Musica dal mondo

Oggi, per proseguire il nostro viaggio acustico in giro per il mondo, vogliamo proporvi alcuni titoli che mescolano tradizioni musicali a noi più famigliari a tradizioni lontane e, spesso, in lingue a noi incomprensibili, a dimostrazione che l’unione delle culture non può che creare meraviglie! Come sempre, siamo super curiose di sentire anche i vostri consigli in merito e, se non siete esperti in materia, continuate a leggere perché ce n’è per tutti i gusti!

Titolo: Amalia Fado
Artisti: Marco Mengoni feat. Vanessa da Mata e Selton
Lingue: italiano + portoghese brasiliano 🇮🇹🇧🇷

Nel suo ultimo album, intitolato Atlantico e pubblicato nel 2018, Marco Mengoni ha voluto includere più influenze internazionali, non solo con il famosissimo singolo Hola, in cui ha duettato con Paul Walker, ma anche cantando in altre lingue, come lo spagnolo e il portoghese. Non a caso, questo disco è il risultato di alcuni anni passati a viaggiare alla ricerca di nuovi input. In particolare, ci ha convinte tantissimo la traccia Amalia Fado, a cui hanno collaborato la famosa cantautrice brasiliana Vanessa da Mata e il gruppo italo-brasiliano Selton. Il risultato è un brano movimentato e allegro, che mette voglia di ballare, con riferimenti al fado portoghese, come si intuisce dal nome. Secondo noi, è un tentativo molto ben riuscito di modernizzare e diffondere tradizioni musicali meno conosciute, senza rinunciare all’immediatezza del pop.

Titolo: Combo
Artisti: Ghali feat. Mr Eazi
Lingue: italiano + pidgin ghanese-inglese 🇮🇹🇬🇭

Sulla scena musicale italiana, Ghali è già da qualche anno conosciuto non solo per il fortunato periodo che il suo genere – la trap – sta vivendo, ma anche per essere divenuto un rappresentante del multiculturalismo, mescolando varie lingue nei suoi pezzi e attingendo a tante esperienze personali per scrivere testi tendenzialmente più profondi di ciò che ci si aspetta da un trapper. I suoi album, anche senza l’aiuto di alcun featuring, si potrebbero già considerare ottimi esempi di musica che varca i confini. Nell’ultimo disco – DNA, 2020 – però, Ghali si è avvalso di un paio di collaborazioni che hanno reso ancora più evidente il suo desiderio di allargare gli orizzonti dei suoi fan. La nostra preferita è Combo, realizzata insieme a Mr Eazi, un cantante nato in Nigeria ma trasferitosi in Ghana, paese dove la sua attività come musicista è cominciata. Il risultato, in questo brano, è un sound famigliare ma al tempo stesso originale, diverso dalla trap pura, ma non troppo lontano dai gusti del grande pubblico italiano. Un altro featuring interessante tratto dallo stesso album è quello con Soolking, un artista algerino conosciuto anche in Francia, che ha duettato con Ghali nel brano Jennifer.

Titolo: SUGA’s Interlude
Artisti: Halsey feat. SUGA (BTS)
Lingue: inglese + coreano 🇺🇸🇰🇷

Chiudiamo i nostri consigli di oggi allontanandoci dall’Italia, per un viaggio che ci porta ai due lati opposti del mondo: gli Stati Uniti e la Corea del Sud. Halsey è la cantautrice americana conosciuta ai più per il featuring in Closer con i Chainsmokers, ma nel suo terzo album – Manic, 2020 – non ha di certo voluto marciare su questa eredità producendo hit radiofoniche, anzi: il sound spazia dall’elettropop all’hip hop, passando per il country e l’alternative rock. Insomma, non è un album banale, come confermato dalla critica, che l’ha accolto favorevolmente. La tracklist include tre “interlude”, cioè brani in cui la cantante ha collaborato con altri artisti, dando il loro nome alla traccia. Uno di questi è proprio SUGA’s Interlude, dal nome di SUGA, un membro della famosissima boyband di k-pop BTS, che ha firmato la parte di rap in coreano alternata alle strofe di Halsey. Il brano è stato definito dalla stessa cantante una “ballata k-pop che esplora il tema della soddisfazione personale, dell’odio verso sé stessi e dell’egoismo, per incoraggiare i fan a perseguire i propri sogni”. L’atmosfera creata dal brano è di un’inquietudine soffusa, intervallata da momenti che esprimono più energia e determinazione, specialmente nei pezzi rap. Per noi, questa traccia è uno splendido esempio di unione di lingue e culture, anche musicali, che potrebbe spingere i fan di entrambi i lati ad avvicinarsi a qualcosa di diverso. Per chi, invece, preferisce il ritmo e il sound del k-pop, vi ricordiamo che Halsey aveva già collaborato con i BTS nella traccia Boy With Luv , tratta dal loro album Map of the Soul: Persona.

Dopo aver toccato ben quattro continenti, vi auguriamo un buon proseguimento di quarantena, sperando che i nostri consigli possano tenervi compagnia! Come sempre, aspettiamo commenti e suggerimenti, per continuare a viaggiare e ad allargare i nostri orizzonti musicali pur rimanendo a casa 🏠

Musica dal mondo

Come promesso, eccoci di nuovo qui per qualche consiglio di musica internazionale che ci permetta di allargare i nostri orizzonti uditivi oltre i soliti confini degli Stati Uniti e del Regno Unito. Se avete già iniziato a usare i metodi consigliati nello scorso articolo per scoprire nuova musica, lasciateci un commento e diteci quali avete trovato! Intanto, ecco una prima selezione dalle nostre playlist:

Artista: Morat
Paese: Colombia 🇨🇴
Album: Balas Perdidas (Edición Especial)

Partiamo con un album in spagnolo e sì, avete ragione, forse non è la lingua più adatta per promuovere l’idea di ascoltare anche canzoni in lingue diverse dalle solite, ma la novità c’è: questo non è un album di reggaetón! Si tratta di una band colombiana che sta ottenendo grande successo in tutta l’America Latina e in Spagna, e forse ve li ricorderete per la collaborazione con Álvaro Soler in «Yo contigo, tú conmigo», una hit estiva non particolarmente indimenticabile. Questo album, invece, contiene alcune canzoni davvero indimenticabili. Il genere è pop latino, quindi i più sofisticati di voi potrebbero comunque non apprezzarlo, ma se vi piace lo spagnolo e le canzoni feel good da cantare a squarciagola mentre si balla per casa, questo è l’album che fa per voi. Non mancano i pezzi strappalacrime per accompagnarvi nei momenti di sconforto, ma senza mai sconfinare nello sdolcinato o nel banale tipico dei tormentoni. Vanta anche alcune collaborazioni con artisti importanti, come Juanes in «Besos en guerra».

Le nostre preferite: Acuérdate de mi, Causa perdida, ¿Qué ganas?

Artista: RADWIMPS
Paese: Giappone 🇯🇵
Album: 人間開花 / Human Bloom

Eccoci finalmente ad un album che davvero sconfina oltre i nostri limiti musicali e linguistici più comuni. Si tratta di una rockband giapponese, molto popolare nel paese e con vari album alle spalle. Questo lavoro, del 2016, è particolarmente apprezzato anche all’estero, perché include alcuni dei pezzi della sountrack del famosissimo film di animazione 君の名は, uscito in Italia con il titolo inglese Your Name. Infatti, la colonna sonora è stata completamente realizzata dai RADWIMPS, che hanno deciso di inserirne vari pezzi in questo disco. Il genere è pop-rock, meno duro di altri lavori precedenti della band e quindi più facilmente fruibile da un pubblico più vasto. Il primo brano è in inglese, ma poi si passa al giapponese fino alla fine del disco. Come molte canzoni giapponesi, questi brani sono caratterizzati da una lunghezza superiore alla media e da vari intermezzi musicali. L’album è stato così apprezzato che il regista di Your Name ha affidato loro anche la soundtrack del suo ultimo film, Weathering With You (天気の子).
Nonostante la barriera linguistica, l’energia dei brani e delle melodie permettono di immedesimarsi comunque nell’atmosfera della canzone, percependone le emozioni anche senza capire il testo. Provare per credere!

Le nostre preferite: Hikari, Zenzenzense, ‘I’ Novel, Sparkle

Artista: Maria Gadú
Paese: Brasile 🇧🇷
Album: Maria Gadú

Sicuramente vi ricordate il brano «Shimbalaiê» che ci ha accompagnati per mesi nel 2009. Io avevo 14 anni e ricordo che, ogni volta che partiva in radio, mi domandavo in che lingua stesse cantando l’artista. Anni dopo, durante una delle mie ricerche su Spotify, mi sono imbattuta in questo album di musica popolare brasiliana e ho finalmente capito che si trattava di portoghese. L’album è il primo disco della cantante Maria Gadú e ha riscontrato molto successo sia in Brasile sia all’estero. È un album rilassante, ottimo da ascoltare dall’inizio alla fine stando comodamente sdraiati sul divano o in giardino quando ci si sente stressati. Le melodie sono pulite e armoniose e vi faranno sentire calmi e tranquilli come se foste sulla spiaggia di Rio de Janeiro al tramonto a sorseggiare latte di cocco!

Le nostre preferite: Bela Flor, Shimbalaiê, Laranja

Il nostro viaggio musicale si ferma qui, per ora. Fateci sapere se ascolterete qualcuno di questi album, o se ne trovate altri degni di nota! Aiutateci ad attraversare i confini anche mentre rimaniamo tutti chiusi in casa. Buon viaggio!

FILAGOSTO FESTIVAL 2019 | RECENSIONE

La scorsa settimana si è concluso il Filagosto Festival: sei giorni di musica in un paesino della provincia di Bergamo.

Per chi come me ha vissuto gran parte della propria vita in provincia, sa benissimo quanto questo tipo di eventi siano importanti per la vita sociale dei piccoli paesi: è quasi esclusivamente grazie a loro se d’estate la noia non ci distrugge prendendo definitivamente il sopravvento!

Il Filagosto è un festival interamente organizzato e gestito da volontari, ragazzi giovani accomunati dalla passione per la musica che nel 2003 hanno deciso di collaborare per creare qualcosa di davvero speciale. L’edizione di quest’anno è stata la prima in una nuova location e potremmo considerare questo spostamento come un’evoluzione, una crescita personale dello stesso festival e di coloro che lo organizzano: un altro obiettivo raggiunto insomma. Dico un altro perchè nel corso degli anni il Filagosto è stato un crescendo continuo, sia per il numero di partecipanti, che per le band ospitate e per il successo riscosso.

La Line-up degli headliner di quest’anno era composta da: Fast Animals and Slow Kids (che vengono da Perugia), Coma Cose, Busy Signal, Ministri, Giorgio Poi e Metal for Emergency, una serata benefica all’insegna della musica metal.

Mossa dai miei gusti personali, ho partecipato alla prima, quarta e quinta serata del festival.

Come vi avevo già anticipato nell’articolo-recensione del MiAmi Festival i FASK mi avevano fatta innamorare, motivo per cui non potevo assolutamente perdermeli. Questi ragazzi hanno sempre una carica incredibile e quella sera erano molto emozionati dal fatto di suonare al Filagosto: il festival li ospita da quasi 10 anni ed è stato molto importante per la loro carriera. In onore di questa relazione duratura, la band ha deciso di suonare un pezzo che non si sentiva live da molto tempo: Canzone per un abete parte II.

La nuova sorpresa di questo festival per me invece sono stati i Ministri. Non conoscevo la band prima di vederla quella sera live ma ne sono rimasta ugualmente molto colpita. Anche loro come i Fast Animals sono dei veterani del Filagosto e hanno più volte sottolineato la loro gratitudine verso questo festival e i volontari che lo organizzano. Mi sono piaciuti molto e anche non potendo partecipare attivamente al concerto non conoscendo i testi, mi sono divertita e anche questa volta sono tornata a casa con una nuova band da apprezzare.

Quella stessa sera c’è stata anche un’apparizione a sorpresa da parte di Riccardo Zanotti, il frontman dei Pinguini Tattici Nucleari che, dopo i Ministri, ha fatto un piccolo live acustico molto intimo ed emozionate sul secondo palco del festival. È stato invitato a cantare con lui anche Nelson, frontman dei Rovere, e i due hanno duettato sul singolo di punta della band Bolognese TADB, al quale hanno lavorato insieme.

Il Filagosto ha rappresentato fino ad ora la parte più interessante ed emozionante della mia estate senza vacanze e mi ha ricordato che a volte vivere in provincia non fa così schifo, soprattutto quando ci sono persone che organizzano eventi come questo in posti che per te sono raggiungibili in bicicletta.

Al prossimo anno Filagosto!

PASHMAK: EVOLUZIONE E SPERIMENTAZIONE

I Pashmak sono una band milanese composta da (da sinistra a destra) Antonio Polidoro, Giuliano Pascoe, Martin Nicastro e Damon Arabsolgar.

Siamo state nello studio di Antonio e abbiamo fatto un’interessante chiacchierata con Giuliano, tra un sorso di Coca Cola e l’altro.

Ciao Giuliano, parlaci di voi: chi sono i Pashmak?

I Pashmak si sono conosciuti al liceo classico Carducci di Milano. La formazione che vedete oggi non è quella originale: all’inizio, circa una decina di anni fa, eravamo solo io e Damon insieme a Stefano Grasso alla batteria e Stefano Fiori alla chitarra e dopo qualche anno si è aggiunto anche Martin. È arrivato poi un momento in cui eravamo in cerca di un batterista e quindi Antonio è entrato a fare parte del gruppo, registrando anche i nostri primi dischi.

Io personalmente all’interno della band ho svolto un percorso sempre in divenire: all’inizio ero il chitarrista; poi ho iniziato a suonare il basso e successivamente il sintetizzatore; successivamente ho iniziato a fare musica al computer e ora dal vivo suono le tastiere. Nel gruppo però al momento il mio ruolo è quello della produzione.

Fino ad ora siamo sempre stati indipendenti su tutti i fronti ma con l’ultimo disco siamo stati contattati da Manita Dischi: erano molto interessati al progetto e ci hanno offerto la spinta per scriverlo e pubblicarlo per la loro etichetta.

Da dove nasce il nome Pashmak?

Pashmak è una parola iraniana: significa “come la lana” e tra le tante cose è anche un tipo di zucchero filato fatto a mano. Durante delle prove in cantina a casa di Damon suo padre, che è iraniano, ce ne ha portato un po’ da assaggiare e abbiamo pensato che poteva essere un bel nome per la band. Ci piace il fatto che sia una cosa delicatissima fatta a mano che si può sciogliere da un momento all’altro

Fino ad ora avete pubblicato due album e un EP. So che è un po’ come chiedere se volete più bene a mamma o a papà ma: a quale lavoro siete più affezionati?

Abbiamo sempre avuto un approccio dinamico ai nostri lavori: ci piace sperimentare e ci piace il cambiamento.

Ora come ora sono personalmente molto legato all’ultimo disco perchè lavorarci ha rappresentato una vera e propria esperienza personale e perchè è stato il primo lavoro fatto nel nuovo studio. Però anche Indigo EP ha rappresentato un bel cambiamento nel modo di lavorare: è nato in camera mia quando stavo ancora dai miei prima di avere lo studio e tutto quando ed è stato il primo lavoro con un approccio consapevolmente professionale sia nella scrittura che nella produzione. Il primo album invece è stato il grande esperimento di partenza che comunque ha dato i suoi frutti

Hai detto che vi piace sperimentare e a mio parere il video di Harp ne è la prova: come vi è venuta l’idea?

L’idea in realtà è di Laura Samani, una regista di Trieste. Laura si è innamorata del progetto e ha voluto provare a farci un video. Era una sperimentazione anche per lei perchè non aveva mai girato un video musicale. Abbiamo fatto una sessione di brainstorming a partire da una sua idea e da lì è nato il concept per la storia che si vede nel video: una situazione molto adolescenziale, un rapporto molto stretto tra due ragazzi che mette in evidenza le zone grigie di quell’età.

La vostra musica vi ha dato la possibilità di viaggiare molto: raccontaci qualcosa sui tour che avete fatto fino ad ora.

Fino ad ora abbiamo sempre fatto tour all’estero perchè per una serie di motivi non siamo mai riusciti a girare molto in Italia. Con il primo tour siamo stati in Germania, a Berlino e Lipsia. L’anno dopo ci siamo allargati in tutta Europa con circa 15 date nelle principali capitali europee (Parigi, Londra, Praga, Cracovia, Amsterdam…)

Dopo queste date siamo entrati in contatto con un’agenzia che ci ha dato un aggancio per poter suonare anche nei Balcani: siamo stati in Kossovo, in Macedonia, posti davvero interessanti nei quali nessuno avrebbe mai pensato di suonare. Sempre grazie a questa agenzia abbiamo avuto la possibilità di suonare anche in Russia: abbiamo fatto un tour invernale di due settimane con circa 15 date anche in questo caso.

Il clima era abbastanza rigido (abbiamo toccato anche i -11gradi) e noi eravamo senza macchina e con gli strumenti a carico, per cui il treno era la nostra unica opzione per poterci spostare.  Uno dei viaggi più lunghi è stato quello da Saratov a Ekaterinburg: 45 ore consecutive con fermate sporadiche di 10 minuti circa ogni 10 ore. Il lato positivo è stato che per lo meno siamo potuti stare al caldo nelle nostre cuccette. Inoltre questo viaggio ci è stato molto d’aiuto per il fatto che la sera prima della partenza, Antonio si è lussato il ginocchio ballando nel pub dove avevamo appena finito di suonare. Il dottore gli aveva ordinato due giorni di totale riposo a letto e quindi l’essere tutti bloccati su un treno per 45 ore alla fine si è rivelato utile e ci ha permesso di portare a casa il tour.

Preferisci suonare nei club o nei festival?

Questa è una bella domanda! 

Da un punto di vista un po’ “nerd-tecnico” ti direi nei club: suonare in un ambiente chiuso con un’ acustica controllata e un bell’impianto mi piace tantissimo. Durante l’estate però i festival sono il massimo: la scorsa estate abbiamo suonato in Serbia in un festival in montagna alla base di un impianto sciistico con tutta la gente sulla collina, è stato stupendo. Un altro festival che ci è piaciuto molto è stato il BAUM Festival a Bologna. Potremmo dire che sono due cose che si completano, sono stagionali: i club  per l’inverno e i festival per l’estate.

Vo siete una band italiana che canta in inglese, come mai questa scelta?

Come tanti della nostra generazione, l’inglese è sempre stato il nostro punto di riferimento perchè abbiamo sempre ascoltato musica internazionale in inglese, per cui esprimerci in questa lingua ci viene più naturale. Soprattutto Damon che scrive tutti i testi ritiene più facile esprimersi in una lingue diversa ed è più soddisfatto del risultato.

Sappiamo bene che in Italia c’è molto ostracismo nei confronti delle band che cantano in inglese. Probabilmente noi abbiamo scelto anche il periodo storico sbagliato per fare questa scelta: l’abbiamo fatto nel momento in cui si è sviluppato quello che oggi è l’italpop, quell’indie con un’attitudine pop che sta andando fortissimo. Molti amici musicisti ci dicevano che avremmo dovuto fare cose in italiano perché è la lingua madre e perché in questo modo è più facile comunicare. Noi però siamo sempre stati dell’idea che se si inizia una cosa la si porta avanti con convinzione e siccome abbiamo iniziato cantando in inglese siamo rimasti su quella strada. Ritengo sia un po’ provinciale da parte dell’Italia cantare solo in italiano perché in questo modo si finisce a fare solo musica per l’Italia senza possibilità di allargarsi altrove.

Se non aveste cantato in inglese quindi, credi che non avreste mai avuto la possibilità di viaggiare così tanto come avete fatto fino ad oggi?

No, non sarebbe stato possibile. A parte in Russia forse perchè lì hanno una fissa incredibile per gli italiani: conoscono tutte le canzoni di Toto Cutugno, Celentano, Albano, anche i giovani. Ci facevano le feste ovunque, anche se di italiano tradizionale la nostra musica ha poco. Durante i nostri tour poi, abbiamo sempre suonato davanti a pubblico locale: non ci sarebbe piaciuto andare a Berlino, Londra o chissà dove per suonare davanti a italiani.

Nella presentazione con la quale hai aperto l’intervista hai detto che oltre a suonare nei Pashmak tu sei anche produttore, anche gli altri membri portano avanti progetti paralleli?

Lavoriamo tutti nella musica.

Antonio ha uno studio di registrazione dove produce dischi.

Io ho uno studio da Antonio e come lui produco.

Martin è un violinista diplomato al conservatorio e insegna violino. Ha anche un altro progetto parallelo che si chiama Clio & Maurice. È un progetto molto interessante basato su violino e voce. È in arrivo il disco.

Anche Damon segue altri progetti: scrive musica come primo impiego e ha un gruppo che si chiama Mombao che ha già pubblicato un EP, Emigrafe. Anche questo è un progetto molto interessante basato su sintetizzatori e batteria. Dal vivo realizzano uno show prevalentemente improvvisato e molto teatrale che prende ispirazione dal teatro giapponese: sono molto intensi.

Come gestite tutti i vostri progetti personali e la band?

Andiamo a periodi alterni, poi dipende da situazione a situazione. Per fare il disco, ad esempio, avevamo messo tutti delle cose in pausa per dedicarci al cento per cento solo a quello.

E ora cosa avete in programma?

Abbiamo ancora delle date a Roma e a Marina di Romea quest’estate, poi vedremo. Ora finiamo il tour e siamo concentrati su questo.

Pashmak su Spotify

Pashmak sui social: Facebook, Instagram

Giorgia

ROBERTA FINOCCHIARO – SOMETHING NEW | RECENSIONE ALBUM

Nel #NewMusicDistress di lunedì vi abbiamo presentato Roberta Finocchiaro e oggi siamo qui per parlare più nello specifico del suo ultimo progetto musicale dal titolo Something True.

L’album è composto da nove tracce che raccontano l’essere una giovane donna e l’ordine in cui sono presentate rende il disco scorrevole e piacevole all’ascolto. 

Il mood e il sound nel complesso ricordano una giovane Taylor Swift ai tempi di Fearless, con sonorità tranquille e dolci ma allo stesso tempo accattivanti e ritmate.

Delle nove tracce, otto sono in inglese e Roberta ha una pronuncia notevole, caratteristica per nulla scontata quando si parla di interpreti italiani che cantano in lingua straniera.

Analizzando il disco traccia per traccia notiamo come Roberta abbia voluto raccontarsi tramite le sue canzoni ed è stata molto brava a cantare di situazioni e sentimenti che arrivano in modo diretto all’ascoltatore, o in questo caso all’ascoltatrice.

La prima traccia si intitola Lies e parla del “cambiare pagina”, del lasciare al passato le cose negative e guardare al futuro. Invita a non dare spazio alle persone false nella propria vita e avere una visione positiva verso il futuro.

È seguita da Build My Heart, canzone scritta dopo un viaggio a Londra e dopo aver visto per la prima volta il concerto del suo musicista preferito, John Mayer. Roberta ci ha raccontato di aver dedicato questo pezzo alla sua produttrice Simona per ringraziarla del suo supporto, del suo affetto e per tutte le belle esperienze fatte insieme.

La terza traccia del disco si intitola Be Myself ed è stata la prima canzone scritta per questo album. È nata con la chitarra acustica e al pianoforte con il padre. Il messaggio del pezzo è di pensare più spesso a quello che abbiamo di buono nella nostra vita e non dare nulla per scontato, in particolare nei rapporti interpersonali.

Subito dopo troviamo Something True, brano che dà il titolo all’intero album. È un pezzo molto positivo che racchiude tutti i pensieri di Roberta nati prima di partire per Memphis.

A metà del disco è posizionata Leaf in a Hurricane, personalmente la mia preferita. Roberta ci ha raccontato che il pezzo è nato dopo un viaggio in Irlanda e che racchiude le sensazioni di una musicista che suona viaggiando: racconta le ansie, la distanza da casa ma anche la bellezza di sentirsi una foglia in un uragano, ritrovarsi in posti nuovi, innamorarsi, e condividere la propria musica con il resto del mondo.

La sesta traccia, Love Changing, parla di quando capisci che un amore si sta consumando: l’amore cambia, si trasforma e a volte svanisce. Roberta con questa canzone sostiene che bisognerebbe coltivare i sentimenti, non lasciarli andare.

Avvicinandoci verso la fine troviamo Paura, l’unico brano in italiano di tutto il disco. Paura parla dell’insicurezza, dell’ansia e del fatto che la cantante riesca a sentirsi al sicuro soltanto quando si trova con la musica. “Mi sento a casa quando sono sul palco con la mia chitarra”, dice.

La penultima canzone è When I’m Starting To Love You e racchiude tutte le domande e le risposte che nascono nel momento in cui capisci di amare una persona.

Something True si chiude con Honey Tree, una canzone molto personale. Con questo pezzo Roberta racconta di come abbia sempre trovato nella natura, come nella musica, un conforto: stare in mezzo a un bosco, guardare un tramonto, un cielo stellato, sono per lei un’ottima cura per l’anima quando ci sentiamo giù.

Non ci resta che lasciarvi all’ascolto di Something True su Spotify e fare a Roberta un grosso in bocca al lupo!

Giorgia

Greta: Intervista alla cantautrice italo-americana del momento

Greta è una giovane cantautrice romana di origini americane di cui vi abbiamo già parlato facendo la recensione del suo primo EP, Wonderful. Io e Alessia abbiamo avuto il piacere di intervistarla e curiosare un po’ nella sua vita da musicista, con un percorso musicale tra l’Italia, l’Inghilterra e gli Stati Uniti.

Buona lettura!

Greta-5_preview
Crediti foto: Morning Bell

– Come ti approcci alla scrittura e alla composizione delle tue canzoni?

G: Quando mi sento ispirata il più delle volte prendo la chitarra e nella mia camerata comincio a fare riff con la chitarra, molto casuali. Sono giri di accordi spontanei, poi comincio ad appoggiarci sopra una linea vocale ed infine nasce il testo; a volte subito, altre volte anche dopo mesi. Raramente compongo con il piano. Per il testo traggo ispirazione sia da esperienze personali sia da emozioni che mi portano ad inventare e immaginare storie sempre diverse. Tendo sempre a diversificare i contenuti e le emozioni che voglio trasmettere dalle mie canzoni e cerco sempre di metterci un po’ di mio.  

– Quanto c’è di Italia e di America nella tua musica?

G: Mia mamma, appunto, è italo-americana, ho sempre fatto avanti e indietro con gli States. Proprio per questo l’inglese è la mia seconda lingua, quella con cui scrivo le mie canzoni. Di “America” quindi c’e l’internazionalità delle mie canzoni, e la lingua ovviamente. Di “Italia” c’è la mia parte pìù europea e non nego che sto lavorando ad un progetto tutto Italiano!! 

– Stai lavorando a un vero e proprio disco?

G:  Per adesso mi sto concentrando sulla promozione e l’uscita dei singoli brani dell’EP “Wonderful” con i video musicali. Scrivo continuamente, di getto e sono molto produttiva. I pezzi per un disco non mi mancano, in questo momento però non ne sento l’esigenza. Mi piacerebbe molto in futuro, però, dar vita ad un progetto unico e completo come un album.

– Qual è la canzone che ti sta più a cuore nell’EP?

G: Domanda difficile, sono molto indecisa! La canzone che più sento dal punto di vista contenutistico è sicuramente “wonderful”, proprio per questo fa da titolo all’EP. Ma la traccia che in assoluto mi sta più a cuore tra le quattro è sicuramente “Devils”. Sento molto anche questa traccia, che descrive com’è sentirsi in una società sbagliata; una società di diavoli in questo caso, chiaramente ho enfatizzato molto. Non è sicuramente una canzone spensierata, né la più ‘potente’ dell’EP, ma l’ho scelta proprio per questa sua poca scontatezza, se così possiamo definirla.

– Come mai non hai deciso di cantare in italiano cercando di sfruttare questa ondata di successo del cosiddetto indie italiano?

G: Non sono mai stata abituata ad ascoltare musica italiana. Mio padre stesso cantava negli anni ’90 in italiano, ha fatto diversi dischi anche con il CPI. Mi ricordo però che da piccola a volte ascoltavamo artisti italiani come: Rino GaetanoFrancesco De GregoriFranco BattiatoFabrizio De Andrè. Ho avuto il piacere di aprire molte date del tour di Marina Rei e dei Tiromanicino l’estate scorsa. Girare l’Italia con loro stato è bellissimo. Fin ad ora non ho mai pensato a scrivere in italiano, e non ho voluto forzare la mano. Come ho detto prima però, sto lavorando da poco tempo a qualcosa in italiano e non vedo l’ora di poter condividere tutto!!

– Da quali artisti trai ispirazione?

G: Ogni giorno traggo ispirazione da artisti che ho sempre avuto nelle cuffiette fin da piccola, come: Joss StoneAretha FranklinNorah JonesJames BayAmy WinehouseSigur RosRadiohead. Ma anche artisti moderni ed emergenti come: Anne Marie, Dua Lipa, Jessie Reyez, Khalid, X AmbassadorsGeorge EzraKendrick Lamar. Cerco di ascoltare generi e artisti sempre diversi, per diversificare anche i mood delle mie canzoni ma anche solo per il piacere di scoprire musica nuova.

– Hai progetti per l’estate?

G: Per l’estate spero di suonare il più possibile!! Stare a contatto con il pubblico e con il palco, dà una carica e delle emozioni pazzesche. Amo realizzare sempre nuovi progetti, anche se a volte faccio fatica ad incastrare tutto con la scuola. Come ho detto prima per adesso stiamo seguendo il video di “Wonderful”, ma molto molto presto ci saranno novità in arrivo ed usciranno nuovi contenuti per l’estate che non vedo l’ora di condividere, ma ora non posso dire nulla. (Indizio: farà parte di questo EP).

Cover EP_preview
Crediti foto: Morning Bell

Noi personalmente non vediamo l’ora di scoprire quali novità ci riserverà Greta e voi? 😉

Serena e Alessia

#NewMusicDistress| Le nostre cinque canzoni preferite del momento

Avete presente quei momenti in cui non fate altro che ascoltare sempre le stesse canzoni? Beh, per noi questo è uno di quello e oggi vi proponiamo le nostre cinque in ripetizione su Spotify!

Buon ascolto 😉

IDGAF – Dua Lipa

AUDIOVIDEO_Dua_Lipa_-_IDGAF-2

Estratto dal suo primo album in studio, Dua Lipa, IDAG è il nuovo singolo della cantante e come tutti gli altri rilasciati precedentemente ti è entra in testa per rimanerci un bel po’.

La nostra ultima canzoneMotta

motta

Francesco Motta, noto come Motta, è un cantautore e polistrumentista italiano. Il suo ultimo album, che contiene anche La nostra ultima canzone, è uscito lo scorso 6 aprile ed è già uno dei più ascoltati su Indie Italia.

Bella come RomaViito

IMG_4812

Bella come Roma, uscito lo scorso gennaio, è il primo singolo  di Viito, band romana d’adozione composta da Vito e Giuseppe. Il brano è schizzato al primo posto della classifica Viral 50 di Spotify in pochissimo tempo!

Follow your fireKodaline 

kodaline-follow_your_fire_s

E’ il nuovo singolo dei Kodaline, un quartetto alternative rock di Dublino, e da quando l’ho sentito per la prima volta non ho mai smesso di ascoltarlo a ripetizione.

The ChainFleetwood Mac

https_images.genius.comd5fc6f85a25c616a2505c4b1fe5435b5.1000x1000x1

I Fleetwood Mac sono un gruppo musicale rock anglo – statunitense e The Chain è contenuta nell’album Rumours, uscito nel 1977.

Serena

 

Levante e il suo Caos In Teatro a Bologna | Recensione Concerto

levante 1

Ieri sera Claudia Lagona, in arte Levante, ha portato il suo Caos In Teatro Tour a Bologna, al teatro Il Celebrazioni.

Il teatro è senza ombra di dubbio il luogo più adatto ad una cantautrice come lei, in quanto le ha permesso di esprimere la sua arte a 360%. Le canzoni (tutte riarrangiate per l’occasione ed estratte dai tre album di Levante) accompagnate dalla scenografia, hanno contribuito a rendere lo spettacolo ben diverso da ciò che che avevamo visto lo scorso maggio all’Alcatraz di Milano. La cantante siciliana inizia ad esibirsi con un telone trasparente davanti al palco, sul quale vengono proiettate forme e colori che richiamano i contenuti dei brani e che rendono tutto più suggestivo e teatrale.

levante 2

Il concerto si apre con Caos (Preludio), per poi continuare con alcune delle hit che hanno segnato la discografia della cantante: Alfonso, Le lacrime non macchiano, Io ti maledico, Farfalle, Sbadiglio (uno dei nostri pezzi preferiti) e le più contemporanee Gesù Cristo Sono Io, Io Ero Io e Diamante.

Menzione speciale va fatta al momento più intimo di tutta la serata: Claudia scende dal palco e si dirige verso il pubblico per prendere una ragazza a caso a cui cantare Ciao Per Sempre.Durante l’encore del concerto il pubblico si scatena sulle note di Pezzo di me e un bis di Alfonso.

Possiamo concludere la nostra recensione dicendo che la scelta di portare uno spettacolo di questa portata in teatro è stata sicuramente la decisione più azzeccata per Levante, in quanto riflette al meglio la sua personalità artistica. Questo caos in teatro è il suo habitat naturale.

levante 3

Serena e Alessia

#NewMusicDistress | Novità (e non) tutte italiane

E già, questo #NewMusicDistress è tutto dedicato alla musica italiana che tanto ci piace e che non riusciamo proprio a smettere di ascoltare. Buona lettura e buon ascolto! 🙂

Fare mattina – Lo Stato Sociale

primati-lo-stato-sociale-cover-ts1518205518

Uno dei quattro brani inediti contenuti nel disco Primati, un best off, uscito lo scorso venerdì. Questa canzone si è già guadagnata un posto nella classifica delle nostre canzoni preferite di sempre.

Adesso – Diodato Roy Paci

Diodato-Roy-paci-Adesso

Decisamente una delle canzoni più belle di questo Festival di Sanremo 2018, che, purtroppo, non ha ricevuto il consenso che avrebbe davvero meritato. Sarebbe stato bello vederla sul podio o, almeno, appena sotto.

20143 Milano Navigli – Manfredi

38492122_800_800

Singolo d’esordio di Manfredi, all’anagrafe Antonio Guadagno, cantautore che ha tutte le carte in regola per schizzare all’alto della classifica Indie Italia di Spotify.

Colazione da Gattullo – I Miei Migliori Complimenti

37191958_800_800

Impossibile togliersela dalla testa già dal primo ascolto. Altra canzone che presto troverete su Indie Italia, vedrete. Anzi, sentirete.

Cara Italia – Ghali

https_images.genius.comb730d962f38f59554c0d34e7a1231e6a.960x960x1

Come al solito Ghali non ne sbaglia una! Con questa canzone creata per lo spot della Vodafone è riuscito ad entrare nella testa di grandi e piccini e a portare un messaggio positivo in questo momento che di positivo ha davvero ben poco.

Comunicare – Francesca Michielin

fm_1516377823

Brano estratto dall’ultimo album di Francesca, 2640. Con questo album si è davvero superata, un ottimo mix di brani pop con un tocco del tanto amato indie.

Quando ho incontrato teCosmo

COSMOTRONIC-COVER-RGB-14401_1515794763

Una delle tante perle contenute nel nuovo disco di Cosmo: Cosmotronic. Non vediamo l’ora di vederlo in concerto!

Le luci di RomaErmal Meta

non-abbiamo-armi-ermal-meta-cover-ts1518140270

Venerdì scorso è uscito il nuovo album di Ermal, Non abbiamo armi, e questa è una delle tante canzoni degne di nota presenti al suo interno.

Una vita in vacanzaLo Stato Sociale 

268x0w

Non potevamo ovviamente lasciare fuori la seconda classificata del Festival di Sanremo 2018. Il giusto mix di sound e parole, un perfetto esempio di cosa rappresenti Lo Stato Sociale. (Peccato non abbiano avuto il primo posto)

Non mi avete fatto nienteErmal Meta e Fabrizio Moro

fabrizio moro ermal meta-2

Le altre canzoni non erano in ordine di gradimento, ma ho voluto lasciare questa alla fine proprio perchè non mi ha colpito più di tanto e perchè penso che Ermal da solo avrebbe potuto fare di meglio. Ma parliamo della vincitrice del Festival, quindi a qualcuno sarà sicuramente arrivata ed è questo l’importante! 😉

Serena 

 

I Canova live all’Estragon di Bologna | Recensione Concerto

Se anche voi siete stati rapiti dall’indie italiano, saprete sicuramente di chi stiamo parlando. Se, invece, siete dei novellini alle prese con questa nuova ondata di musica, vi basta sapere che i Canova sono una band milanese e che il loro disco d’esordio, Avete ragione tutti, uscì nel 2016 sulla piattaforma di streaming musicale Spotify per poi approdare nei negozi di dischi a dicembre del 2017.

canova 1

Il 26 gennaio siamo state al loro concerto all’Estragon di Bologna, penultima data del loro Avete ragione club tour, con ospiti d’eccezione Lo Stato Sociale.

Matteo, Fabio, Federico e Gabriele salgono sul palco un po’ dopo le 22 e si esibiscono sulle note di Vita sociale, Expo, Brexit, Portovenere e Maradona, alternando cover come Mio fratello è figlio unico di Rino Gaetano e Chissà se stai dormendo di Jovanotti ad altre canzoni come Threesome, La felicità, Manzarek, Aziz e La festa. Il tutto accompagno anche da due nuovi inediti della band milanese: Santamaria e Groupie. 

stato canova

A metà dello show salgono sul palco i regaz de Lo Stato Sociale e infiammano l’Estragon insieme ai Canova con Amarsi Male, primo singolo del loro ultimo disco, Amore lavoro e altri miti da sfatare. 

canova 2

Nonostante i nuovi singoli non ci facciano impazzire particolarmente, vogliamo continuare a credere in loro e nel loro potenziale. I Canova hanno tutte le carte in regola per diventare una delle band italiane più seguite e non solamente dai patiti dell’indie nato nel nostro Paese, ma anche da tutti quelli che non si sono ancora addentrati in questo fantastico mondo. Che dire, non vediamo l’ora che tornino in tour e che ci facciano sentire altri pezzi nuovi! 😉

(P.s.: ringrazio la mia amica Chiara per avermi fornito le foto!)

Serena