Questo album, invece, contiene alcune canzoni davvero indimenticabili. Il genere è pop latino, quindi i più sofisticati di voi potrebbero comunque non apprezzarlo, ma se vi piace lo spagnolo e le canzoni feel good da cantare a squarciagola mentre si balla per casa, questo è l’album che fa per voi. Non mancano i pezzi strappalacrime per accompagnarvi nei momenti di sconforto, ma senza mai sconfinare nello sdolcinato o nel banale tipico dei tormentoni. Vanta anche alcune collaborazioni con artisti importanti, come Juanes in «Besos en guerra».

Le nostre preferite: Acuérdate de mi, Causa perdida, ¿Qué ganas?

Artista: RADWIMPS
Paese: Giappone 🇯🇵
Album: 人間開花 / Human Bloom

Eccoci finalmente ad un album che davvero sconfina oltre i nostri limiti musicali e linguistici più comuni. Si tratta di una rockband giapponese, molto popolare nel paese e con vari album alle spalle. Questo lavoro, del 2016, è particolarmente apprezzato anche all’estero, perché include alcuni dei pezzi della sountrack del famosissimo film di animazione 君の名は, uscito in Italia con il titolo inglese Your Name. Infatti, la colonna sonora è stata completamente realizzata dai RADWIMPS, che hanno deciso di inserirne vari pezzi in questo disco. Il genere è pop-rock, meno duro di altri lavori precedenti della band e quindi più facilmente fruibile da un pubblico più vasto. Il primo brano è in inglese, ma poi si passa al giapponese fino alla fine del disco. Come molte canzoni giapponesi, questi brani sono caratterizzati da una lunghezza superiore alla media e da vari intermezzi musicali. L’album è stato così apprezzato che il regista di Your Name ha affidato loro anche la soundtrack del suo ultimo film, Weathering With You (天気の子).
Nonostante la barriera linguistica, l’energia dei brani e delle melodie permettono di immedesimarsi comunque nell’atmosfera della canzone, percependone le emozioni anche senza capire il testo. Provare per credere!

Le nostre preferite: Hikari, Zenzenzense, ‘I’ Novel, Sparkle

Artista: Maria Gadú
Paese: Brasile 🇧🇷
Album: Maria Gadú

Sicuramente vi ricordate il brano «Shimbalaiê» che ci ha accompagnati per mesi nel 2009. Io avevo 14 anni e ricordo che, ogni volta che partiva in radio, mi domandavo in che lingua stesse cantando l’artista. Anni dopo, durante una delle mie ricerche su Spotify, mi sono imbattuta in questo album di musica popolare brasiliana e ho finalmente capito che si trattava di portoghese. L’album è il primo disco della cantante Maria Gadú e ha riscontrato molto successo sia in Brasile sia all’estero. È un album rilassante, ottimo da ascoltare dall’inizio alla fine stando comodamente sdraiati sul divano o in giardino quando ci si sente stressati. Le melodie sono pulite e armoniose e vi faranno sentire calmi e tranquilli come se foste sulla spiaggia di Rio de Janeiro al tramonto a sorseggiare latte di cocco!

Le nostre preferite: Bela Flor, Shimbalaiê, Laranja

Il nostro viaggio musicale si ferma qui, per ora. Fateci sapere se ascolterete qualcuno di questi album, o se ne trovate altri degni di nota! Aiutateci ad attraversare i confini anche mentre rimaniamo tutti chiusi in casa. Buon viaggio!

#NEWMUSICDISTRESS | NOCE MOSCARDI

Noce Moscardi Foto (2)

Francesco Moscardi, in arte Noce, è un cantautore aquilano nato nel 1989. Inizia a suonare la chitarra come autodidatta appena sedicenne per cercare di vestire di suono i suoi testi. Nel corso degli anni ha pubblicato diverso materiale in forma di singole uscite, ma solo nel 2019, dopo quasi 10 anni dall’inizio della sua carriera da musicista, si impegna nella produzione di due prodotti discografici differenti. Uno dei due lavori è stato portato avanti con Luigi Tarquini, produttore e fondatore dell’etichetta ALTI Records. Al secondo disco ha invece lavorato con la produzione artistica di Lorenzo Castagna cantante della band teramana IMURI. I due dischi verranno pubblicati nel 2020.

Nel 2013 ha partecipato alla prima edizione de ‘La Città della Canzone’ (Cremona), collaborando con professionisti quali Frank Nemola, Lello Voce e Stefano La Via.

Noce ha condiviso il palco con artisti come Brunori Sas, Giorgio Canali e Rossofuoco, Alessandro Fiori, Mapuche, The Niro e Carnesi.

Noce Moscardi Foto (1)

Arcobalena e Nox, ovvero il giorno e la notte, sono i due dischi che il cantautore aquilano ha deciso di pubblicare e promuovere contemporaneamente, a 10 anni dall’inizio del suo progetto musicale. I due singoli anticipatori di questo doppio progetto escono a mezzogiorno e a mezzanotte di domenica.

Evandra, il primo estratto da Arcobalena (il disco dal sapore più ‘diurno’, la cui comunicazione è stata appositamente concentrata sulla fascia oraria mattutina), è un racconto di femminilità prorompente vista con gli occhi di un bimbo. Ricco di riferimenti ad un lucente passato di ‘vanità e sigarette’, il brano sarà accompagnato da un lyric video in stile karaoke.

L’uscita di mezzanotte è invece riservata a Revolution Caffè, il primo singolo che anticipa il più notturno Nox: un inno alla sedentarietà, alla vita casalinga e periferica. Il video è una sequenza veloce di autoscatti del cantautore, un collage di umori e fisionomie catturati dalla telecamera interna del computer.

I due singoli saranno disponibili su tutte le piattaforme e gli store online da domenica 15 marzo.

Per l’uscita degli album bisognerà aspettare il mese di aprile, auspicando un ritorno alla normalità.

Noi abbiamo ascoltato entrambi i singoli in anteprima e ci sono piaciuti molto e pensiamo che ci siano tutti i presupposti per far sì che Noce esca dalla sua nicchia di ascoltatori per arrivare ad un numero più ampio di fan del genere cantautorato!

E voi cosa ne pensate? Fateci sapere!

Serena 

 

Musica dal mondo

Ho una sfida per voi: aprite la vostra libreria musicale e contate quante lingue diverse appaiono tra i vostri brani più ascoltati. Scommetto che la maggior parte di voi ne troverà principalmente due, italiano e inglese, o forse tre se aggiungiamo le occasionali hit spagnole e latinoamericane che ci accompagnano tutte le estati.

Eppure, non siamo tutti amanti dei viaggi e del mondo? Non passiamo gran parte del nostro tempo a sognare mete lontane e, per i più fortunati, a organizzare viaggi per visitarle davvero? E allora perché ci interessiamo tanto ai monumenti, alla natura e alle tradizioni culinarie di paesi così diversi dal nostro, ma non esploriamo attraverso mezzi molto più economici e facilmente fruibili, come la musica?

Grazie ai servizi di streaming disponibili al giorno d’oggi, sarebbe molto facile viaggiare il mondo attraverso la musica, rimanendo comodi sul proprio divano, con il portafoglio che non piange perché bastano i pochi euro dell’abbonamento mensile e non servono investimenti per voli intercontinentali.

Trovo che viaggiare attraverso i prodotti culturali di altri paesi sia tanto arricchente quanto viaggiare fisicamente verso tali paesi e anzi, forse a volte è ancora più significativo, perché il solo trovarsi di persona in un certo luogo non ne garantisce la comprensione: molti viaggiatori rischiano di cadere nelle trappole turistiche, di vedere solo quello che già si conosceva di un certo paese, di non imparare nulla e di non venire a contatto con nessuna persona del luogo. Al contrario, impegnarsi attivamente per venire a contatto con altre culture, senza aspettare che esse ci cadano addosso in occasione di un viaggio, indica tanta apertura mentale e voglia di capire il mondo, perché non limitiamo questa apertura ai momenti in cui ci troviamo all’estero, ma cerchiamo di sfruttare ogni mezzo a nostra disposizione.

Anche per questo, prima di un nuovo viaggio cerco sempre di leggere almeno un libro scritto da un autore di quel paese e di ascoltare almeno qualche canzone provenienti da lì. Naturalmente non pretendo di comprendere una cultura solo attraverso una superficiale ricerca Google che mi consigli gli autori e i cantanti più famosi di un certo paese, ma sono convinta che i prodotti culturali siano rappresentazioni profonde e importantissime della popolazione che li crea e credo fermamente che, se tutti fossimo un po’ più “cosmopoliti” nella nostra scelta di libri e musica, pian piano riusciremmo a sentirci tutti più vicini, a smettere di vedere gli altri come altri, come diversi, ma piuttosto come persone che rappresentano una normalità alternativa alla nostra, ma pur sempre una normalità.

Un’idea molto semplice è quella di utilizzare Shazam quando vi trovate all’estero e vi capita di sentire musica che non vi è famigliare, ma purtroppo non si può passare la vita viaggiando alla ricerca di brani da far riconoscere a Siri. Come fare, allora, per scoprire musica di paesi lontani, in lingue che spesso non capiamo, di interpreti che non conosciamo? Siamo qui per aiutarvi, con qualche consiglio su come farsi largo tra l’infinità di brani che affollano i servizi di streaming più famosi.

  • Le classifiche di Spotify e Apple Music:

Spotify e Apple Music ci semplificano la vita e creano automaticamente playlist che raccolgono i brani più virali in tantissimi paesi. Per Spotify, basta andare su Naviga > Classifiche > Top 50 per paese / Viral 50 per paese, e per Apple Music su Scopri > La Top 100 del giorno, per poi scegliere il paese che più vi ispira. 
Vantaggi: è super intuitivo e richiede pochissimo sforzo.
Svantaggi: spesso queste classifiche contengono anche canzoni già conosciute, che sono famose nel paese in questione ma provengono dai soliti giganti dell’industria musicale, gli USA e il Regno Unito.

  • Ricerca su Google:

Certo, è un consiglio banale, ma Google è una fonte incredibilmente ricca di informazioni che dobbiamo ricordarci di sfruttare al meglio. Spesso, sulle pagine Wikipedia dei paesi è presente la categoria Cultura > Musica: da qui potete prendere spunto per termini più specifici da impiegare nella vostra ricerca su Google. Ad esempio, per il Giappone vengono menzioni il j-pop e il j-rock, mentre per l’Ecuador saltano agli occhi vari nomi di generi tradizionali, come il pasillo. Utilizzando queste parole in una ricerca online, i risultati saranno sicuramente più precisi rispetto a una generica ricerca di “musica giapponese” o “musica ecuadoregna”.
Vantaggi: più incentrato sul singolo paese, risultati più ampi.
Svantaggi: i risultati potrebbero essere troppo ampi e quindi diventare confusi e scoraggianti.

  • Le playlist specifiche:

Sempre grazie ai maggiori servizi di streaming è possibile accedere a tantissime playlist create da altri utenti, i quali sono probabilmente più esperti di noi riguardo al genere scelto. Utilizzando quindi un metodo misto tra i consigli 1 e 2, potreste cercare su Google alcune parole chiave, da utilizzare poi in una ricerca su Spotify e Apple Music. Spesso, poi, queste playlist non sono semplicemente una raccolta di brani di successo, ma sono dedicate a un genere preciso, ad esempio il pop tedesco, il rock brasiliano… quindi, se riuscirete a trovare un genere che vi appassiona, sarà più semplice scoprire immediatamente tanti artisti che vi appartengono, evitando così di dover premere skip ogni due o tre canzoni.

Un mio consiglio personale è anche quello di seguire Iperborea su Spotify, l’account della casa editrice responsabile della collana The Passenger: ognuna delle pubblicazioni di questa collana è dedicata a un paese specifico e, in corrispondenza dell’uscita dei volumi, vengono anche create playlist dedicate alla musica di quei paesi, curate da esperti che sapranno sicuramente scegliere i brani più rappresentativi e importanti di ogni tradizione musicale.

In attesa del prossimo pezzo di Musica dal mondo, con qualche consiglio di album tratti dalle nostre playlist personali, cercate di mettere in pratica questi utili consigli, viaggiate con la mente e, magari, cercate anche di imparare qualche nuova lingua 😉

La sindrome del giorno dopo| Recensione EP

La sindrome del giorno dopo, il nuovo EP di Tota, non poteva capitare in un momento storico più azzeccato.

“La sindrome del giorno dopo credo sia letteralmente la paura del giorno seguente, una paura che si condensa in modo estremamente potente durante la notte. […] La notte è l’unico momento in cui il tempo si ferma, rimane immobile fino all’arrivo del sonno“.
Lo stesso Tommaso definisce con queste parole il suo disco e se ci fermiamo un attimo a riflettere, possiamo trovare un’analogia con la situazione in cui ci troviamo in questo momento: paura, incertezza e immobilità sono le padrone delle nostre giornate.

L’EP è composto da cinque brani che raccontano cinque storie diverse, le quali però prendono e accompagnano l’ascoltatore in un unico viaggio attraverso i propri pensieri, che finiscono per combaciare con quelli dell’artista.

Con questo sound rilassato e rilassante, fatto principalmente di batteria riverberata, chitarre elettrica e acustica e un leggero basso, Tota è la colonna sonora perfetta per queste serate di isolamento e solitudine, dove anche noi come lui finiamo spesso per arrenderci ai nostri pensieri più profondi.

I brani si intersecano perfettamente l’uno con l’altro creando un susseguirsi armonico di suoni ed emozioni che lascia spazio a due possibilità: farsi trasportare dalle storie di Tommaso o perdersi nel flusso delle proprie.

Per chi non fosse già familiare con la sua figura artistica: Tota è il nome d’arte di Tommaso Tota, nato a Orvieto e trasferitosi prima a Bologna e poi a Milano.
Esordisce nel 2017 con Cielocasa e inizia a farsi strada nel mondo del live aprendo i concerti di Gazzelle, Carl Brave, Franco126 e Galeffi.
A settembre 2018 esce il singolo Oggi non mi importa niente che precede insieme ad altri due estratti l’album Senzacera, il suo primo album in studio con l’etichetta Grifo Dischi.

L’EP La sindrome del giorno dopo è disponibile dal 6 marzo su tutte le piattaforme di streaming e mette in evidenza un forte cambio estetico da parte dell’artista.
Tutti i brani sono stati scritti e composti da Tommaso Tota e prodotti da Filippo Slaviero, che ha curato anche mix e master.

Potete ascoltare l’EP completo qui e dedicarvi venti minuti di sana e tranquilla immersione nei vostri più intimi pensieri, o semplicemente ascoltare rassicurante voce di Tota.

Giorgia

I DISCHI DA RECUPERARE IN QUARANTENA | #IORESTOACASA

Quarantena forzata? Niente panico, ci sono un sacco di cose che si possono fare a casa per passare il tempo e per aiutarci in questo momento poco fortunato delle nostre vite! Noi ad esempio vi proponiamo alcuni dei nostri dischi preferiti che secondo noi possono aiutarvi a distogliere per qualche ora la mente dal panico generato dall’emergenza Covid-19!

La Vita VeramenteFulminacci 

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Filippo Uttinacci, in arte Fulminacci, classe 1997. Cantautore romano e forse l’unica vera scoperta del nuovo ITPOP.  A proposito del suo disco dice: ”La vita veramente è un disco pieno di me e questa è sicuramente la cosa più bella. Lo considero un album estremamente vario, quasi schizofrenico nella sua proposta stilistica, ma nonostante questo nessun brano risulta figlio unico, ha una coerenza tutta sua e rispecchia la mia voglia di sperimentare e di non fermarmi mai, neanche quando sono soddisfatto. Parlo di amori e rincorse, di tangenziali e gite, tradimenti e caffè, sigarette, ascensori e semafori, insomma parlo della vita, veramente.”

Canzone preferita: La soglia dell’attenzione.

Fine LineHarry Styles

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Fine Line è il secondo album in studio del cantante britannico Harry Styles. Disco pieno di citazioni, dai Queen a David Bowie, con un sound che va dal britpop al folk – rock.

Canzoni preferite: Adore You, Falling, Sunflower, Vol.6.

LoverTaylor Swift

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Settimo lavoro in studio per Taylor, Lover è un disco pieno di emozioni e di amore che racconta di una donna che è riuscita a trovare finalmente un po’ di serenità in un mondo che ultimamente le aveva dato del filo da torcere.

Canzoni preferite: Death By A Thousand CutsAfterglow.

Magmamemoria MMXX (Deluxe Edition) – Levante 

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Quarto album in studio, Magmamemoria è un disco sulla memoria, sul non poterla mai cancellare completamente dalle nostre vite, su qualcosa che alla fine torna sempre a galla.

Canzone preferita: Saturno.

DNAGhali

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DNA è il secondo disco di Ghali e il suo sound inizia a discostarsi un po’ da quello che era stato l’esordio trap del rapper, senza mai però abbandonare le sue radici.

Canzoni preferite: DNA, 22:22.

Happiness BeginsJonas Brothers

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Ritorno in grande stile per i Jonas Brothers! Ok, niente a che vedere con i vecchi album e con il loro sound, ma dobbiamo ammettere che anche questo si difende bene!

Canzone preferita: Hesitate.

E’ Sempre BelloCoez

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Devo ammettere che al primo ascolto non mi aveva entusiasmato tanto ai livelli dei vecchi dischi, ma facendoci un po’ l’orecchio e sentendolo live per la prima volta devo ammettere che anche questa volta Silvano ha quasi colpito nel segno.

Canzoni preferite: La tua canzone, Fuori di me.

Fuori Dall’Hype (Ringo Starr)Pinguini Tattici Nucleari

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Due anni dopo l’uscita dell’ultimo disco della band di Bergamo, arriva Fuori dall’Hype che li porta sul palco di Sanremo con Ringo Starr e i Pinguini Tattici Nucleari, che si erano guadagnati una piccola fetta di pubblico di nicchia, arrivano anche alle orecchie di chi ascolta solo musica mainstream.

Canzoni preferite: Ridere, Antartide.

Cip!Brunori Sas

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Quinto disco in studio che mischia influenze di Rino Gaetano, De Gregori e Dalla. Si passa da brani più emozionali a brani impegnati sul piano politico, uno dei tratti distintivi del cantautore calabrese.

Canzone preferita: Per due che come noi.

 

Non ci resta che augurarvi buon ascolto e farci sapere cosa ne pensate! 😉

 

Serena